Diritto

L’indirizzo indicato nella dichiarazione dei redditi fa fede per le notifiche fiscali

L'indirizzo indicato nella dichiarazione dei redditi fa fede per le notifiche fiscali
Il domicilio fiscale indicato nella dichiarazione dei redditi costituisce atto idoneo a render noto al Fisco il recapito per effettuare le notifiche

Il domicilio fiscale indicato dal contribuente nella dichiarazione annuale del redditi costituisce atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il recapito sia ai fini delle notificazioni, sia ai fini della legittimazione a procedere. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6959 depositata l’8 aprile 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una cartella notificata ad un contribuente in data 11 giugno 2009 con la quale era richiesto il pagamento delle somme derivanti da un avviso di accertamento notificato il 20 maggio 2008. In particolare, il plico postale dell’atto impositivo era stato spedito il 6 maggio 2008 e restituito al mittente il 20 maggio 2008 con relazione di mancata consegna «per irreperibilità del destinatario» e con annotazioni «immesso avviso cassetta corrisp. dello stabile in indirizzo» e «plico depositato preso l’ufficio».
Nel proporre opposizione alla cartella, il contribuente ne denunciava la nullità per omessa notificazione dell’atto impositivo presupposto, in quanto tentata presso indirizzo diverso dalla esatta residenza anagrafica risalente al 2002.

La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva l’impugnazione che, invece, era rigettata in appello in accoglimento del gravame del fisco.

Nello specifico, la Corte territoriale ha ritenuto che «la notificazione dell’atto presupposto (…) andava eseguita nel domicilio eletto e risultante dalle dichiarazioni dei redditi 2004, 2005, 2006, 2007, 2008 e 2009». Ha poi osservato che «il contribuente continuava ad indicare, nelle predette dichiarazioni, la residenza nel luogo ove è avvenuta la notificazione dell’avviso di accertamento» e che, «pertanto, l’avviso di accertamento risultava correttamente notificato in tale luogo, risultante dalle dichiarazioni».

Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione denunciando l’errata notificazione.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal contribuente. Sul punto, osserva la Suprema Corte che l’indicazione nelle proprie dichiarazioni dei redditi dell’indirizzo della propria abitazione costituisce specificazione – nell’ambito del domicilio fiscale costituito dal Comune di residenza – di uno dei luoghi in cui può essere effettuata la notificazione di atti tributari secondo le regole e le priorità di cui all’articolo 139 cod. proc. civ. (Cass. Sez. 1, sentenza n. 1473 del 10/02/1992).

Nel caso di specie, se è vero che, sin dal 2002, il contribuente ha trasferito la residenza anagrafica ad altro indirizzo nello stesso Comune di domicilio fiscale, è pur vero che la notificazione effettuata tramite il servizio postale e per compiuta giacenza comporta, sino a querela di falso, che al primo indirizzo, costantemente indicato in tutte le dichiarazioni fiscali dal 2004 al 2009, l’agente postale ha comunque riscontrato la presenza di un recapito sicuramente riferibile al contribuente, cioè una cassetta nominativa dove inserire l’avviso.

Secondo l’insegnamento della Suprema Corte, con riferimento al domicilio fiscale indicato dal contribuente nella dichiarazione annuale del redditi, costituisce atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il recapito sia ai fini delle notificazioni, sia ai fini della legittimazione a procedere; sicché lo ius variandi dev’essere esercitato in buona fede e nel rispetto del principio dell’affidamento che deve informare la condotta dei soggetti del rapporto tributarlo, senza che il contribuente possa sfruttare a suo vantaggio anche un eventuale errore.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

L’indicazione nelle proprie dichiarazioni dei redditi dell’indirizzo della propria abitazione costituisce specificazione – nell’ambito del domicilio fiscale costituito dal Comune di residenza – di uno dei luoghi in cui può essere effettuata la notificazione di atti tributari secondo le regole e le priorità di cui all’articolo 139 cod. proc. civ.
Con riferimento al domicilio fiscale indicato dal contribuente nella dichiarazione annuale del redditi, costituisce atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il recapito sia ai fini delle notificazioni, sia ai fini della legittimazione a procedere.
Il D.M. 9 aprile 2001 (G.U. n. 95 del 24/04/2001), nel dettare le condizioni generali del servizio postale, prescrive all’articolo 45 che «per la distribuzione degli invii semplici devono essere installate, a spese di chi le posa, cassette accessibili ai portalettere» e che «le cassette devono recare, ben visibile, l’indicazione del nome dell’intestatario e di chi ne fa uso».
Spetta dunque al contribuente dimostrare che nel luogo dell’eseguita notifica postale in realtà non vi sia alcun recapito (dimora, domicilio, etc.), impugnando di falso le risultanze della relazione dell’agente postale circa la presenza in loco di una cassetta intestata a nome del destinatario e circa la temporanea irreperibilità di quest’ultimo sul posto.
Si aggiunga che, ai sensi dell’articolo 32 D.M. cit. «in caso di assenza all’indirizzo indicato, il destinatario e altre persone abilitate a ricevere l’invio possono ritirarlo presso l’ufficio postale di distribuzione, entro i termini di giacenza previsti dall’art. 49»; mentre quest’ultima disposizione stabilisce che «la posta non recapitata rimane in giacenza presso l’ufficio di distribuzione» e che, «trascorsi i termini di giacenza, se non è possibile o dovuta la restituzione al mittente, gli invii vengono distrutti».
La disciplina sulla raccomandata con avviso di ricevimento, mediante la quale può essere notificato l’avviso di liquidazione o di accertamento senza intermediazione dell’ufficiale giudiziario, è quella dettata dalle disposizioni concernenti il servizio postale ordinario per la consegna dei plichi raccomandati, in quanto le disposizioni di cui alla legge n. 890 del 1982, attengono esclusivamente alla notifica eseguita dall’ufficiale giudiziario ex art. 140 cod. proc. civ. (Cass. Sez. 5, sentenza n. 9111 del 06/06/2012).
Corte di Cassazione – Sentenza N. 6959/2015

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