Lavoro

Indennità di disoccupazione: gli aspetti più curiosi

Indennità di disoccupazione: gli aspetti più curiosi
Le domande più frequenti o più curiose sull’indennità di disoccupazione

A CHI SPETTA L’ASPI?

L’ASpI spetta ai lavoratori assicurati contro la disoccupazione involontaria, che abbiano concluso il rapporto di lavoro per motivi non imputabili alla propria volontà, ossia

  • lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato;
  • lavoratori assunti con contratto a tempo determinato;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno “non stagionale” (messaggio n. 6449 del 18 marzo 2008);
  • lavoratori licenziati a seguito di un periodo di lavoro svolto con contratto di inserimento (periodi di effettiva attività lavorativa svolta in esecuzione di tali contratti);
  • lavoratori che risolvono il rapporto di lavoro per “notevoli variazioni delle condizioni di lavoro (…)” anche qualora il licenziamento avvenga per risoluzione consensuale (circolare n. 108 del 10 ottobre 2006);
  • lavoratori sospesi per mancanza di lavoro (per un massimo di 90 giornate, circolare n, 39 del 06 marzo 2009).

ATTENZIONE: il lavoratore deve fornire ai Centri per l’impiego la dichiarazione di “immediata disponibilità” allo svolgimento di attività lavorativa (D.L. n. 297 del 19 gennaio 2002).

A CHI NON SPETTA L’ASPI?

L’ASpI non spetta:

  • ai lavoratori che non abbiano provveduto a fornire ai Centri per l’impiego la dichiarazione di “immediata disponibilità” allo svolgimento di attività lavorativa (la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro può essere allegata anche online contestualmente alla presentazione telematica della domanda ASpI: a tal proposito si veda questo articolo);
  • agli extracomunitari con permesso di soggiorno stagionale (circolare n. 123 del 03 giugno 1999);
  • ai lavoratori iscritti nella gestione separata che svolgono esclusivamente lavori parasubordinati;
  • ai lavoratori autonomi;
  • ai soci dipendenti da società o enti cooperativi anche di fatto di cui al D.P.R. n. 602/70;
  • ai soci delle cooperative della piccola pesca di cui alla Legge n. 250/58;
  • ai soci delle cooperative teatrali e cinematografiche;
  • ai caratisti, agli armatori e proprietari armatori imbarcati su navi da pesca da loro stessi armate;
  • agli apprendisti (licenziati entro il 31 dicembre 2008);
  • ai lavoratori che presentino la domanda oltre il termine previsto (60 giorni dalla data del licenziamento);
  • ai lavoratori titolari di trattamento pensionistico diretto;
  • ai lavoratori che si dimettono volontariamente.

Limitatamente ai lavoratori che si dimettono volontariamente, fanno eccezione:

  • lavoratrici madri che si dimettono nel periodo di puerperio (o lavoratori padri), ossia entro il compimento di un anno di vita del bambino;
  • coloro che si dimettono per giusta causa (a tal proposito si veda la circolare Inps n. 163 del 20 ottobre 2003).

Dimissioni lavoratrice madre/lavoratore padre. L’ASpI viene riconosciuta alle lavoratrici madri che si dimettono durante il periodo in cui esiste il divieto di licenziamento (dalla data di gestazione – 300 giorni prima della data presunta del parto – fino al compimento del 1° anno di età del bambino) o di padri lavoratori che si dimettono durante la durata del congedo di paternità e fino al compimento del 1° anno di età del bambino. In presenza degli altri requisiti, dunque, le dimissioni non precludono il diritto all’indennità di disoccupazione.
Dimissioni per giusta causa. Per quanto concerne i lavoratori che si dimettono per giusta causa, l’Inps – circolare. n. 163/2003 – ha accolto l’orientamento indicato nella sentenza n. 269/2002 della Corte Costituzionale, che prevede il pagamento dell’indennità ordinaria di disoccupazione anche quando vi siano state dimissioni “per giusta causa”, indicate dalla giurisprudenza. Secondo la giurisprudenza sono dimissioni per giusta causa quelle determinate:

  • dal mancato pagamento della retribuzione;
  • dall’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
  • dalle modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
  • dal cosiddetto mobbing, crollo dell’equilibrio psico-fisico del lavoratore a causa di comportamenti vessatori da parte dei superiori gerarchici o dei colleghi;
  • dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda;
  • dallo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”;
  • dal comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente.

