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Irpef, ecco il testo del decreto: confermato il bonus da 80 euro

Irpef, ecco il testo del decreto: confermato il bonus da 80 euro
Tagli per 240 milioni di euro, invece dei precedenti 200, che andranno divisi fra i Ministeri e, adesso, anche la Presidenza del Consiglio, precedentemente esclusa. Bonus di 80 al mese fino a dicembre, per tutti i contribuenti con reddito fino a 24.000 euro (esclusi gli incapienti con reddito lordo annuo sotto gli 8mila euro). Istituzione di un fondo per rendere strutturale la riduzione del cuneo fiscale, con una dotazione di 2,7 miliardi nel 2015 e di 4,7 miliardi nel 2015. Obiettivo di 15 miliardi da recuperare l’anno prossimo, «2 miliardi in più» di quanto incassato nel 2013

Il decreto Irpef è oramai cosa fatta. Ancora poche ore troverà posto in Gazzetta Ufficiale. Scatta così il bonus di 80 euro al mese per i lavoratori dipendenti con redditi tra gli 8 e i 24 mila euro. Ma dal primo maggio saranno operative anche le maggiori tasse sulle rendite finanziarie, conti correnti bancari e depositi postali compresi, che daranno risorse per la riduzione dell’Irap. Salgono invece a 240 milioni – con un apporto anche della Presidenza del Consiglio – i risparmi per i ministeri, che peseranno soprattutto su Difesa.

Il decreto Irpef trova così la sua versione definitiva. E contiene anche qualche sorpresa. I tagli previsti avranno effetti anche nei prossimi anni, così che una piccola dote per il calo delle tasse dei dipendenti viene già appostata in una sorta di fondo-portafoglio. Vale 13 miliardi nel quadriennio 2015-18, ma già dal 2015 potrà contare sui primi 2,7 miliardi. In pratica il calo delle tasse per i dipendenti non parte da zero, ma ha già un 25% delle coperture necessarie.

Il governo – proprio mentre il premier Matteo Renzi promette interventi pro pensionati e partite Iva – punta a rendere strutturale l’intervento sui lavoratori dipendenti. Lo scrive nero su bianco anche nell’articolo 1 del decreto, impegnandosi a finanziarlo con la Legge di Stabilità. Lo sconto cambierà però faccia: l’ipotesi è di una riduzione contributiva, con analogo effetto in busta paga. Padoan, proprio delineando un intervento strutturale, scommette su una crescita che quest’anno potrebbe essere anche superiore al +0,8% previsto dal Def.

Il bonus di 80 euro – dice a Madrid dove ha incontrato il suo collega spagnolo per mettere a punto l’agenda del semestre italiano – «avrà ripercussioni positive sul Pil in quanto le famiglie potranno spendere di più e le imprese saranno stimolate a investire e, di conseguenza, a creare maggiore lavoro». E la crescita, insieme al credito per le Pmi e alla tassa sulle transazioni finanziarie sono tra le priorità dell’impegno italiano in Europa.

Ecco alcune delle misure.

Il Bonus 2014. Riguarda i soli lavoratori dipendenti e sarà di 640 euro, 80 al mese fino a dicembre, per i contribuenti con reddito fino a 24.000 euro. Esclusi gli incapienti (chi non paga Irpef perché le detrazioni superano il dovuto) e i redditi sopra i 26.000 euro. Il bonus, invece, tra 24.000 a 26.000 euro decresce fino a zero. Arriverà nella busta paga di maggio. Vale nel complesso 6,6 mld ma 830 milioni arrivano nel 2015.

Al 26% tassa rendite e conti correnti
. Scatta dal primo luglio l’aumento dal 20% al 26% dell’aliquota sulle rendite finanziarie che interesserà anche i dividendi staccati successivamente, le plusvalenze di azioni e fondi, nonchè interessi su conti correnti e depositi postali. L’aumento non tocca i titoli di Stato, come Bot e Btp.

Irap: quest’anno taglio a metà. Non vale poco: 3,7 miliardi in due anni. L’aliquota principale dell’Irap passerà dal 3,9% al 3,5% nel 2015 mentre per quest’anno è previsto un taglio a metà, un’aliquota intermedia del 3,75%. Calano anche le altre aliquote previste per banche e agricoltura: dal 4,2 al 3,8% del 2015, dal 5,9 al 5,3%, dall’1,9 all’1,7%. Anche per loro taglio dimezzato quest’anno.

Tagli a ministeri anche a palazzo Chigi. I tagli ai ministeri salgono da 200 a 240 milioni, con la partecipazione anche della presidenza del Consiglio. I «risparmi» per gli acquisti di beni e servizi arriveranno soprattutto dalla difesa: 75,3 milioni già quest’anno che saliranno a 112,8 milioni nel 2015. Salvaguardate le scuole.

Tassa banche a giugno, formula anti ricorsi. L’imposta sulla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia in mano agli istituti di credito, aumentata al 26%, si pagherà a giugno, con il saldo delle tasse sui redditi 2013. La norma è costruita per evitare ricorsi, facendo riferimento al periodo d’imposta in corso all’entrata in vigore del decreto.

Tetto dirigenti a Rai. Viene confermato a 240.000 euro il tetto per i dirigenti (vale 40 milioni) e i manager pubblici. Prevista sforbiciata delle società di gestione dei servizi degli enti locali e una riorganizzazione dei centri di acquisto pubblici. Dalla Rai un contributo di 150 milioni, con cessione di società o riorganizzazione delle sedi.

Lotta all’evasione, 15 mld nel 2015. Il governo punta a incassare 15 miliardi dalla lotta all’evasione nel 2015, 2 miliardi più del previsto. A termine del Cdm le slide del governo ipotizzavano 3 miliardi di incassi.

Pagamenti Pubblica Amministrazione. Un intero capitolo del decreto è dedicato ai pagamenti della Pa, con nuove risorse e modalità finalizzate all’estinzione dei debiti. Previste norme per i debiti fuori bilancio, per anticipare liquidità dei comuni in dissesto, per garantire il rispetto dei tempi nel settore sanitario. Arrivano norme di semplificazione per la cessione dei crediti. Si guarda anche al futuro, per evitare ulteriore ritardi, con attenzione ai tempi e nuove regole per la tenuta del registro fatture.

Tetto a uso consulenti e co.co.co. Arriva un argine all’uso di consulenti e collaboratori. Nel 2014 le amministrazioni pubbliche – tranne università e sanità – non potranno dare incarichi di consulenza quando il costo supera la spesa del proprio personale. Il tetto è al 4,2% per gli enti con spesa massima di 5 milioni di euro e all’1,4% per quelli che superano i 5 milioni. Limite previsto anche per i co.co.co: al 4,5% per le Pa entro 5 milioni di spesa e all’1,1% oltre i 5 milioni.

Taglio 5% contratti. Si potranno ridurre del 5% gli importi dei contratti per beni e servizi. I contratti possono essere rinegoziati in funzione della riduzione ed è fatta salva la possibilità di recedere entro 30 giorni senza penali. Le amministrazioni potranno stipulare nuovi contratti usando le convenzioni-quadro della Consip S.p.A.

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