Fisco

Italia sempre sul podio per il sommerso: il nero vale 333 miliardi, il 21% del Pil

Secondo una ricerca diffusa da Visa, il
Secondo una ricerca diffusa da Visa, il “nero” nella Penisola nel 2013 ha un valore stimato a 333 miliardi di euro, pari al 21% del Pil.
Per Steve Perry, commercial director di Visa Europa, “in tempi di recessione, #disoccupazione in aumento, capacità d’acquisto ridotta e timori sul futuro, si corre il rischio che molti più individui siano più inclini ad attività sommerse”.

Italia ancora al top in Europa nella poco invidiabile classifica sul peso dell’economia sommersa. Secondo una ricerca diffusa da Visa, il “nero” nella Penisola nel 2013 ha un valore stimato a 333 miliardi di euro, pari al 21% del Pil. C’é un lieve arretramento dai 338 miliardi del 2012 (21,6% del Pil), ma l’Italia figura comunque al terzo posto nel Vecchio Continente dopo Turchia (27% del Pil) e Grecia (24%), se si esclude la parte orientale dell’Europa, dove si arriva al 31% della Bulgaria e al 28% di Croazia, Lituania ed Estonia. La Francia si ferma invece al 10% e la Germania al 13%. Svezia e Norvegia sono al 14% e il Belgio al 16%. I Paesi più virtuosi sono la Svizzera (7%) e l’Austria (8%) e il Regno Unito (10%).

Lo studio stima che nel 2013 l’economia sommersa in Europa raggiungerà il valore di 2.100 miliardi di euro, corrispondenti al 18,5% dell’attività economica europea, in leggero calo rispetto al 2012 quando ammontava al 19% del Pil (2.175 miliardi). Sebbene emerga un rallentamento del fenomeno in termini di volumi, il rapporto del circuito di carte di credito evidenzia che il sommerso è ancora fortemente legato all’utilizzo dei contanti in tutta Europa ed è generato in particolare dal lavoro nero (per due terzi) e dal non-dichiarato (per il restante terzo). Se da un lato la crisi economica europea ha spinto con forza molti Governi ad adottare misure contro l’economia sommersa per consolidare le finanze e far partire la ripresa, dall’altro – nota Steve Perry, commercial director di Visa Europa, “in tempi di recessione, #disoccupazione in aumento, capacità d’acquisto ridotta e timori sul futuro, si corre il rischio che molti più individui siano più inclini ad attività sommerse“.

Visa ovviamente sottolinea che esiste una chiara correlazione tra la dimensione dell’economia sommersa e il numero di pagamenti elettronici che vengono effettuati. Per esempio nei paesi dove i pagamenti elettronici sono largamente utilizzati, come il Regno Unito, la dimensione dell’economia sommersa è significativamente ridotta rispetto a Paesi come la Bulgaria dove non lo sono. Tra le annotazioni del rapporto anche il contesto di insoddisfazione che “facilita” il ricorso al sommerso. Delusi dalla politica e dalla crescente distanza tra cittadini e Governi, quindi lasciati da soli a far fronte alla crisi, per molti europei il passo verso il sommerso è diventato più breve ed eventualmente con meno rimorsi che in passato.

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