Diritto

Ipoteca legittima sui beni aziendali conferiti nel fondo patrimoniale

È legittima l’ipoteca iscritta dell’Agente della riscossione sui beni dell’azienda conferiti in un fondo patrimoniale

Con l’ordinanza n. 3738 del 24 febbraio 2015, la Corte di Cassazione è nuovamente intervenuta sull’ipotecabilità, da parte dell’Agente della riscossione, di beni immobili facenti parte del fondo patrimoniale per debiti tributari, nonché sulla dibattuta questione che riguarda l’inerenza ai bisogni della famiglia delle obbligazioni contratte nell’esercizio dell’attività lavorativa (autonoma, professionale, imprenditoriale).

IL FATTO
Il caso trae origine dall’impugnazione presentata dal titolare di un’azienda agricola individuale e la coniuge terza non debitrice avverso un’iscrizione ipotecaria eseguita dall’agente per la riscossione sui beni dell’azienda agricola, conferiti in fondo patrimoniale, sostenendo che il debito dal quale era scaturita l’iscrizione era sorto nell’esercizio dell’attività imprenditoriale del titolare essendo, in conseguenza, da considerare estraneo ai bisogni della famiglia.

La Commissione Tributaria Provinciale aveva respinto il ricorso, là dove quella regionale aveva accolto l’appello dei contribuenti, facendo leva, per un verso, sulla natura dell’ipoteca di atto prodromico all’esecuzione, con la conseguente assoggettabilità alle regole ed ai limiti per questa prescritti e affermando, per altro verso, la natura extra familiare dei debiti cui l’iscrizione si riferisce, in ragione della natura tributaria di essi e la consapevolezza di tale natura da parte dell’agente per la riscossione.

Nel ricorso per cassazione, Equitalia censura la decisione della Corte territoriale per avere considerato il debito del contribuente estraneo ai bisogni della famiglia.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato da Equitalia. Sul punto, i giudici di legittimità hanno preliminarmente richiamato la pronuncia resa a Sezioni Unite del 16 gennaio 2014, n. 641 con la quale è stato risolto in favore del giudice tributario il conflitto di giurisdizione sorto con riferimento alle controversie aventi ad oggetto il provvedimento di iscrizione d’ipoteca su beni immobili: ciò in ragione della natura tributaria dei crediti garantiti dall’ipoteca, senza che abbia rilievo la destinazione dei beni al fondo patrimoniale.

Successivamente hanno osservato che il criterio identificativo dei crediti che possono essere realizzati esecutivamente sui beni conferiti nel fondo patrimoniale va ricercato non già nella natura delle obbligazioni, ma nella relazione esistente tra il fatto generatore di esse e i bisogni della famiglia. Il Collegio ha, pertanto, ritenuto erronea la statuizione della sentenza impugnata secondo cui, trattandosi di credito di natura tributaria, si ritiene che trattasi, per ciò stesso, di credito di natura extra familiare.

Ebbene, nel caso di specie, i giudici di legittimità, ritenendo che le obbligazioni sorte da attività lavorativa del coniuge siano sempre tendenzialmente volte al mantenimento della famiglia ed ai suoi bisogni, con conseguente responsabilità dei beni del fondo per tali debiti, hanno disposto l’accoglimento del ricorso proposto dall’agente della riscossione.

Il criterio identificativo dei crediti che possono essere realizzati esecutivamente sui beni conferiti nel fondo patrimoniale va ricercato non già nella natura delle obbligazioni, ma nella relazione esistente tra il fatto generatore di esse e i bisogni della famiglia.

Approfondimento

Come noto, il fondo patrimoniale non costituisce un regime patrimoniale della famiglia alternativo a quello della comunione legale o di separazione dei beni, ma solo un vincolo su uno o più beni (immobili, beni mobili iscritti in pubblici registri, titoli di credito) per soddisfare i bisogni della famiglia.
Il fondo può essere costituito da ciascuno o da entrambi i coniugi o da un terzo, anche per testamento e la sua gestione è affidata ad entrambi i coniugi. Funzione del vincolo è quella di destinare i beni al soddisfacimento dei diritti di mantenimento e di assistenza della famiglia.
Con riferimento all’esecuzione sui beni del fondo (art. 170 c.c.) in via generale, i beni (e i frutti) del fondo rispondono solo per le obbligazioni assunte nell’interesse della famiglia e cioè per soddisfare esigenze di mantenimento dei coniugi e dei figli minori (anche maggiorenni conviventi). Qualora, invece, si tratti di obbligazioni assunte per bisogni estranei alla famiglia il fondo non risponde, anche se si tratta di obbligazioni assunte da entrambi i coniugi. Ora, i giudici di legittimità sostengono che “va accertato in fatto se il debito in questione si possa dire contratto per soddisfare i bisogni della famiglia; con la precisazione che, se è vero (Cass. n. 12998/2006) che tale finalità non si può dire sussistente per il solo fatto che il debito sia sorto nell’esercizio dell’impresa, è vero altresì che tale circostanza non è nemmeno idonea a escludere in via di principio che il debito si possa dire contratto, appunto, per soddisfare questi bisogni. In quest’ottica non potranno essere sottratti all’azione esecutiva dei creditori i beni costituiti per bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione del tenore di vita familiare, così da ricomprendere anche i debiti derivanti dall’attività professionale o di impresa di uno dei coniugi qualora il fatto generatore dell’obbligazione sia stato il soddisfacimento di tali bisogni, da intendersi nel senso ampio sopra descritto” (in senso analogo anche Cass. n. 4011/2013).
Giova chiarire che il concetto di bisogni della famiglia ha subito un’evoluzione giurisprudenziale che ha progressivamente ampliato tale nozione, facendovi rientrare non solo quanto indispensabile alla vita della famiglia, ma anche le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, con esclusione solo delle esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 3738/2015

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