Diritto

Infortuni sul lavoro: il direttore generale non è responsabile solo per la posizione ricoperta

Infortuni sul lavoro: il direttore generale non è responsabile solo per la posizione ricoperta
Esclusa la responsabilità del direttore generale con delega in materia antinfortunistica. Nelle imprese di grandi dimensioni non può individuarsi il soggetto responsabile con l’imputazione diretta e automatica nei confronti di chi si trova al vertice

Nelle imprese di grandi dimensioni non è possibile attribuire tout court all’organo di vertice la responsabilità per l’inosservanza della normativa di sicurezza, occorrendo sempre apprezzare non solo l’apparato organizzativo che si è costituito, sì da poter risalire, all’interno di questo, al responsabile di settore ma anche se il direttore generale con delega in materia infortunistica sia stato messo in condizioni di intervenire, in quanto portato a conoscenza della prassi lavorativa vigente nell’azienda pericolosa per la salute dei lavoratori. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13858 dell’1 aprile 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello di Milano ha confermato la decisione di primo grado, che aveva affermato la responsabilità penale di un direttore generale con delega in materia antinfortunistica e di un direttore di uno stabilimento per il reato di lesioni colpose gravi aggravato dalla violazione della normativa antinfortunistica in danno di un lavoratore. Quest’ultimo, mentre utilizzava una macchina per stampare fogli in pvc, durante le modalità di scarico della bobina, durante lo sgonfiaggio del mandrino (l’albero sul quale viene inserito il subbio, ossia il tubo di cartone sul quale viene arrotolata la bobina di pvc), eseguito utilizzando il proprio dito indice della mano sinistra, inserito nel buco del mandrino, anziché la strumentazione adeguata (pistola ad aria compressa), a causa della condotta dell’altro operaio che tirava il mandrino con forza verso di sé per sfilarlo dal subbio, urtava con il dito la bobina, subendo l’amputazione della falange distale del predetto dito.

Il direttore generale, con delega in materia di sicurezza del lavoro, ed il direttore dello stabilimento, erano stati chiamati a risponderne quali responsabili della ditta, essendosi ravvisati a loro carico profili di colpa generica e specifica, fondata quest’ultima sulla inosservanza degli articoli 71 ed 87, comma 2, lettera c), del D.Lgs. n. 81/2008 ed, in particolare, per non avere addestrato adeguatamente gli operai all’uso della macchina da stampa circa le modalità di sgonfiaggio del mandrino pneumatico.

La Corte di Appello ha, innanzitutto, affermato, in conformità al giudice di primo grado, che l’effettuazione di quella fase di lavoro con quelle improprie modalità costituiva prassi costante invalsa in azienda da vari anni prima ancora dell’ingresso del dipendente infortunatosi, e che tale prassi era da tutti – ivi compresi dirigenti e preposti – tollerata.

Ciò premesso l’addebito a carico degli imputati era individuato nell’essere stati gli stessi inadempienti all’obbllgo di acquisire un’adeguata consapevolezza della situazione e dello svolgimento usuale delle lavorazioni in azienda ed all’adozione delle misure organizzative necessarie perchè le lavorazioni venissero invece eseguite secondo le modalità di sicurezza, eventualmente provvedendo a colmare le lacune della precedente formazione, che, come evidenziato dal giudice di primo grado, non aveva riguardato quella specifica fase di lavorazione.

Sostanzialmente, ai due imputati venivano imputate le carenze organizzative, con la conseguente violazione della normativa antinfortunistica, che avevano portato a quelle modalità di lavorazioni cui è causalmente attribuibile l’infortunio, non rappresentanti una estemporanea ed imprevedibile iniziativa dei lavoratori, ma costituenti una prassi costante adottata in azienda da lungo tempo.

Nel ricorso per cassazione, i due imputati censurano la decisione della Corte di merito sul rilievo che il giudice si era limitato a ribadire il principio per il quale l’obbligo della formazione è posto in capo al datore di lavoro, ma aveva omesso di motivare in ordine ai tempi ed alle modalità con le quali nel caso concreto l’attività di formazione avrebbe dovuto essere realizzata. Evidenziano sul punto che l’omessa formazione non era a loro addebitabile in quanto l’art. 37 del D.Lgs. n. 81/2008 non si riferisce genericamente ad un dovere di formazione permanente ma individua con precisione i momenti in cui l’attività di formazione del dipendenti viene considerata obbligatoria per legge. Il riferimento è, in particolare, al comma 6 dell’art. 37, secondo il quale la formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi o alla insorgenza dei nuovi rischi.
In questa prospettiva, tenendo conto che entrambi i dipendenti lavoravano da anni sulla stessa macchina, l’obbligo di formazione degli stessi non poteva gravare sugli imputati, che avevano assunto le relative cariche nel 2009 ma su coloro che li avevano preceduti nelle medesime funzioni dirigenziali, ciò soprattutto tenuto conto della produzione documentale che dimostrava la partecipazione del lavoratori ai corsi di formazione e della messa a disposizione degli strumenti tecnici da utilizzare, quale la pistola pneumatica.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei due imputati. Sul punto, precisano gli Ermellini che nelle imprese di grandi dimensioni, come quella in questione, non può individuarsi il soggetto responsabile, automaticamente, in colui o in coloro che occupano la posizione di vertice, occorrendo un puntuale accertamento, in concreto, dell’effettiva situazione in cui lo stesso ha dovuto operare.

E’ vero, infatti, come sostenuto dai giudici di merito che la tolleranza di prassi favorative pericolose, in palese violazione della normativa antinfortunistica, attiene a scelte di carattere generale della politica aziendale, che omette di adottare sia le opportune misure organizzative idonee ad imporre l’osservanza in concreto delle corrette modalità di lavorazione sia di verificare l’adeguamento effettivo dei lavoratori alle istruzioni ricevute, anche mediante una appropriata formazione dei preposti, specificamente adibiti alla presenza sui luoghi di lavoro ed alla diretta sorveglianza dei lavoratori in merito all’adempimento delle istruzioni ricevute, soprattutto allorché si tratti dello svolgimento di fasi di lavorazione pericolose come quella in esame.

E’ però altrettanto vero che nelle imprese di grandi dimensioni non è possibile attribuire tout court all’organo di vertice la responsabilità per l’inosservanza della normativa di sicurezza, occorrendo sempre apprezzare non solo l’apparato organizzativo che si è costituito, sì da poter risalire, all’interno di questo, al responsabile di settore ma anche, come nel caso in esame, se il direttore generale con delega in materia infortunistica sia stato messo in condizioni di intervenire, in quanto portato a conoscenza della prassi lavorativa vigente nell’azienda pericolosa per la salute dei lavoratori.

Diversamente opinando, precisa la Suprema Corte, si finirebbe con l’addebitare all’organo di vertice quasi una sorta di responsabilità oggettiva rispetto a prassi consolidate in uso non conformi alle regole della sicurezza delle quali, proprio in considerazione della durata dell’incarico, non era stato portato a conoscenza.

Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata.

Nelle imprese di grandi dimensioni non è possibile attribuire tout court all’organo di vertice la responsabilità per l’inosservanza della normativa di sicurezza, occorrendo sempre apprezzare non solo l’apparato organizzativo che si è costituito, sì da poter risalire, all’interno di questo, al responsabile di settore ma anche (…) se il direttore generale con delega in materia infortunistica sia stato messo in condizioni di intervenire, in quanto portato a conoscenza della prassi lavorativa vigente nell’azienda pericolosa per la salute dei lavoratori.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 13858/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *