Lavoro

L’INPS restituisce il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro

L’INPS restituisce il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro
L’INPS indica la tempistica per la restituzione di parte del contributo di perequazione introdotto nel 2011 dal Governo Monti e dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 116/2013, e ciò mentre avvia le procedure per il prelievo forzoso previsto dalla Legge di Stabilità 2014

L’INPS indica la tempistica per la restituzione di parte del contributo di perequazione introdotto nel 2011 dal Governo Monti e dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 116/2013, e ciò mentre avvia le procedure per il prelievo forzoso previsto dalla Legge di Stabilità 2014.

L’articolo 18, comma 22-bis, del D.L. n. 98/2011 “In considerazione della eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica” aveva posto, a carico delle pensioni di importo superiore ai 90.000 euro annui lordi, un contributo “di perequazione” ad aliquota crescente da applicarsi sino a tutto il corrente anno.

La norma disponeva che i risparmi conseguiti dagli enti previdenziali in conseguenza di tale trattenuta sarebbero stati riversati all’entrata bilancio dello Stato.

Come noto, la normativa appena indicata e quelle di sua successiva modifica ed integrazioni è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 116/2013; con la conseguenza che si è reso necessario disporre la restituzione di quanto indebitamente trattenuto agli interessati nel periodo intercorso tra il 1° agosto 2011 ed il giugno 2013 (data della pubblicazione in G.U. della sentenza della Corte Costituzionale).

L’iter per l’individuazione delle modalità (e soprattutto dei termini) della restituzione non è stato breve, anche e soprattutto in ragione del fatto che – prima di ogni altra cosa – era necessario individuare, nell’ambito dei noti limiti di finanza pubblica, le risorse economiche da destinare a tale restituzione (per un importo pari a circa 80 milioni di euro).

Solo agli inizi del corrente anno, il predetto iter si è concluso e si è definita la procedura ed i termini con i quali l’INPS (quale ente erogatore della quasi totalità delle pensioni interessate dal contributo di perequazione) provvederà alla restituzione dell’indebito.

Il Messaggio INPS n. 1284/14. Con il messaggio del 22 gennaio, l’INPS ha innanzitutto riepilogato le “tappe” che hanno portato alla prossima restituzione e, in particolare, ha richiamato l’art. 1, comma 287, della Legge di stabilità 2014, che ha istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze destinato precipuamente al rimborso delle somme in questione.

Va specificato, come peraltro indicato dall’INPS, che le somme a suo tempo trattenute non verranno integralmente restituite nel prossimo mese di febbraio, dal momento che la dotazione del Fondo necessaria a tal fine è pari a soli 20 milioni di euro per l’anno 2014 e a 60 milioni di euro per l’anno 2015.

Di conseguenza, la restituzione avverrà in due tranches e, nel dettaglio, nel 2014 verrà restituito agli interessati il solo importo trattenuto nel periodo agosto – dicembre 2011.

Dal punto di vista temporale, premessa la restituzione generalizzata sul rateo di febbraio prossimo:

  1. le gestioni private provvederanno sulla rata in pagamento il 1° febbraio;
  2. le gestioni pubbliche opereranno sul pagamento del 16 febbraio;
  3. le gestioni dei lavoratori dello spettacolo e degli sportivi professionisti agiranno sul pagamento del 1° Febbraio 2014.

L’INPS precisa, infine, che ai fini fiscali le somme restituite saranno assoggettate alla tassazione separata al fine di non ridurre indebitamente l’importo restituito in relazione a quanto a suo tempo concretamene trattenuto.

Il messaggio sopra illustrato, in sé rappresenta una mera indicazione tecnico-operativa in ordine alle modalità di attuazione di disposizioni normative pregresse. Pertanto esso è, in sé, esente da critiche.

Per converso devono essere stigmatizzati due distinti aspetti di politica legislativa che, quantomeno, denotano la scarsa correttezza e lungimiranza del Governo:

  1. pur nella considerazione delle attuali condizioni di crisi economica generalizzata, il Governo ha ritenuto di procrastinare di circa due anni il pieno adempimento degli obblighi conseguenti alla sentenza della Corte Costituzionale dello scorso anno, dal momento che la restituzione dell’indebito verrà completata solamente nel 2015. E per di più, senza attualizzazione del credito. Pur considerando i predetti limiti ed un minimo di “tempi tecnici” la Legge di Stabilità 2014 avrebbe dovuto prevedere l’individuazione dei fondi per l’immediata restituzione, anche perché si tratta – in definitiva – di somme oggettivamente marginali rispetto ai saldi complessivi della manovra;
  2. a peggiorare la valutazione di cui sopra, la Legge di Stabilità, mentre all’articolo 1, comma 287, ha istituito il Fondo per la restituzione del contributo di perequazione, al successivo art. 1, comma 486, ha “rinnovato” per il triennio 2014/2016 il prelievo sulle pensioni di maggior importo, mutandone la denominazione (divenuta “contributo di solidarietà”) e l’articolazione, operando una diversa destinazione dei risparmi ma mantenendo di fatto pienamente e completamente in essere i motivi di illegittimità del prelievo già censurati lo scorso anno dalla Corte Costituzionale. Con la conseguenza alquanto probabile, che nel prossimo futuro si rinnoverà il giudizio avanti alla Consulta e si renderà necessario – all’esito della probabile declaratoria di incostituzionalità – rinvenire ex post i fondi per restituire agli interessati (di fatto gli stessi già indebitamente colpiti dal prelievo del D.L. n. 98/11) l’ulteriore illegittimo prelievo.

Sembra evidente che la oggettiva limitatezza delle risorse che si renderanno disponibili mediante tale nuovo prelievo forzoso (circa 90 milioni di euro) rispetto ai saldi complessivi della manovra, non giustifica neanche economicamente lo “strappo” alla legalità prodotto dalla reiterazione di una norma palesemente illegittima.

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