Fisco

Italiani residenti all’estero: TASI e TARI ridotte a 1/3 anche per immobili di lusso

Italiani residenti all’estero: TASI e TARI ridotte a 1/3 anche per immobili di lusso
I cittadini italiani che vivono stabilmente all’estero, pensionati nei Paesi di residenza, che possiedono in Italia un immobile di lusso, potranno comunque beneficiare della riduzione della TASI e della TARI a un terzo

Potranno beneficiare della riduzione a 1/3 di TASI e TARI anche i cittadini italiani che vivono stabilmente all’estero, pensionati nei Paesi di residenza, che possiedono in Italia un immobile di lusso.
Le due condizioni che devono verificarsi contestualmente al fine di considerare un immobile quale abitazione principale sono:

  • l’utilizzo del fabbricato quale dimora abituale;
  • il “possessore” deve essere ivi residente.

Tali condizioni non possono (ovviamente) verificarsi per i cittadini che vivono stabilmente in altri Paesi. In tale ipotesi, in mancanza dell’intervento del legislatore, gli immobili posseduti da tali soggetti avrebbero dovuto pagare in ogni caso l’IMU.
Il D.L. n. 47/2014 è intervenuto sul punto e il nuovo testo dell’art. 13, comma 2, ottavo periodo del c.d. decreto Monti fornisce una nuova definizione di abitazione principale con una previsione ad hoc per gli italiani che vivono stabilmente in un altro Paese. La disposizione citata prevede che: “a partire dall’anno 2015 è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una e una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso”.
La presenza (contestuale) delle predette condizioni consente ai cittadini italiani che vivono stabilmente all’estero di non versare l’IMU. Infatti, trova applicazione il comma 2, secondo periodo, dell’art. 13 citato, in base al quale: “l’imposta municipale propria non si applica al possesso dell’abitazione principale e delle pertinenze della stessa (…)”.

Il legislatore non ha previsto alcuna distinzione. Conseguentemente l’esonero dall’obbligo di versamento riguarda anche i cittadini italiani residenti in altri Paesi che utilizzano l’immobile in Italia per periodi molto limitati o che non lo utilizzano affatto.
Un’eccezione si verifica, però, per gli immobili di lusso classificati nelle categorie catastali A1, A8 e A9. In questo caso, nonostante l’immobile possa continuare a considerarsi come abitazione principale, l’IMU deve essere versata sia pure in misura ridotta. L’art. 13, comma 7, dispone che l’aliquota è ridotta alla misura dello 0,4%, ma i Comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, la suddetta aliquota sino a 0,2 punti percentuali. In buona sostanza gli immobili di lusso posseduti dai cittadini Italiani, iscritti all’AIRE e pensionati nei Paesi di residenza sono soggetti all’IMU con l’applicazione di un’aliquota compresa tra il 2 ed il 6 per mille. E’ altresì possibile fruire della detrazione fissa pari a 200 euro rapportata al periodo dell’anno durante il quale l’immobile può considerarsi abitazione principale.
Sotto questo profilo, a parte le condizioni previste per i soggetti non residenti, non sussistono particolari dubbi circa l’applicazione della disposizione.

Il legislatore ha però previsto ulteriori benefici fiscali per gli italiani che vivono stabilmente all’estero.
In pratica si è tenuto conto dell’impossibilità di un utilizzo duraturo dell’immobile da parte di questi soggetti che vivono per la maggiore parte dei mesi all’estero. L’art. 9-bis del D.L. n. 47/2014 ha dunque previsto che: “sull’unità immobiliare di cui al comma 1, le imposte comunali TARI e TASI sono applicate, per ciascun anno, in misura ridotta di due terzi”.

Esempio:
Se la TASI calcolata secondo i criteri ordinari ammonta a 300 euro, l’importo che i cittadini italiani non residenti devono versare ammonta a 100 euro.

I dubbi riguardano la misura delle predette imposte laddove l’immobile posseduto abbia caratteristiche di lusso (categoria catastale A1, A8 e A9). In base ad un’interpretazione letterale della disposizione non sembra che le caratteristiche di lusso facciano scattare l’obbligo di versare la TASI e la TARI in misura piena. In altre parole gli italiani non residenti potranno continuare ad effettuare il versamento delle somme dovute in misura ridotta.
Infatti, l’art. 9-bis, comma 2, fa riferimento alle condizioni di cui al comma 1 laddove si prevede che l’immobile si considera quale abitazione principale per i cittadini italiani, iscritti all’AIRE, già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza se posseduta “a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso”. Non si fa menzione degli immobili di lusso, la cui disciplina è contenuta esclusivamente nell’art. 13 del D.L. n. 201/2011 laddove si prevede in questo caso l’obbligo di versare l’IMU, sia pure in misura ridotta.

Ne consegue che la contestuale presenza delle predette condizioni, indipendentemente dalla qualificazione di immobile di lusso attribuibile all’abitazione posseduta dai soggetti non residenti, consente di conservare in ogni caso il beneficio della riduzione della TASI e della TARI. Probabilmente il legislatore si è reso conto che a fronte di un utilizzo ridotto dell’immobile (i possessori vivono all’estero), la potenzialità alla produzione dei rifiuti è ridotta. Lo stesso dicasi per i servizi di cui possono effettivamente fruire i soggetti non residenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *