Diritto

Infortunio sul lavoro: non sempre rileva l’ammissione di colpa del lavoratore

Infortunio sul lavoro: non sempre rileva l’ammissione di colpa del lavoratore
Uso di una bombola di azoto secco e infortunio: mancanza di formazione. L’aver fatto una “cavolata” non denota un comportamento abnorme tale da interrompere il nesso causale

La violazione delle norme contravvenzionali sulla sicurezza del lavoro non fa venir meno gli illeciti lesivi che ne derivano. E’ questo il principio affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 17163 del 24 aprile 2015.

IL FATTO
Un imprenditore veniva accusato del reato di lesioni colpose commesso con violazione della normativa sulla sicurezza del lavoro, per avere omesso di verificare in modo adeguato la formazione di un lavoratore e di informarlo degli specifici rischi connessi alla sua mansione, con la conseguenza che quest’ultimo, nel corso dell’utilizzazione di una bombola di azoto secco, ometteva di aprire la valvola a valle del manometro determinando l’esplosione dell’apparato con conseguenti lesioni personali gravi.

Nel ricorso per cassazione, il datore di lavoro censura la decisione della Corte territoriale la quale, confermando la sentenza di primo grado, lo ha ritenuto unico colpevole, con conseguente completo esonero da responsabilità del lavoratore. Invero, secondo la tesi difensiva, la vittima era al primo giorno di lavoro ed aveva il compito di mero ausiliario del collega; ed era stata incaricata di mettere sotto traccia i tubi dei condizionatori. Inoltre la bombola era nuova ed avrebbe dovuto essere utilizzata solo alcuni giorni dopo. In particolare, la bombola era stata collocata in una stanza separata dell’appartamento in ristrutturazione ed avrebbe dovuto essere utilizzata solo al termine delle lavorazioni per verificare la tenuta dell’impianto di condizionamento. La vittima stava lavorando su un ponteggio ed immotivatamente si era recata nella stanza ove si trovava la bombola in questione.
In tale situazione, assume la difesa, non incombeva al datore di lavoro di informare il dipendente sulla pericolosità e sulle condizioni d’uso della bombola, poiché tale congegno esorbitava completamente dalle mansioni attribuite. Lo stesso lavoratore, del resto, avrebbe ammesso di aver fatto una cavolata. Erroneamente la Corte d’Appello avrebbe escluso che tale ammissione determinasse interruzione del nesso causale. Ai contrario, si sarebbe in presenza di comportamento eccezionale ed imprevedibile e come tale interruttivo.
Infine, la Corte di merito avrebbe incongruamente escluso la rilevanza della responsabilità del lavoratore nell’infortunio, non essendo costui informato dei rischi, trascurandone la già indicata condotta abnorme e quindi la sua corresponsabilità nella produzione dell’evento.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dal datore di lavoro. Osservano, sul punto, gli Ermellini come l’imputato avrebbe dovuto in ogni caso vigilare direttamente o mediante delega al fine di garantire l’applicazione delle norme di sicurezza. In proposito la difesa è assolutamente vaga non essendo stata fornita alcuna prova in ordine all’adempimento degli indicati doveri di formazione ed informazione.
Con tale comportamento, il datore di lavoro è venuto meno all’obbligo di fornire strumenti idonei ed adeguati allo svolgimento in sicurezza dell’attività lavorativa nonché a quelli afferenti alla informazione in ordine ai rischi. In tale situazione non si può dunque ravvisare una condotta colposa del lavoratore, idonea a determinare l’interruzione del nesso causale o a limitare la responsabilità del datore di lavoro. Né tale apprezzamento può essere influenzato dall’affermazione del lavoratore di aver fatto una c*****a, riferita dall’imputato e dalla sua segretaria.

La vittima si trovava ad operare in una situazione di completa ignoranza in ordine alle modalità di corretto funzionamento della bombola ed ai rischi connessi ad un suo uso improprio che, nella specie, si concretizzava nell’assenza della valvola di riduzione della pressione. In tale situazione – puntualizza la Suprema Corte – non risulta di speciale importanza determinare se si fosse al primo giorno di lavoro o se il lavoratore avesse già in precedenza operato per conto dell’imputato. E’ invece decisivo che lo stesso datore di lavoro ha completamente omesso di fornire la doverosa formazione ed informazione che costituisce fondamentale dovere datoriale e adempimento di grande rilievo al fine di assicurare la sicurezza delle lavorazioni, inducendo la conoscenza delle esatte procedure e dei rischi connessi alla loro violazione. Del resto correttamente è stata contestata violazione degli articoli 21 e 22 del decreto legislativo n. 626/94 in relazione all’obbligo di formazione ed informazione.
D’altra parte la contingenza nella quale si è verificato l’incidente era propria, tipica della lavorazione in corso sicché il comportamento del lavoratore non può essere ritenuto esorbitante e tale da determinare l’interruzione del nesso causale.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 17163/2015

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