Lavoro

INPS: avviata l’Operazione Poseidone

INPS: avviata l'Operazione Poseidone
L’Inps prosegue nell’operazione di accertamento dell’evasione contributiva da parte di professionisti che svolgono attività professionale a latere di un rapporto di lavoro dipendente e in quanto tali sono tenuti all’iscrizione obbligatoria alla Gestione Separata

L’Inps prosegue nell’operazione di accertamento dell’evasione contributiva da parte di professionisti che svolgono attività professionale a latere di un rapporto di lavoro dipendente e in quanto tali sono tenuti all’iscrizione obbligatoria alla Gestione Separata. L’operazione che si scontra – oltre che con la protesta degli interessati – con alcune sentenze di merito che, forzando la lettera e la ratio della normativa, negano la sussistenza di tale obbligo.

Il quadro storico e normativo di riferimento
Alcune Casse di previdenza dei liberi professionisti prevedono la sussistenza dell’obbligo di iscrizione e contribuzione esclusivamente in capo a chi eserciti la relativa professione con carattere di esclusività.
Tipico esempio Inarcassa (la Cassa degli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti) che esclude dalla tutela previdenziale chi sia assoggettato ad altra forma di previdenza obbligatoria in conseguenza di un rapporto di lavoro subordinato o di altra attività esercitata.
Gli Ingegneri e gli Architetti che siano lavoratori dipendenti e liberi professionisti sono tenuti esclusivamente a riversare ad Inarcassa su base annua, un contributo proporzionale al proprio volume d’affari annuo (denominato contributo integrativo) che viene da loro addebitato alla clientela su ciascuna fattura emessa: un contributo solidaristico di categoria:

  • versato dal cliente e non dal professionista, che lo “gira” ad Inarcassa in una veste simile a quella di un sostituto di imposta;
  • privo di valenza previdenziale e pensionistica (la somma non è utile al diritto o alla misura della pensione né per gli iscritti né per i non iscritti ad Inarcassa).

Questi professionisti non iscritti, fino a tutto il 1995 non avevano alcuna copertura previdenziale correlata alla loro capacità contributiva quali lavoratori autonomi e, d’altro canto, sostenevano “oneri di gestione” minori dei colleghi liberi professionisti esclusivi (non dovendo versare contributi previdenziali sui redditi da lavoro autonomo).
Quindi, l’8 agosto 1995 è stata approvata la nota legge n. 335/95 (la c.d. “riforma pensionistica Dini”) che all’art. 2.26 ha istituito la Gestione Separata dei lavoratori autonomi e parasubordinati.

26. A decorrere dal 1° gennaio 1996, sono tenuti all’iscrizione presso una apposita Gestione separata, presso l’Inps, e finalizzata all’estensione dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell’articolo 49 del testo unico delle imposte sui redditi (…), nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui al comma 2, lettera a), dell’articolo 49 del medesimo testo unico (…).

L’istituzione di questa Gestione rappresentò una rivoluzione copernicana della previdenza che passava dall’assicurare una copertura previdenziale quasi solo ai lavoratori “tradizionali” in quanto tali, alla creazione di un meccanismo di copertura previdenziale universale che – da un lato – non lasciasse nessun lavoratore privo di tutela previdenziale e, dall’altro, agganciasse la tutela stessa alla effettiva capacità contributiva del soggetto, assicurandogli di trarre – da ogni e ciascuna attività lavorativa svolta – quella quota di salario differito rappresentata dalla contribuzione previdenziale che – in futuro – gli potesse assicurare un trattamento pensionistico che fosse “specchio effettivo” della sua attività lavorativa pregressa.

Per la stessa ratio legis, questa Gestione si configura come “residuale”, sorgendo – ex post – per estendere la tutela previdenziale obbligatoria garantita dall’art. 38 Cost. a tutte le attività lavorative alle quali fino a quel momento l’Ordinamento previdenziale non ne assicurasse alcuna: come, appunto, l’attività professionale esercitata dagli Ingegneri ed Architetti a latere di altre attività per le quali sussista una gestione previdenziale obbligatoria (lavoro dipendente, artigiani e commercianti, ecc.).

