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IRAP professionisti ed autonoma organizzazione: a breve un intervento normativo

IRAP professionisti ed autonoma organizzazione: a breve un intervento normativo
Il problema dell’esistenza o meno di un’autonoma organizzazione per il pagamento dell’IRAP sarà risolto dal Governo in esecuzione della delega fiscale. L’impegno è stato confermato e rafforzato dal Ministero dell’Economia in un question time alla Commissione Finanze della Camera.

Con l’interrogazione n. 5-05000 del 12 marzo 2015, sono stati chiesti chiarimenti circa la questione concernente l’esclusione del presupposto impositivo dell’IRAP nei riguardi dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale, operanti presso gli ambulatori sanitari della ASL, che si avvalgono di collaboratori di studio al fine di agevolare l’accesso ai servizi medici di base da parte dell’utenza.

Sulla questione dell’IRAP per i professionisti, tuttavia la Corte di Cassazione non è pervenuta a conclusioni univoche.

Infatti, con le sentenze delle Sezioni Unite n. 12108 del 2009 e n. 8556 del 2011, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la presenza dell’autonoma organizzazione qualora il contribuente che esercita un’attività di lavoro autonomo si avvalga, in modo non occasionale, di lavoro altrui, riconoscendo la sussistenza dell’autonoma organizzazione, e quindi la riconducibilità delle attività professionali nell’ambito applicativo dell’IRAP, ogniqualvolta ci fosse la presenza di personale, anche part-time, con mansioni di segretariato o persino con funzioni meramente accessorie.

Con le pronunce n. 22020 e 22022 del 2013 (e, da ultimo, con la sentenza n. 958/2014), la Corte di Cassazione ha affermato che la circostanza secondo cui un medico si avvalga del lavoro di un dipendente part-time non implica l’obbligo di assoggettamento ad IRAP, essendo la presenza di un solo dipendente part-time addetto allo studio non sufficiente, di per sé, a concretizzare il presupposto di autonoma organizzazione, posto che la presenza di detto dipendente con funzioni accessorie non accresce la capacità produttiva del professionista ma costituisce semplicemente una comodità per quest’ultimo.

Nella pronuncia n. 22020/2013 la Corte di Cassazione ha chiarito che il requisito della “autonoma organizzazione” deve costituire un qualcosa di ulteriore e diverso rispetto a quella razionale auto-organizzazione che necessariamente accompagna qualunque attività professionale svolta abitualmente, deve essere un “quid pluris” che giustifichi l’imposizione ai “lavoratori autonomi organizzati” di un onere fiscale che non colpisce invece i lavoratori subordinati (e che coinvolge tutto il loro reddito professionale e non solo la quota parte ricollegabile alla autonoma organizzazione).

Anche l’orientamento delle Commissioni Tributarie non è costante.

Dalla disamina delle più recenti sentenze concernenti la questione, è emerso che l’elemento dirimente è rappresentato dall’accertamento, nelle singole fattispecie, di elementi di fatto che provino la presenza o meno di un’autonoma organizzazione nell’ambito dell’attività del medico di medicina generale convenzionato col SSN, quali ad esempio l’impiego di beni strumentali o di lavoro altrui in misura eccedente a quanto necessario per l’esercizio dell’attività professionale del medico di base.

Tuttavia, chiarisce il Sottosegretario all’Economia nella risposta all’interrogazione n. 5-05000, l’individuazione di specifici ulteriori parametri qualitativi e quantitativi per definire la sussistenza di un’autonoma organizzazione può avvenire solo con un eventuale intervento normativo e non in via amministrativa.

Lo conferma anche la previsione della legge delega n. 23/2014 (art. 11, comma 2), in base alla quale “nell’ambito dell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo, chiarisce la definizione di autonoma organizzazione, anche mediante la definizione di criteri oggettivi, adeguandola ai più consolidati principi desumibili dalla fonte giurisprudenziale, ai fini della non assoggettabilità dei professionisti, degli artisti e dei piccoli imprenditori all’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP)”.

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