Diritto

Iscrizione a ruolo di contributi Inps illegittima: il giudice deve comunque esaminare la domanda

Iscrizione a ruolo di contributi Inps illegittima: il giudice deve comunque esaminare la domanda
Se il giudice ritiene illegittima l’iscrizione a ruolo dei contributi INPS, non può limitarsi a dichiararla tale ma deve esaminare comunque la domanda

In tema di riscossione di contributi e premi assicurativi, il giudice dell’opposizione alla cartella esattoriale, che ritenga illegittima l’iscrizione a ruolo, non può limitarsi a dichiarare tale illegittimità, ma deve esaminare la fondatezza della domanda di pagamento dell’Istituto previdenziale, valendo gli stessi principi che governano l’opposizione a decreto ingiuntivo. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10218 del 19 maggio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Roma, riformando la decisione del giudice di primo grado, ha dichiarato l’illegittimità di una cartella esattoriale notificata all’Unione Sindacale Regionale CISL di Roma e del Lazio, avente ad oggetto l’importo di € 24.665,36 a titolo di sanzioni per il ritardato pagamento di contributi Inps afferenti il mese di settembre 2002.
In particolare, la Corte territoriale ha ritenuto in primo luogo che la proposta opposizione fosse tempestiva in quanto proposta nel termine di 40 giorni, considerato che la contestazione avente ad oggetto la mancata specificazione del tasso percentuale applicato al fine di calcolare le somme aggiuntive richieste non atteneva ad un vizio formale della cartella, ma al merito del diritto controverso.
In secondo luogo ha ritenuto che l’Inps non avesse assolto l’onere di allegare e provare i presupposti del credito, considerato che la cartella esattoriale non chiariva il motivo di applicazione del regime sanzionatorio previsto alla legge n. 662/1996, né indicava il tasso applicato e la sorte capitale, elementi necessari al fine di individuare la materia del contendere e consentire alla controparte l’esercizio effettivo del diritto di difesa.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Inps, in particolare sostenendo – per quanto qui di interesse – che la Corte d’Appello avrebbe errato nell’addebitare all’Istituto di non avere specificato e dimostrato il regime sanzionatorio applicato, senza considerare che esso poteva essere determinato sulla base di un calcolo matematico e che l’importo richiesto sarebbe stato maggiormente oneroso per il datore di lavoro rispetto a quello richiesto ed indicato in cartella.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Inps. Sul punto, osservano gli Ermellini che l’avere ritenuto errato il richiamo effettuato dall’Inps alla disciplina sanzionatoria non esonerava la Corte dall’esaminare la fondatezza o meno della pretesa azionata, considerato che secondo l’orientamento della giurisprudenza della Suprema Corte, in tema di riscossione di contributi e premi assicurativi, il giudice dell’opposizione alla cartella esattoriale, che ritenga illegittima l’iscrizione a ruolo, non può limitarsi a dichiarare tale illegittimità, ma deve esaminare la fondatezza della domanda di pagamento dell’Istituto previdenziale, valendo gli stessi principi che governano l’opposizione a decreto ingiuntivo.
L’obbligo del datore di lavoro di pagare all’Inps una somma aggiuntiva in caso di omesso o ritardato pagamento dei contributi assicurativi costituisce peraltro una conseguenza automatica dell’inadempimento o del ritardato pagamento dei contributi e trova in essi la sua fonte.
Derivando la quantificazione delle sanzioni direttamente dalla legge – concludono gli Ermellini -, la Corte avrebbe potuto e dovuto procedere al riscontro di correttezza degli importi richiesti, derivanti da meri calcoli matematici.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso dell’Inps.

In tema di riscossione di contributi e premi assicurativi, il giudice dell’opposizione alla cartella esattoriale, che ritenga illegittima l’iscrizione a ruolo, non può limitarsi a dichiarare tale illegittimità, ma deve esaminare la fondatezza della domanda di pagamento dell’Istituto previdenziale, valendo gli stessi principi che governano l’opposizione a decreto ingiuntivo.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 10218/2015
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