Nel presentare la domanda il lavoratore deve allegare la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà da cui risulti, la sua volontà di “difendersi in giudizio” nei confronti di un comportamento illecito del datore di lavoro, nonché altri documenti quali diffide, esposti, denunce, citazioni, ricorsi d’urgenza ex art. 700 c.p.c., sentenze od ogni altro documento idoneo, e deve impegnarsi a comunicare l’esito della controversia giudiziale o extragiudiziale.
Qualora la dimissione sia determinata da mancato pagamento della retribuzione, il lavoratore non dovrà più allegare alcuna dichiarazione da cui risulti la volontà di “difendersi in giudizio” (messaggio n. 16410 del 20 luglio 2009).
Se l’esito della controversia non riconosce la giusta causa di dimissioni, l’Inps recupererà l’indennità di disoccupazione eventualmente corrisposta, così come già avviene nel caso in cui il lavoratore, a seguito di licenziamento giudicato illegittimo, viene reintegrato nel posto di lavoro.

QUALI REQUISITI DEVO POSSEDERE PER POTERE RICHIEDERE LA DISOCCUPAZIONE?

Per poter beneficiare dell’indennità di disoccupazione è necessario che tutti i requisiti previsti siano soddisfatti.
I requisiti amministrativi sono:

  • anzianità contributiva;
  • requisito contributivo.

Gli altri requisiti indispensabili sono:

  • permanenza della capacità lavorativa;
  • disponibilità al lavoro resa al Centro per l’impiego.

Anzianità contributiva. Per i soggetti indicati nel paragrafo “A CHI SPETTA” devono essere trascorsi almeno due anni dal versamento del primo contributo contro la disoccupazione. Si precisa che il biennio viene determinato a decorrere dal primo giorno in cui il lavoratore risulta disoccupato.
Esempio: lavoro cessato il 13 gennaio 2012; il primo giorno da disoccupato è il 14 gennaio 2012; il biennio andrà calcolato a ritroso dal 14 gennaio 2012 (fino, quindi, al 14 gennaio 2010) e a tale data (14 gennaio 2010) o antecedentemente deve essere presente almeno un contributo di DS (contributo Ds anche per un solo giorno che comunque si considera come una settimana coperta da contribuzione DS).
Requisito contributivo. I soggetti indicati nel paragrafo “A CHI SPETTA” devono far valere almeno un anno di contribuzione (52 settimane contributive) contro la disoccupazione (contributo DS e/o contributo ASpI) nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione. Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989). La disposizione relativa alla retribuzione di riferimento non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti per i quali continuano a permanere le regole vigenti.
Si ricorda, infine, che, per le nuove tipologie di lavoratori assicurati (es. apprendisti), che non hanno precedente contribuzione contro la disoccupazione, poiché il nuovo contributo ASpI è dovuto a partire dal 1° gennaio 2013, solo da tale data iniziano a maturare l’anzianità assicurativa e il requisito contributivo; l’eventuale e precedente contribuzione contro la disoccupazione, versata o dovuta, continua a produrre i suoi effetti ai fini dell’accertamento dei requisiti soggettivi per l’ammissione alla nuova indennità di disoccupazione. A titolo esemplificativo un lavoratore appartenente alle nuove categorie, quale un socio dipendente dal 1° gennaio 2013 di una cooperativa, per il quale risultasse dovuto il contributo contro la disoccupazione derivante da precedenti rapporti di lavoro, può farlo valere per la verifica dei requisiti richiesti necessaria per ottenere una eventuale nuova tutela di disoccupazione.
Capacità lavorativa. Per poter erogare la prestazione di disoccupazione è necessario che il lavoratore abbia una pur residua capacità lavorativa. Infatti, nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro conseguente al superamento del periodo di conservazione del posto di lavoro (cosiddetto periodo di comporto) per malattia, infortunio o invalidità, il requisito della capacità lavorativa, deve essere comprovato mediante presentazione di certificazione medica contenente le date di inizio e fine della malattia, ecc., nonché la data di riacquisto della capacità lavorativa stessa, data da cui decorrerà l’eventuale diritto all’indennità.
Disponibilità al lavoro. Per poter beneficiare della prestazione è necessario che il lavoratore si trovi nella condizione di “disoccupato in cerca di occupazione”, e quindi risulta indispensabile che venga resa la disponibilità al Centro per l’Impiego. Infatti, il lavoratore deve fornire al Centro per l’Impiego la dichiarazione di “immediata disponibilità” allo svolgimento di attività lavorativa.

