Diritto

Insinuazione dei lavoratori nel passivo: azione contro la Cassa Edile?

Insinuazione dei lavoratori nel passivo: azione contro la Cassa Edile?
Nel caso di inadempimento degli obblighi del datore nei confronti della Cassa Edile in ragione del suo fallimento, i lavoratori hanno il diritto di chiamare in giudizio il datore in bonis o di insinuarsi direttamente nel suo fallimento per il recupero delle somme retributive loro spettanti, ma non possono agire verso la Cassa, neppure qualora sia stata ammessa al passivo fallimentare anche per le somme dovute ai lavoratori, salvo che tali somme siano state dalla medesima effettivamente riscosse

Nell’ambito dell’insinuazione al passivo fallimentare da parte dei lavoratori per il recupero delle somme retributive loro spettanti, è preclusa l’azione diretta verso la Cassa Edile nel caso di inadempimento degli obblighi del datore di lavoro fallito nei confronti della Cassa. Qualora la Cassa Edile sia stata ammessa al passivo fallimentare anche per le somme dovute ai lavoratori, l’azione diretta è possibile solo nel caso in cui le somme siano state effettivamente riscosse dalla Cassa. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1604 del 28 gennaio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra alcuni lavoratori nei confronti della Cassa Edile e della curatela fallimentare della società di cui erano dipendenti. In particolare, la Corte d’Appello rigettava l’impugnazione di G.C.L., ex dipendente di società del c.d. “gruppo M.” (dichiarate fallite dal Tribunale), avverso la sentenza di primo grado, che ne aveva respinto la domanda di condanna della Cassa Edile al pagamento della somma spettantegli (in relazione al precorso rapporto di lavoro per gratifica natalizia, riposi e ferie e che essa avrebbe dovuto anticipare) trattenuta quale mandataria del lavoratore, per cui era stata ammessa, previa la sua insinuazione in difetto di pagamento del datore di lavoro, allo stato passivo fallimentare, comportante l’esclusione da esso del predetto appellante per la relativa somma.

La Corte d’Appello negava ogni responsabilità nel comportamento della Cassa Edile, per l’identità della sua posizione, come nei confronti del datore in bonis, così del suo fallimento, essendo anzi tenuta per obbligo contrattuale ad insinuarsi allo stato passivo fallimentare nell’interesse dei lavoratori rappresentati, invece a ciò meramente facultati: nell’ininfluenza di ogni altra considerazione del lavoratore appellante su inadempimenti ad eventuali obblighi dipendenti dalla natura di mandato o di accollo del rapporto.

Essa escludeva poi la possibilità per la curatela fallimentare di garantire la soddisfazione del credito dell’Ente ammesso allo stato passivo, in via solo in parte privilegiata e in prevalenza chirografaria, con l’attivo fallimentare ripartibile: così ravvisando in re ipsa l’integrazione delle condizioni previste dalla normativa, di previo esercizio di infruttuosa azione di recupero.

Il dipendente proponeva quindi ricorso per cassazione contro la sentenza, in particolare sostenendo, per quanto qui di interesse, che avrebbe errato la Corte d’Appello nel ritenere, da un lato, l’obbligo della Cassa Edile di insinuazione allo stato passivo fallimentare nell’interesse dei lavoratori (da correlare al suo obbligo di pagarli, anche se essa non lo sia stata dal datore, nella ricostruzione del rapporto trilaterale come delegazione di pagamento da quest’ultimo alla Cassa in favore del lavoratore delegatario, cui non sono opponibili le eccezioni previste dal codice civile, ed in particolare l’inadempimento del datore delegante: obbligo da cui è liberata in caso di diretto pagamento datoriale al lavoratore, da escludere nel caso di specie per la negata ammissione allo stato passivo del suo relativo credito) e, dall’altro, la ravvisata ininfluenza dell’obbligo di pagamento, dipendente dal primo obbligo.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’ex dipendente. Sul punto, anzitutto gli Ermellini concordano con le argomentazioni con cui è stato espresso il convincimento della Corte d’Appello in ordine alla natura di delegazione di pagamento del rapporto trilatero tra datore di lavoro, lavoratori e Cassa Edile.
Quest’ultima è, infatti, obbligata nei confronti dei secondi (non già per la mera insorgenza del rapporto di lavoro, ma) solo a seguito della ricezione dal primo del pagamento delle somme in questione, a titolo di accantonamenti.
Sul punto, la Cassazione ha già avuto occasione di affermare che le somme che il datore di lavoro ha obbligo di versare alla Cassa Edile (in quanto: da una parte, investita del compito di assicurare ai lavoratori del settore edile il pagamento di alcune voci retributive che, per l’elevata mobilità che caratterizza il settore e la conseguente durata ridotta dei rapporti, risulterebbero di importo minimo e dunque di problematica erogazione, quali accantonamenti destinati al pagamento di ferie, gratifiche natalizie e festività infrasettimanali; dall’altra, erogatrice di prestazioni, di connotazione previdenziale ed assistenziale pur con natura in senso lato retributiva, finanziate dai datori di lavoro mediante accantonamenti e con versamento dei contributi di competenza) costituiscono somme spettanti ai lavoratori a titolo retributivo, configurandosi il rapporto con la Cassa Edile quale delegazione di pagamento, con la conseguenza che la stessa è obbligata nei confronti dei lavoratori solo a seguito del pagamento delle somme da parte del datore di lavoro.
Sicchè, se ben può agire il lavoratore nei confronti del datore per il pagamento delle somme dovute per ferie, festività e gratifiche natalizie, egualmente la Cassa ha l’obbligo di riscuotere le somme che il datore è tenuto a versare.
Non risultano allora censurabili né il comportamento della Cassa Edile, né tanto meno la valutazione della Corte d’Appello, posto che la prima si è doverosamente insinuata allo stato passivo del fallimento datoriale, non essendo poi tenuta, per la sola ammissione ad esso in mancanza di un’effettiva soddisfazione del credito ammesso, ad alcun versamento ai lavoratori.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.
Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Cassazione, l’obbligo della Cassa Edile di pagare ai lavoratori ferie, gratifiche natalizie e festività infrasettimanali non deriva dalla mera istituzione del rapporto di lavoro, ma sorge con il pagamento da parte del datore di lavoro degli accantonamenti relativi, che origina il rapporto delegatorio tra le parti.
Con la conseguenza che, nel caso di inadempimento degli obblighi del datore nei confronti della Cassa in ragione del suo fallimento, i lavoratori hanno il diritto di chiamare in giudizio il datore in bonis o di insinuarsi direttamente nel suo fallimento per il recupero delle somme retributive loro spettanti, ma non possono agire verso la Cassa, neppure qualora sia stata ammessa al passivo fallimentare anche per le somme dovute ai lavoratori, salvo che tali somme siano state dalla medesima effettivamente riscosse.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 1604/2015

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