Diritto

Iva, legittime le norme antielusive nazionali

Iva, legittime le norme antielusive nazionali
Gli Stati membri hanno la facoltà di introdurre norme che prevedano che l’Amministrazione tributaria, qualora sospetti che una società abbia compiuto operazioni costitutive di una pratica abusiva, sia obbligata ad applicare un procedimento amministrativo nazionale all’uopo introdotto

Non viola la direttiva IVA n. 2006/112/CE la legislazione introdotta da uno Stato UE – quale il Portogallo – che obblighi l’Amministrazione tributaria ad applicare previamente un procedimento amministrativo nazionale speciale quando la stessa Amministrazione sospetti l’esistenza di pratiche abusive in materia fiscale. Spetta all’ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro designare l’Amministrazione competente a combattere l’evasione dell’IVA e stabilire le modalità procedurali volte a garantire la tutela dei diritti spettanti ai singoli in forza del diritto UE, sempreché tali modalità non siano meno favorevoli di quelle riguardanti ricorsi analoghi di natura interna (principio di equivalenza), né rendano praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico dell’Unione (principio di effettività). Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea nella causa C-662/13.

In particolare, il caso trae origine da una controversia sorta tra una società e la Fazenda Pública (Amministrazione tributaria), a seguito del diniego di quest’ultima di rimborsare l’IVA assolta a monte dalla società, con la motivazione che tale società avrebbe abusato del suo diritto a detrazione.
Reputando che la cessione di un centro ospedale da essa costruito fosse un’operazione assoggettata a IVA, la società ha detratto dall’imposta dovuta all’Erario, a titolo di canoni percepiti dal cessionario, l’IVA afferente all’acquisto dei beni e dei servizi relativi alla costruzione e all’equipaggiamento del centro ospedaliero: in tal modo ha applicato, quale soggetto passivo misto, il metodo della destinazione reale di tutti i beni e servizi acquisiti.

La Fazenda Pública ha ritenuto che la società avrebbe abusato del diritto al rimborso dell’IVA e perciò le ha notificato un avviso di accertamento dell’IVA abusivamente detratta. Di contro, la società ha considerato l’avviso viziato d’illegittimità perché, da un lato, la Fazenda Pública, sospettando l’esistenza di una pratica abusiva, avrebbe dovuto obbligatoriamente applicare il procedimento speciale obbligatorio previsto dal diritto portoghese e, dall’altro, perché le pratiche controverse non erano affatto abusive.

Ma davvero sussiste tale obbligo in materia di IVA, considerato che il regime dell’IVA ha la sua fonte nel diritto UE? La Corte UE ha precisato che, nonostante la direttiva n. 2006/112 autorizzi gli Stati membri, ai sensi della giurisprudenza comunitaria, ad adottare le misure necessarie per assicurare l’esatta riscossione dell’IVA ed evitare le evasioni, essa non prevede alcuna disposizione che precisi concretamente il contenuto delle misure che gli Stati membri devono adottare a tal fine.
In mancanza di una disciplina dell’Unione in materia, l’attuazione della lotta all’evasione dell’IVA rientra nell’ordinamento giuridico interno degli Stati membri in virtù del principio della loro autonomia procedurale.
Spetta al giudice nazionale valutare la compatibilità dei provvedimenti nazionali con i principi di effettività ed equivalenza, alla luce di tutte le circostanze del procedimento principale, ma comunque la Corte ha fornito delle indicazioni utili:

  • per quanto attiene al principio di effettività, il giudice nazionale deve prendere in considerazione i principi che sono alla base del sistema giurisdizionale nazionale, quali la tutela dei diritti della difesa, il principio della certezza del diritto e il regolare svolgimento del procedimento;
  • per quanto attiene al principio di equivalenza, il rispetto di tale principio presuppone che la norma nazionale controversa si applichi indifferentemente ai ricorsi fondati sulla violazione del diritto dell’Unione e a quelli fondati sull’inosservanza del diritto interno con analoghi petitum e causa petendi.

Secondo la Corte UE, l’applicazione del procedimento nazionale previsto dalla legislazione portoghese non sembra di per sé contrastare con l’obiettivo della lotta alle evasioni, elusioni e altri abusi.

Corte di Giustizia Europea – Causa C-662/13

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