ERO OCCUPATO CONTEMPORANEAMENTE PRESSO DUE DATORI DI LAVORO, MA HO CESSATO UNA DELLE DUE OCCUPAZIONI, HO DIRITTO ALL’ASPI?

Il lavoratore occupato contemporaneamente presso due datori di lavoro, quando sia rimasto disoccupato a seguito della cessazione di una delle due occupazioni, può essere ammesso all’indennità di disoccupazione allorché questa intervenga nell’attività che costituisce la sua principale risorsa economica.

LA MIA DOMANDA ASPI NON E’ STATA ACCOLTA. IN QUANTO TEMPO SI PRESCRIVE IL DIRITTO?

Qualora la Sede competente non abbia provveduto ad emettere una specifica notifica del provvedimento, in relazione ad una domanda di disoccupazione, il diritto ad ottenere la prestazione si prescrive nel termine di 10 anni.

DEVO ESPATRIARE, COME FUNZIONA IN QUESTO CASO LA DISOCCUPAZIONE?

I lavoratori disoccupati che espatriano in paesi non membri dell’Unione Europea o non convenzionati decadono dal diritto all’indennità di disoccupazione.

I lavoratori che soggiornano per “brevi periodi” (messaggio n. 17576 del 4 agosto 2008) conservano invece il diritto all’indennità in caso di espatrio per gravi e comprovati motivi di salute o di famiglia. Gli assicurati devono però presentare idonea documentazione attestante i motivi dell’espatrio.

Le ipotesi più significative di soggiorni per brevi periodi sono:

  • soggiorno per matrimonio nel limite di 15 giorni, periodo previsto per il congedo matrimoniale (certificato di matrimonio);
  • soggiorno per motivi di salute propria o di un familiare (certificati medici);
  • soggiorno per il lutto di un familiare all’estero nel limite di 3 giorni di permesso normalmente previsti, più i giorni necessari per il viaggio (certificato di morte);
  • soggiorno all’estero per turismo.

I cittadini extracomunitari, regolarmente soggiornanti in Italia, sotto il profilo delle prestazioni assicurative sociali sono equiparati ai cittadini italiani. Le ipotesi sopra indicate valgono perciò anche per tali lavoratori, nel caso in cui rientrino, con le stesse modalità e per gli stessi motivi, nei Paesi d’origine (messaggio n. 931 del 27 ottobre 2003).

SONO UN LAVORATORE AUTONOMO, HO DIRITTO ALLA DISOCCUPAZIONE?

L’indennità viene corrisposta a coloro per i quali risulti un’occupazione in proprio preesistente alla cessazione dell’attività alle dipendenze di terzi.

L’attività che il disoccupato continua ad esplicare per proprio conto dopo la cessazione dell’attività alle dipendenze altrui, indipendentemente dal carattere e dalla natura dell’attività stessa, non costituisce impedimento all’indennizzabilità dello stato di disoccupazione.

L’indennità non viene corrisposta a coloro che iniziano un’attività in proprio dopo la cessazione dell’attività alle dipendenze di terzi. Essi avranno diritto alla disoccupazione ordinaria solo nel caso che l’attività in proprio non rivesta carattere di continuità e professionalità.

I LAVORATORI DETENUTI HANNO DIRITTO ALLA DISOCCUPAZIONE?

I lavoratori detenuti hanno diritto alle prestazioni di disoccupazione, legge n. 56/87, in quanto “lo stato di detenzione o di internamento non costituisce causa di decadenza dal diritto all’indennità di disoccupazione ordinaria o speciale”.

COSA SI INTENDE PER “SETTIMANA NATALIZIA”?

E’ una gratifica che spetta ai lavoratori che percepiscono l’indennità di disoccupazione per almeno una giornata nel periodo compreso tra il 18 ed il 24 dicembre di ogni anno. In questo caso, l’importo spettante sarà pari a sei giornate dell’indennità che si sta percependo, comprensiva di eventuali assegni al nucleo, e sarà sommato alla normale indennità (circolare n. 53081 OBG 1949/591; OBG 1950/372 e 3-278 PRS 1957/1042).

