Diritto

L’iscrizione a ruolo non è accertamento e non va motivata

L'iscrizione a ruolo non è accertamento e non va motivata
L’iscrizione a ruolo non è atto d’accertamento e pertanto esso non richiede una motivazione analoga a quella prevista per l’avviso d’accertamento

L’iscrizione a ruolo non è atto d’accertamento e pertanto esso non richiede una motivazione analoga a quella prevista per l’avviso d’accertamento (articolo 42 del Dpr n. 600/1 973). L’iscrizione è atto della riscossione che si forma sulla base dei contenuti degli atti della procedura di accertamento: dichiarazione, avviso, sentenza del giudice tributario.
In assenza o in difformità dall’atto di accertamento l’iscrizione a ruolo è illegittima.

Se si vuole parlare di motivazione il termine, riferito all’iscrizione, è del tutto improprio, perché non attiene alla fondatezza del debito ma alla legittima formazione dell’atto della riscossione, che è un’attività automatica, da ogni punto di vista.
Tali principi si impongono soprattutto con riguardo alla iscrizione a ruolo sulla base della dichiarazione. Se questa è stata presentata l’iscrizione è nulla nella parte in cui non riproduce esattamente i dati della dichiarazione relativi alla quantificazione dell’imposta.
Se la dichiarazione dovuta non viene presentata l’iscrizione è nulla, motivata o non motivata che sia.

Queste precisazioni si impongono rispetto alla frettolosa ordinanza della Corte di Cassazione n. 20211/2013 che ha confermato la nullità di una iscrizione a ruolo dichiarata dal giudice di merito «per difetto di motivazione di una pretesa fiscale».
Le cause di diritto tributario davanti alla Corte di Cassazione sono moltissime e quella citata è stata decisa in camera di consiglio.
La modalità della decisione spiega la evidente frettolosità della decisione che è condivisibile nel merito ma che va segnalata per l’impropria adozione di un termine e di un concetto fondamentale come quello della motivazione.

L’uso univoco delle categorie giuridiche è esigenza propria del diritto: ogni termine deve indicare un concetto solo.
Oggi, invece, siamo in piena crisi del diritto, della dottrina e della giurisprudenza, ma tale circostanza non può autorizzare la Cassazione ad adottare il termine motivazione come “spiegazione” in senso generico.
Anche perché può creare l’equivoco, sul piano pratico, che una iscrizione a ruolo motivata possa essere atto idoneo a definire l’accertamento.
L’iscrizione a ruolo è atto della riscossione, inidoneo a definire l’imponibile, anche se motivato come un atto d’accertamento.
Senza l’atto presupposto della procedura d’accertamento l’iscrizione a ruolo è radicalmente illegittima, motivata o non motivata che sia.

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