Tuttavia, l’attuazione di tale mutazione sistemica, nel quindicennio successivo ha creato alcuni problemi in ordine alla qualificazione delle diverse attività lavorative svolte dagli iscritti agli Albi e, in particolare, dagli Ingegneri e dagli Architetti e, conseguentemente:

  1. in primis, alla gestione previdenziale presso la quale il professionista dovesse essere iscritto (se ad Inarcassa perché l’attività lavorativa era comunque da intendersi come professionale, o alla Gestione Separata Inps in quanto l’attività non poteva essere qualificata come professionale con conseguente “competenza previdenziale” della Gestione Inps);
  2. in secondo luogo, in ordine alla qualificazione fiscale dei redditi prodotto e, conseguentemente, alla loro imponibilità presso l’una o l’altra Gestione previdenziale.

Alla luce di tali problematiche, che la giurisprudenza non ha risolto, non essendo riuscita a consolidare un indirizzo univoco in materia, il legislatore si è fatto carico – con particolare riferimento alla definizione dell’obbligo di iscrizione – di quella che nel diritto romano era chiamata l’actio finium regundiorum (l’azione per la delimitazione dei confini) tra la Gestione Separata Inps e le Casse professionali, chiarendo i termini ed i limiti per l’insorgenza dell’obbligo – da parte dei lavoratori autonomi/professionisti, dell’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inps. E lo ha fatto, con l’art. 18.12 del D.L. n. 98/2011, convertito dalla L. n. 111/2011.

12. L’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata Inps sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11 (…).

Questo comma, dettando una norma di interpretazione autentica, chiarisce – non innovando in alcun modo gli originari termini della questione – che sono esclusi dall’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inps due distinte categorie di professionisti, ossia quelli che svolgono attività:

  1. il cui esercizio sia subordinato all’iscrizione in Albi professionali;
  2. o, comunque non soggette al versamento contributivo alle Casse di previdenza professionale.

L’operazione Poseidone dell’Inps
Chiarita (all’apparenza) la platea di riferimento dei diversi enti previdenziali, in attuazione del comma 14 del medesimo art. 18 citato, l’Inps ha avviato una campagna di accertamenti per il contrasto all’evasione contributiva.
Questi accertamenti, – denominati “Operazione Poseidone”, si sono concentrati sui soggetti che – incrociando il Casellario Generale degli Attivi dell’Inps (recante i dati previdenziali ed iscrittivi di tutti gli enti previdenziali italiani) con l’Anagrafe Tributaria – risultavano aver dichiarato redditi professionali ai fini Irpef senza essere iscritti né alla Gestione Separata Inps né ad una Cassa professionale.
I professionisti, tuttavia, hanno reagito agli accertamenti sia individualmente che collettivamente, per il tramite delle prese di posizione pubblicamente assunte da alcuni Ordini professionali territoriali, contestando l’operazione sotto un duplice profilo, di equità, ma anche di stretta interpretazione giuridica: quest’ultima portata avanti sulla base, di alcune (poche) sentenze di merito della Magistratura del Lavoro.

Le valutazioni sulla “equità” dell’iscrizione all’Inps dei professionisti dipendenti
Secondo la tesi di alcuni professionisti, l’iniquità starebbe in un elemento strettamente e prettamente economico, dato da fatto che chi svolga in via esclusiva la libera professione e sia per questo iscritto ad Inarcassa è tenuto al versamento di contributi percentualmente inferiori (il 14,5% del reddito professionale netto) rispetto a chi tale attività svolga a latere di un rapporto di lavoro dipendente (che soggiace ad un aliquota del 22%).
Non entriamo – in questa sede – in questioni di convenienza economica che esulano dal taglio di questo scritto e, peraltro, da valutazioni di diritto, se non per rilevare come da un lato l’iscritto alla Gestione Separata Inps addebita al cliente un 4% a titolo di rivalsa, riducendo così la lamentata forbice. E, dall’altro, che la minor competitività derivante dalla differenza degli oneri previdenziali è mitigata dalla circostanza per la quale, in sopravvenuta assenza di minimi tariffari, il professionista che possa contare su introiti fissi derivati dal concomitante rapporto di lavoro dipendente, ha sicuramente margini maggiori, rispetto al collega che svolta esclusivamente la libera professione, per eventuali scelte concorrenziali sul mercato di riferimento.