POSSO RINUNCIARE ALL’INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE DOPO AVERNE FATTO RICHIESTA?

L’indennità di disoccupazione non può essere rinunciata dal lavoratore che ne abbia fatto domanda in quanto considerata una prestazione d’urgenza, cioè che interviene in un momento di bisogno. Pertanto un lavoratore che abbia già percepito l’importo della disoccupazione non può in nessun caso rinunciarvi.
Diversa la situazione di un lavoratore che, pur avendo fatto la domanda, non abbia provveduto materialmente all’incasso della somma, in questo caso potrà non riscuotere l’indennità facendone così prescrivere il diritto.

COME VIENE CALCOLATA UNA SETTIMANA CONTRIBUTIVA?

Affinché possa essere considerato utile il contributo settimanale è necessario che la retribuzione media settimanale percepita dal lavoratore sia pari o superiore ad un importo minimo prestabilito. Questo importo minimo prestabilito è pari al 40% del trattamento minimo di pensione in vigore al 1° gennaio di ogni anno (l’importo così calcolato lo definiremo “minimale settimanale”). Pertanto, se dividendo la retribuzione del lavoratore per il numero di contributi settimanali versati, l’importo medio settimanale calcolato sarà pari o superiore al 40% del trattamento minimo di pensione a gennaio dell’anno di riferimento, le settimane contributive saranno interamente accreditabili. Nel caso in cui questo minimale non venisse raggiunto, il numero dei contributi massimi accreditabili ai fini della disoccupazione, sarà calcolato dividendo la retribuzione imponibile annua per il “minimale settimanale”.
Sono considerati utili anche i contributi dovuti anche se non effettivamente versati (Automaticità delle prestazioni previdenziali). Infatti, al lavoratore che non ha la possibilità di documentare il proprio trascorso assicurativo/contributivo, è possibile accogliere la domanda di disoccupazione quando – tramite la Direzione Provinciale del Lavoro, Servizio Ispettivo, o l’Ufficio Ispettivo dell’Istituto – sia accertata l’esistenza di un rapporto di lavoro soggetto all’obbligo assicurativo. Ciò indipendentemente dal fatto che sia possibile o meno recuperare i contributi omessi, purché tali contributi siano utili al raggiungimento dei requisiti previsti e non prescritti.

POSSO PERCEPIRE LA DISOCCUPAZIONE PIU’ DI UNA VOLTA NELLO STESSO ANNO?

Qualora un lavoratore percepisca l’intera indennità di disoccupazione spettante, venga successivamente assunto per un breve periodo e poi licenziato, pur sussistendo i requisiti amministrativi questo non potrà beneficiare di un’altra indennità se non a distanza di un anno dalla decorrenza della precedente prestazione.
L’anno mobile è quel periodo di tempo, della durata di 365 giorni, che decorre dalla data di inizio della disoccupazione indennizzata.
Poniamo che un lavoratore che non abbia superato i 50 anni di età, acquisisca il diritto all’indennità di disoccupazione a decorrere dal 10/3/2014, potrà godere nell’arco dell’anno mobile, cioè dal 10/3/2014 al 9/3/2015 di un massimo di 240 giorni (8 mesi) di disoccupazione, ossia una sola indennità per intero.
Potrebbe infatti verificarsi che il suddetto lavoratore, finito di beneficiare dell’intera indennità dal 10/3/2014 al 9/11/2014, venga riassunto il 12/11/2014, lavori per circa 2 mesi sino al 10/1/2015, e successivamente riproponga domanda per ottenere una ulteriore indennità di disoccupazione.
Qualora sussistano i requisiti per accogliere questa ulteriore domanda (anzianità contributiva, contribuzione nel biennio etc.), la domanda dovrà essere accolta, ma l’erogazione della prestazione non potrà avvenire prima del 10/3/2015, cioè a distanza di un anno dalla prima prestazione completamente goduta, ossia dopo l’anno mobile dalla precedente domanda.
E’ evidente che per beneficiare della prestazione il lavoratore dovrà restare ininterrottamente disoccupato dopo la presentazione della domanda.

Inps – Circolare N. 142/2012

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