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Italiani in fuga: Hsbc svela i 10 migliori Paesi per vivere all’estero

Italiani in fuga: Hsbc svela i 10 migliori Paesi per vivere all’estero
Il programma “Expat explorer” della banca britannica indica le mete più adatte a costruirsi un futuro. Asia, Canada, Australia: ecco dove conviene cercar fortuna

Asia, Canada, Australia: ecco dove conviene cercar fortuna. Che l’Italia offra pochissime possibilità ai suoi giovani è cosa risaputa, che tanti di questi scelgano sempre più di andarsi a costruire un futuro professionale lontano dal Belpaese, purtroppo, anche. Londra e Berlino in particolare si stanno riempiendo di ragazzi usciti dalle università italiane e pronti a cercare là le opportunità che il loro Paese non è in grado di offrire (soprattutto nella City londinese, la zona delle banche e degli affari, la percentuale di impiegati di origine italiana è quasi decuplicata in pochi anni), ma anche fuori dall’Europa le attrattive aumentano sempre più: dalla Cina all’Australia, dal Canada agli Emirati Arabi, ecco la lista dei 10 paesi in cui conviene di più emigrare (perchè la “fuga di cervelli” si sta trasformando in una vera e propria emigrazione) redatta dal programma “Expat Exoplorer” della banca britannica Hsbc. Tenendo presente che l’Asia si staglia sempre più come la nuova frontiera.

Cina. Nonostante la burocrazia politica ed una qualità di vita non sempre invidiabile, in cima alla lista dei Paesi “Expat fiendly” c’è la Cina. Il dominio del gigante asiatico sta tutto nelle possibilità professionali, decisamente maggiori rispetto a qualsiasi concorrente europeo o nordamericano. Il 41% degli emigrati si ritiene “più soddisfatto” dell’ambiente lavorativo. Quasi tre intervistati su cinque evidenziano un rialzo di scatti di carriera, retribuzione ed eventuali benefit. Il 10% di emigranti qualificati guadagnano dai 250mila dollari in su all’anno. Pechino investe soprattutto sull’immigrazione ad alto tasso di competenze, intercettando talenti in fase di formazione e professionisti intralciati dallo stallo del ricambio generazionale.

Singapore. E’ storicamente il cuore finanziario del Sud Est Asiatico, e vede in netta crescita l’arrivo di neolaureati e professionisti da Australia, Africa, Europa e Stati Uniti. Ad attrarre qui le nuove generazioni sono i range retributivi e qualità dei servizi. Il 68% degli espatriati ha firmato un contratto a tempo determinato, almeno il 61% registra una crescita netta nello stipendio.

Hong Kong. Hong Kong sembra essere diventato il posto perfetto per metter su famiglia: sul 58% di under30 che volano nella ex colonia cinese per soggiorni di lungo periodo, sono in crescita le coppie con un figlio a carico e altri in arrivo. Sette genitori su dieci trovano la metropoli “più sicura” per i loro bambini delle città d’origine. E in più di un caso su due, la soddisfazione si allarga alla qualità dell’assistenza ai bambini (56%) e migliori servizi scolastici (52%).

Germania. Ovviamente per quanto riguarda l’Europa la parte del leone spetta alla Germania, dove un emigrato su due registra un reddito disponibile superiore a quello percepito nel paese d’origine. Ma Berlino spicca anche per le condizioni di vita che è in grado di offrire: la capitale teutonica è infatti stabile nella top 10 mondiale per una serie di criteri come sicurezza (2°), costi (9°), qualità dell’educazione e della didattica (6°), costi per asili e scuole primarie (3°), accesso a un sistema di formazione migliore (3°), benessere e salute (2°), migliore qualità di vita complessiva dei bambini (6°).

Isole Cayman. Se la qualità dei sistemi scolastici e sanitari è decisamente scadente, le Isole Cayman rappresentano un’attrattiva irresistibile per quanto concerne il fisco, tanto da essere da tempo riconosciute come un vero e proprio paradiso fiscale anche per chi esporta illegalmente capitali.

Australia. Ad attrarre sempre più giovani (anche e soprattutto europei) in Australia è evidentemente la qualità di vita. Molto positivi i feedback su salute dei bambini (70%) e fiducia nella crescita economica (52%). La stragrande maggioranza degli immigrati arriva da Regno Unito (42%), Nuova Zelanda (15%) e Stati Uniti (6%). I settori più quotati nel mercato del lavoro risultano essere sanità (11%), information technology (10%) ed educazione (9%).

Canada. E’ in assoluto il Paese in cui gli immigrati si sentono maggiormente coinvolti nella nuova realtà, tanto che sono ben il 90% coloro che sostengono di aver intrecciato un “forte legame” con il Paese che li ha accolti quando la media nel resto del mondo è del 66%. Particolarmente convenienti, per prezzi e qualità, affitti ed acquisti delle case. Tra i settori più diffusi tra gli international banche, assicurazioni e servizi finanziari (14%), Information Technology e Internet (11%) e sanità (9%).

Russia. E’ decisamente la maggior sorpresa dell’inchiesta di Hsbc. Gli intervistati si sono espressi favorevolmente sull’accesso a un “miglior sistema educativo” (addirittura 1°) e reddito disponibile (4°). Buoni anche i riscontri su integrazione e sicurezza nella crescita dei bambini.

Belgio. Confinato negli ultimissimi posti delle classifiche per quanto concerne clima, ospitalità e attrattive delle sue città, il Belgio ripaga chi ha scelto di andarci a vivere con “salute e benessere per i bambini”, considerati primi su scala mondiale. Bene anche l’apprendimento di una o più nuove lingue (1°), l’accesso a un sistema educativo più efficiente (3°) e il servizio sanitario (4°).

Emirati Arabi Uniti. La “calamita” è evidentemente rappresentata dai lauti stipendi elargiti dalle tante multinazionali presenti nel Golfo. Lo ribadisce la percentuale di “progressi nella retribuzione”: il 70%. Il 58% degli intervistati si dichiara (anche) soddisfatto dalle misure fiscali, più del 60% ha scelto i paesi emirati in cerca di una collocazione lavorativa più redditizia.

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