La “interpretazione dell’interpretazione” da parte di alcuni Giudici di merito
Venendo, invece, alle questioni giuridiche che qui più direttamente interessano, alcuni professionisti – a ricezione degli accertamenti Inps – hanno adito la Magistratura sostenendo una lettura della norma interpretativa del 2011, secondo la quale l’iscritto all’Albo che eserciti la professione a latere del rapporto di lavoro dipendente non sarebbe (o non sarebbe più?) tenuto al versamento di alcuna contribuzione previdenziale all’Inps sul reddito professionale prodotto.
In particolare, a quanto consta almeno due sentenze del Tribunale di Nicosia ed una del Tribunale di Roma, hanno accolto la tesi secondo la quale l’obbligo di versamento del contributo integrativo che siano anche lavoratori dipendenti, configurerebbe – ai sensi della lettera dell’art. 18.12 del citato D.L. n. 98/11 – una delle fattispecie di esclusione dall’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inpd, indipendentemente dal fatto che gli interessati siano esclusi dall’obbligo di iscrizione ad Inarcassa proprio in quanto dipendenti.
Queste sentenze, non definitive e di mero merito non colgono – ad avviso di chi scrive – né lo spirito né la ratio della norma e, oltre a porsi in totale controtendenza con quasi vent’anni di giurisprudenza e prassi applicativa, rischiano di avallare un’iniquità ben più grave di quella lamentata dai ricorrenti. Infatti:

  1. come detto, la Gestione Separata Inps, sorge per estendere la copertura previdenziale tutelata dall’art. 38 Cost. ad ogni attività lavorativa che sino ad allora – per ragioni di natura storica e normativa – non ne avevano alcuna;
  2. sin dal 1996 (anno di attivazione della Gestione Separata Inps) tutti i lavoratori dipendenti che esercita anche la libera professione sono stati pacificamente iscritti (senza contestazione o smentita giurisprudenziale alcuna) alla Gestione in commento;
  3. in tale, pacifica, lettura della norma si inseriva anche il – pleonastico – chiarimento fornito dall’Inps con la circolare n. 124/96, secondo la quale “Qualora il versamento [ad una Cassa professionale N.d.R.] sia invece effettuato a titolo di solidarietà e non comporti la valutazione del periodo ai fini pensionistici a carico della cassa professionale (…) il reddito (…) dovrà essere assoggettato a contribuzione Inps”;
  4. l’art. 18.12 del D.L. n. 98/11, non ha modificato i presupposti fondativi della Gestione separata Inps, limitandosi a chiarire i “confini” tra le diverse gestioni previdenziali con riferimento ad attività lavorativa “border line”. Il chiarimento interpretativo non ha neanche modificato le regole di iscrizione (e di esclusione della stessa) proprie di Inarcassa né ha in alcun modo fatto venir meno l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inps dei professionisti che svolgano attività prive di tutela a fini pensionistici preso altri Enti;
  5. in sintesi, il lavoratore dipendente che esercita anche la libera professione era – sin dal 1° gennaio 1996 – e resta, dopo l’entrata in vigore dell’art. 18.12 del D.L. n. 98/11, tenuto all’iscrizione obbligatoria alla Gestione Separata Inps ed al versamento a tale Gestione dei contributi di legge sul reddito professionale netto da lui dichiarato ai fini Irpef;
  6. l’osservazione secondo la quale, in quanto obbligati comunque al versamento di una contribuzione (integrativa sul volume d’affari ai fini IVA), tali soggetti sarebbero esonerati dall’iscrizione all’Inps in virtù del dato letterale della norma è, forse, “letteralmente suggestiva” ma non può travolgere la ratio della norma e la volontà del legislatore. Non può, infatti, sussistere una esimente in presenza di versamenti che di “contributo” anno solo il nome ma non l’aggettivazione e la natura (previdenziale), dato che il loro pagamento non ha effetto sul diritto o sulla misura della pensione: come provato dal fatto che il contributo integrativo è dovuto anche da chi non sia iscritto alla Cassa professionale e non da diritto a nessun tipo di prestazione a carico del sistema previdenziale professionale;
  7. in conclusione, una considerazione sull’iniquità: la platea di professionisti interessati dagli accertamenti dell’Inps sembra scoprire solo ora, in pretesa applicazione di una norma interpretativa che non muta, sul punto, i criteri di iscrivibilità all’Inps dei professionisti-dipendenti, una iniquità contributiva rispetto ai “colleghi” che svolgono in esclusiva la libera professione. Ma, per risolvere tale iniquità, tali soggetti affermano di non dover pagare nulla a titolo di contributi previdenziali sul reddito professionale prodotto: passando, quindi, da un +7,5% del lamentato maggiore esborso sul reddito (la differenza tra l’aliquota Inps del 22% e quella Inarcassa del 14.5%) ad un -22% (derivante dalla richiesta esclusione da qualsiasi obbligo di versamento della contribuzione previdenziale).
Tags

