Diritto

Ipoteca o sequestro conservativo: il fumus boni iuris e il periculum in mora

Ipoteca o sequestro conservativo: il fumus boni iuris e il periculum in mora
La concessione dell’ipoteca fiscale o del sequestro conservativo è ammissibile solo se ricorrano congiuntamente i presupposti del fumus boni iuris, ossia l’attendibilità o sostenibilità della pretesa tributaria e del periculum in mora, ossia il fondato timore, da parte dell’Ufficio, di perdere la garanzia del proprio credito. Di conseguenza, la valutazione deve riguardare profili di pari dignità e la mancanza di uno solo di tali requisiti impedisce di ottenere la cautela richiesta

La concessione dell’ipoteca fiscale o del sequestro conservativo è ammissibile solo se ricorrano congiuntamente i presupposti del fumus boni iuris, ossia l’attendibilità o sostenibilità della pretesa tributaria e del periculum in mora, ossia il fondato timore, da parte dell’Ufficio, di perdere la garanzia del proprio credito. Di conseguenza, la valutazione deve riguardare profili di pari dignità e la mancanza di uno solo di tali requisiti impedisce di ottenere la cautela richiesta. Lo ha stabilito la Commissione tributaria provinciale di Lecce con la sentenza n. 1080/01/15 del 31 marzo 2015.

IL FATTO
All’esito delle risultanze di un Pvc redatto dalla Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate notificava ad una società un avviso di accertamento, rideterminando un maggiore reddito di impresa, pari ad euro 741.368,39 (in ragione dei rilievi contestati, segnatamente: costi non inerenti, non documentati e non di competenza; utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti) e, al socio di maggioranza di detta società, un avviso di accertamento relativo alla intervenuta distribuzione, in proporzione della quota societaria, dei maggiori utili extracontabili accertati.

In data successiva, l’Agenzia delle Entrate chiedeva al Presidente della Commissione Tributaria Provinciale l’autorizzazione a procedere ad iscrizione ipotecaria sui beni immobili di proprietà del contribuente, quali individuati sino alla concorrenza della somma complessiva di euro 763.953,28 pari al doppio del credito vantato.

A tale istanza il ricorrente si opponeva evidenziando:

  • in via preliminare, l’inammissibilità della stessa per difetto di motivazione;
  • in subordine, chiedeva il rigetto della richiesta per mancanza dei presupposti previsti dalla legge, ovvero del fumus boni iuris e del periculum in mora.

Come noto, le misure cautelari a favore dell’Amministrazione Finanziaria, disciplinate dall’art. 22 del D.Lgs. n. 472/1997, costituiscono una forma di garanzia del credito tributario che l’ente impositore può richiedere in presenza di determinate circostanze e che vengono concesse al termine di un sommario procedimento giurisdizionale.

LA DECISIONE DELLA CTP DI LECCE
La Ctp ha rigettato l’istanza avanzata dall’Agenzia delle Entrate per inesistenza dei presupposti giustificativi della stessa. Con riferimento ai presupposti per la richiesta di adozione delle suddette misure, va rilevato che la norma di cui all’art. 22, comma 1, del D.Lgs. n. 472/1997 testualmente dispone: “In base all’atto di contestazione, al provvedimento di irrogazione della sanzione o al processo verbale di constatazione e dopo la loro notifica, l’ufficio o l’ente, quando ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può chiedere, con istanza motivata, al presidente della commissione tributaria provinciale l’iscrizione di ipoteca sui beni del trasgressore e dei soggetti obbligati in solido e l’autorizzazione a procedere, a mezzo di ufficiale giudiziario, al sequestro conservativo dei loro beni, compresa l’azienda.
A tal fine l’Agenzia delle entrate si avvale anche del potere di cui agli articoli 32, primo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e 51, secondo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni”.

Ebbene, la disposizione sopra citata non richiama esplicitamente i requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora, ma dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che la concessione dell’ipoteca fiscale o del sequestro conservativo sia ammissibile solo se ricorrano contestualmente i seguenti presupposti:

  • il fumus boni iuris, ossia l’attendibilità o sostenibilità della pretesa tributaria;
  • il periculum in mora, ossia il fondato timore, da parte dell’Ufficio, di perdere la garanzia del proprio credito.

Di conseguenza, la valutazione del fumus boni iuris e del periculum in mora deve essere effettuata congiuntamente e deve riguardare profili di pari dignità e la mancanza di uno solo di tali requisiti impedisce di ottenere la cautela richiesta.
Ai giudici tributari, quindi, spetta il compito di analizzare la sussistenza di tali presupposti e, qualora venga constatata la mancanza anche di uno solo di essi, l’istanza dovrà essere rigettata, non essendo, peraltro, necessario analizzare la fondatezza delle contestazioni, ovvero la sussistenza del fumus boni iuris.

Ebbene, nel caso di specie, la Commissione tributaria provinciale di Lecce ha rilevato che l’Amministrazione finanziaria:

  • al fine della prova della sussistenza del fumus boni iuris, si è limitata a richiamare le contestazioni formulate nell’avviso di accertamento emesso nei confronti della società (sostenendo la fondatezza della pretesa erariale quale evincibile dalle motivazioni poste a base degli accertamenti emessi nei confronti della società e, di seguito al socio);
  • al fine della prova del periculum in mora, ha addotto la riscontrata inattendibilità della contabilità: elemento, quest’ultimo, piuttosto sempre riconducibile ai rilievi che supportano le contestazioni di cui agli accertamenti.

Alla luce di tali argomentazioni, pertanto, i giudici tributari hanno rigettato l’istanza avanzata per inesistenza dei presupposti giustificativi della stessa quali sopra indicati.

Ctp Lecce – Sentenza N. 1080/1/15

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