Diritto

Invalidi totali: «Iniquo il criterio del cumulo dei redditi del coniuge fissato dalla Cassazione»

Invalidi totali: «Iniquo il criterio del cumulo dei redditi del coniuge fissato dalla Cassazione»
Per l’erogazione della pensione di invalidità bisogna tenere conto anche del reddito del coniuge

Il criterio del cumulo dei redditi con il coniuge per ottenere la pensione civile prevista per gli invalidi totali rende ancora più difficile la realtà dei disabili gravi. Lo sostengono le associazioni più rappresentative della categoria e i sindacati, che si sono incontrati oggi presso la sede presidenza dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili per discutere di possibili contromosse da adottare contro gli effetti della recente sentenza con cui la Cassazione (n. 7320 del 22 marzo scorso) afferma la necessità di tenere conto anche del reddito del coniuge per concedere la pensione agli invalidi totali (a tal proposito leggi questo articolo).

Nel 2012 il Governo chiese all’Inps di “congelare” la decisione. Un orientamento che la Cassazione aveva espresso già nel 2012, con la sentenza n. 4677, a cui l’Inps aveva deciso di dare seguito. L’istituto di previdenza con la circolare 149/2012 aveva spigato che a decorrere dal 1° febbraio 2013 il diritto alla pensione, di 275, 87 euro mensili, sarebbe stato riconosciuto soltanto agli invalidi civili totali con un reddito lordo, familiare e non personale, contenuto entro di 16.127,30 euro lordi l’anno. Allora come oggi si erano sollevate le associazioni e i sindacati inducendo il Governo a chiedere all’Inps di “congelare” la decisione.

Timori per un possibile nuovo provvedimento restrittivo dell’Inps. Ma con la sentenza del 22 marzo scorso la Suprema Corte è tornata a turbare i sogni degli invalidi totali, timorosi che la giurisprudenza di piazza Cavour porti a un nuovo provvedimento restrittivo dell’Inps. Si tratta, spiegano le associazioni e i sindacati (Anmnic, Cgil, Uil, Uic, Anmil, Ens, Anglat, Arpa e Fish) di un orientamento che, oltre a essere in contrasto con una quarantennale prassi interpretativa del ministero dell’Interno e dell’Inps, non è in linea con i principi costituzionali di ragionevolezza e uguaglianza, perché mette in atto una discriminazione rispetto agli invalidi parziali per i quali vale il solo reddito individuale. Le categorie interessate sottolineano come una eventuale decisione presa a traino della Cassazione finirebbe per penalizzare «disabili gravi che beneficiano di una pensione misera insufficiente per soddisfare le elementari esigenze di vita».

Si chiede una interpretazione autentica dell’articolo 14-septies. Per scongiurare il rischio di finire nelle maglie più strette della previdenza viene individuata una sola via d’uscita: la predisposizione di un testo normativo che interpreti l’articolo 14-septies della legge 33/80 in senso favorevole agli invalidi totali. Un’iniziativa legislativa che dovrà trovare il coinvolgimento di Governo e Gruppi parlamentari, per questo i sindacati e le associazioni dei disabili hanno concordato sull’opportunità di costituire un tavolo permanente per discutere e formulare proposte sui problemi che investono il mondo dei disabili.

La Cassazione non torna indietro. Non ci sono, infatti speranze che la Cassazione torni all’orientamento opposto affermato con le sentenze 20426 del 2008, 18825 del 2008 e 7529 del 2009, perché considerato ormai superato dal nuovo e consolidato principio.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 7320/2013

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