Un Commento

  1. Con Decreto Legge 98/2011 convertito in Legge 111/2011 all’art. 18 comma 12 si è definitivamente chiarito che non sono tenuti all’iscrizione gestione separata INPS gli ingegneri iscritti all’Ordine, dovendo corrispondere all’ Inarcassa (alla luce del vigente Regolamento) il solo il contributo integrativo. Molti colleghi accertati con l’operazione POSEIDONE si sono rivolti alla Magistratura e a tutt’oggi tutte le sentenze sono di condanna all’INPS di cancellazione dalla gestione separata. La prima di queste sentenze è la n. 339/2013 del Tribunale di Rieti ottenuta dall’Avv. Chiara Mestichelli (legale convenzionato con il Sindacato INAREDIS). A tutt’oggi, dopo numerosissime Sentenze in tutta Italia, non ho ricevuto notizia di disposizioni giudiziarie avverse.

    ISCRITTO AD ALBO = NON DEVI ISCRIVERTI A G.S. INPS

    I contributi andrebbero corrisposti ad Inarcassa, l’unica Cassa che può implementare la propria Gestione Separata. Ma, Inarcassa consapevolmente non hai provveduto a modificare ed aggiornare il proprio statuto, in maniera da consentire l’iscrizione di nuovi associati assoggettati ad altra forma di previdenza obbligatoria, (essendo Inarcassa “privatizzata” con una propria gestione privata, ha eluso ed elude le previsioni normative, per le quali il D. Lgs 103/96, in attuazione della L. 335/95 (art. 2, c. 25), aveva previsto la costituzione di apposite casse professionali o l’inclusione in altre già esistenti (vedasi C.re INPS 201/96)).
    La GS INPS nasce come gestione assicurativa a carattere residuale, estendendo la copertura previdenziale obbligatoria, alle categorie che nè risultavano all’epoca prive. Tale Gestione Separata, creata in seno all’INPS con Legge 335/1995, opera a decorrere dal 1.01.1996, estendendo la tutela previdenziale ed assistenziale ai collaboratori ed a tutti gli altri lavoratori autonomi non appartenenti a categorie specifiche: chimici, agronomi e dottori forestali, geologi, attuari, infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d’infanzia, psicologi, biologi, periti industriali, periti agrari ed agrotecnici, giornalisti professionisti e pubblicisti.
    Nell’ambito delle attività a sostegno della professione, Inarcassa ha istituito una Fondazione degli architetti e ingegneri liberi professionisti, preposta alla tutela, promozione, sviluppo e sostegno dell‟attività degli ingegneri e architetti che esercitano la libera professione in forma esclusiva.
    Il Sindacato Inaredis, intende implementare la propria Gestione Separata, andando a colmare il vuoto assicurativo lasciato dalla stessa Inarcassa, con l’obiettivo di estendere la copertura previdenziale obbligatoria anche ai liberi professionisti che svolgono l’attività professionale in forma non esclusiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di sicurezza *Captcha loading...

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Close