Diritto

Irreperibilità, la notifica va motivata

Irreperibilità, la notifica va motivata
Il richiamo alle sole dichiarazioni del portiere di uno stabile senza alcun riscontro non possono legittimare la notifica per irreperibilità

Non bastano le dichiarazioni del portiere di uno stabile rilasciate al messo notificatore, senza che sia stato effettuato alcun riscontro, per accertare che una società sia assolutamente irreperibile e per ritenere valida la notifica di una cartella esattoriale o di qualsiasi altro atto tributario. La notificazione per irreperibilità assoluta rappresenta una forma residuale alla quale può legittimamente ricorrersi solo nel caso in cui non siano esperibili le altre e diverse modalità previste dalla legge. È infatti necessario fare tutte le ricerche prima di dichiarare l’irreperibilità assoluta del contribuente. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Roma, sezione XXII, con la sentenza n. 7522 dell’11 dicembre 2014.

Per i giudici capitolini, «il richiamo alle sole dichiarazioni del portiere senza alcun riscontro non possono legittimare la notifica per irreperibilità, stante che, come documentalmente provato, né la società né il suo amministratore si erano trasferiti dalla sede indicata». Per la Commissione Regionale, la notificazione per irreperibilità assoluta è da considerare una forma residuale «alla quale può legittimamente ricorrersi qualora non siano esperibili le altre e diverse modalità previste, ovvero la notificazione al legale rappresentante, qualora nell’atto sia indicato, oppure applicando il disposto di cui all’art. 140 c.p.c.». Peraltro, si legge nella sentenza, basterebbe una semplice visura alla camera di commercio o all’anagrafe tributaria, «che rappresentano le più elementari ricerche alle quali dovrebbe attenersi il messo notificatore», per accertare la sede effettiva dove notificare gli atti.

In materia di notifiche degli atti fiscali l’articolo 60 del D.P.R. n. 600/1973 stabilisce che la notifica debba essere eseguita, anche dai messi comunali, nel luogo di domicilio fiscale del destinatario, salva l’ipotesi di elezione di domicilio. In questo caso, l’elezione deve risultare da un atto comunicato all’ufficio tributario. L’elezione di domicilio ha effetto dal trentesimo giorno successivo a quello della data di ricevimento delle comunicazioni da parte dell’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate e, secondo la Cassazione (sentenza n. 6114/2011), prevale sul domicilio fiscale. Queste regole si applicano anche per la notifica degli atti di accertamento e riscossione emanati dagli enti locali.

In caso di assenza del destinatario e di rifiuto, mancanza, assenza o inidoneità delle persone abilitate a ricevere la copia dell’atto, non è necessaria la spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento, come disposto dall’art. 140 del codice di procedura civile. I contribuenti irreperibili, quindi, possono essere penalizzati dal Fisco che è legittimato a non informarli a mezzo raccomandata dell’avvenuta notifica di un atto di accertamento. Se il contribuente è irreperibile la notifica dell’accertamento tributario è ritualmente eseguita solo con l’affissione dell’avviso nell’albo comunale. Anche se in passato la Cassazione ha ritenuto che fosse necessaria la raccomandata per informare il destinatario sulle modalità di notifica e di deposito dell’atto notificato. Con la sentenza n. 11105 del 21 agosto 2001 ha infatti dichiarato nulla la notifica degli atti tributari, in mancanza dell’invio della raccomandata al soggetto interessato, nelle ipotesi di mancato recapito per temporanea assenza del destinatario stesso o di rifiuto da parte delle persone abilitate a ricevere il piego o a firmare il registro di consegna.

In effetti, secondo l’art. 60 la notifica degli atti fiscali è valida con l’affissione dell’avviso di deposito dell’atto nell’albo comunale e si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo. Al riguardo, il Consiglio di Stato (sentenza n. 2881 del 12 maggio 2011) ha stabilito che la notifica delle cartelle e di tutti gli atti tributari anche in caso di momentanea assenza del contribuente si perfeziona con la consegna al soggetto che è abilitato a riceverli per conto del destinatario e non con la ricezione della raccomandata. Dunque, i termini per impugnare l’atto decorrono dalla consegna. Per i giudici di Palazzo Spada, non è richiesta la spedizione della raccomandata, come elemento costitutivo della fattispecie notificatoria, in quanto la norma di legge non solo non contiene alcun riferimento al ricevimento della raccomandata ma neppure pone prescrizioni acceleratorie di questo adempimento.

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