Diritto

Inefficace nei confronti del curatore fallimentare la notifica al fallito dell’accertamento fiscale

Inefficace nei confronti del curatore fallimentare la notifica al fallito dell’accertamento fiscale
La sola notifica al fallito e non anche alla curatela fallimentare dell’accertamento fiscale non esplica alcuna efficacia nei confronti della curatela medesima, ma rimane valido, con la conseguenza che, ove il fallito ritorni in bonis può contestarlo, impugnandolo insieme all’avviso di accertamento

L’accertamento fiscale avente ad oggetto obbligazioni tributarie i cui presupposti siano maturati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente, ovvero nel periodo d’imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, ove sia stato notificato soltanto al fallito, e non anche al curatore del fallimento, è inefficace nell’ambito della procedura fallimentare, ma conserva la sua validità e, ove il fallito, tornato “in bonis“, abbia ricevuto la notifica di un avviso di liquidazione dell’imposta, egli può contestare l’accertamento impugnandolo assieme all’avviso di liquidazione, in ragione del fatto che il primo avviso, non essendo stato notificato al curatore, ossia a colui che era dotato della legittimazione ad impugnarlo in pendenza della procedura concorsuale, consente ora l’azione giudiziale a colui che ha riacquistato la capacità d’impugnarlo. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 14500 del 10 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la CTR di Milano ha respinto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione con cui il giudice di primo grado aveva accolto il ricorso della parte contribuente, ed ha perciò annullato la cartella di pagamento, per IVA relativa agli anni 2000-2001, che il curatore fallimentare aveva impugnato assumendo che non fosse stato notificato alla curatela medesima l’avviso di accertamento che era alla base della formazione del ruolo.

In particolare, la CTR ha motivato la propria decisione evidenziando che la conclusione cui era già pervenuta la CTP trovava conforto nell’orientamento ormai assestatosi sul punto della inefficacia dell’accertamento che non sia stato notificato anche alla curatela, ove la procedura fallimentare sia già attiva al momento di adozione dell’accertamento medesimo, con conseguente nullità della cartella esattoriale che è diretta conseguenza dell’accertamento. Né avrebbe potuto trovare applicazione l’art. 48, comma 1, della legge fallimentare, atteso che per l’avviso di accertamento è previsto un iter ben diverso da quello previsto per l’inoltro della corrispondenza in genere da parte del fallito al curatore.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, in particolare sostenendo che il giudice di appello avrebbe ritenuto erroneamente illegittima la notifica della cartella effettuata al curatore (in difetto di previa notifica al medesimo dell’avviso di accertamento) senza considerare che l’art. 43 della legge fallimentare prevede che nelle controversie del fallito “sta in giudizio il curatore”, norma che – se interpretata sistematicamente alla luce dei principi che connotano il diritto fallimentare – consente di rinvenire una sorta di “legittimazione di tipo concorrente” tra il curatore ed il fallito per tutti qui rapporti di cui il curatore si sia disinteressato.
La legittimazione processuale straordinaria del fallito trova la sua genesi nella garanzia del diritto di difesa che compete al fallito medesimo sicché poi – per conseguenza – l’omessa notifica dell’accertamento fiscale al curatore, se rende inefficace l’accertamento nell’ambito della procedura fallimentare, mantiene la sua validità nei confronti del fallito, proprio a causa del carattere relativo della perdita della capacità processuale di quest’ultimo.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, gli Ermellini richiamano un precedente orientamento giurisprudenziale (Cass., sent. n. 9951 del 23 giugno 2003) in base al quale: “L’accertamento fiscale avente ad oggetto obbligazioni tributarie i cui presupposti siano maturati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente, ovvero nel periodo d’imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, ove sia stato notificato soltanto al fallito, e non anche al curatore del fallimento, è inefficace nell’ambito della procedura fallimentare, ma conserva la sua validità e, ove il fallito, tornato “in bonis“, abbia ricevuto la notifica di un avviso di liquidazione dell’imposta, egli può contestare l’accertamento impugnandolo assieme all’avviso di liquidazione, in ragione del fatto che il primo avviso, non essendo stato notificato al curatore, ossia a colui che era dotato della legittimazione ad impugnarlo in pendenza della procedura concorsuale, consente ora l’azione giudiziale a colui che ha riacquistato la capacità d’impugnarlo”.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 14500/2015

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