Fisco

IVA al 22% sulla vendita di acqua in bottiglia

IVA al 22% sulla vendita di acqua in bottiglia
L’aliquota IVA agevolata del 10% è applicabile ai soli corrispettivi dovuti in relazione ai servizi generali di erogazione idrica e non anche alle cessioni di acqua di sorgente o “da tavola”, che scontano pertanto l’aliquota ordinaria del 22%

L’aliquota IVA agevolata del 10% è applicabile ai soli corrispettivi dovuti in relazione ai servizi generali di erogazione idrica e non anche alle cessioni di acqua di sorgente o “da tavola”, che scontano pertanto l’aliquota ordinaria del 22%.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 11/E del 2014. Il documento di prassi risponde a un’istanza di interpello presentata da una società operante nel commercio di acqua minerale la quale dichiarava di aver esteso l’attività alla vendita di acqua destinata al consumo umano in bottiglia. La società istante domandava pertanto chiarimenti in merito all’aliquota IVA applicabile a tale prodotto, nel presupposto che – a livello normativo – esiste una distinzione tra acque minerali naturali, così definite ai sensi del D.Lgs. n. 176/2011, e acque destinate al consumo umano, disciplinate dal D.Lgs. n. 31/2001.

In via generale – si premette nella risoluzione – la tabella A, parte terza, allegata al D.P.R. n. 633/1972, al n. 81) prevede l’applicazione dell’aliquota agevolata del 10% per le cessioni di “acqua, acque minerali”.

L’art. 5, comma 3, D.L. n. 261/1990 ha tuttavia stabilito che nei confronti delle cessioni e importazioni di acque minerali trovi applicazione l’aliquota ordinaria del 22%.

In particolare si considerano “acque minerali naturali” quelle che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, sono dotate di caratteristiche igieniche particolari e di eventuali proprietà favorevoli alla salute. Le acque minerali naturali – osserva la risoluzione – si distinguono dalle ordinarie acque potabili in termini di purezza originaria e conservazione.

Le “acque di sorgente” sono invece quelle destinate al consumo umano, allo stato naturale e imbottigliate alla sorgente, che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una sorgente con una o più emergenze naturali o perforate. Tali caratteristiche devono essere valutate secondo criteri di carattere geologico, organolettico e microbiologico, stabiliti con D.Lgs. n. 31/2001.

Come sottolineato dall’Agenzia delle Dogane in un parere rilasciato il 12 settembre 2012, tra le suddette tipologie di acque esistono alcune differenze di carattere chimico.

Per l’acqua di sorgente, infatti, chiariscono le Dogane, sono tollerate, come avviene nel caso dell’acqua potabile, limitate contaminazioni di origine antropica assolutamente proibite in un’acqua minerale naturale.

Ciò premesso, la risoluzione chiarisce che l’aliquota agevolata del 10% è applicabile ai soli corrispettivi dovuti per l’erogazione di acqua ai titolari di contratti di fornitura sottoscritti con i Comuni o con le società autorizzate all’erogazione del servizio idrico. L’applicazione dell’aliquota ridotta, in tale circostanza, è giustificata dalla riduzione di costi a carico della collettività per l’ottenimento di un servizio primario, in conformità alla normativa comunitaria.

Tale trattamento agevolato non si può pertanto estendere alle cessioni di acqua di sorgente o da tavola, chimicamente simile all’acqua potabile, ma commercializzata come le acque minerali, per le quali, conseguentemente, trova applicazione l’aliquota ordinaria, attualmente al 22%.

Tuttavia, conclude la risoluzione, tenuto conto della dubbia interpretazione della norma e dell’assenza, fino ad oggi, di chiarimenti ufficiali in materia, si ritiene non debbano trovare applicazione sanzioni per il comportamento seguito finora nell’applicazione dell’IVA del 10%, in virtù dell’esimente prevista all’art. 6, D.Lgs. n. 472/1997.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *