Diritto

Indennità di disoccupazione: ecco quando spetta ai lavoratori a domicilio

Indennità di disoccupazione: ecco quando spetta ai lavoratori a domicilio
Per il lavoratore a domicilio che voglia ottenere la Mini ASpI, non basta percepire un reddito basso o svolgere un’attività lavorativa discontinua, ma occorre sempre l’estinzione definitiva del rapporto di lavoro e l’iscrizione alle liste di collocamento

Il lavoro a domicilio è una particolare tipologia contrattuale, nella quale la prestazione è resa al domicilio del lavoratore, ovvero in locali di cui questi abbia a qualsiasi titolo la disponibilità. Ebbene, per il lavoratore a domicilio che voglia ottenere l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti (Mini ASpI), non basta percepire un reddito basso o svolgere un’attività lavorativa discontinua (cioè intervallata da periodi di inattività), ma occorre sempre l’estinzione definitiva del rapporto di lavoro e l’iscrizione alle liste di collocamento. In caso contrario, l’indennità di disoccupazione involontaria assolverebbe a una funzione che non le è propria: quella di integrazione salariale per il lavoratore a domicilio, il quale invece è espressamente escluso da tale tipo di garanzia previdenziale. È questa la sintesi di una interessante sentenza della Corte di Cassazione n. 7383 del 28 marzo 2014.

IL FATTO

Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Bologna, riformando la sentenza del Tribunale di Reggio Emilia, accoglieva la domanda presentata da una lavoratrice a domicilio nei confronti dell’INPS, diretta ad ottenere l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti per l’anno 1988 che l’Istituto aveva negato per la mancata comunicazione da parte del datore di lavoro della sospensione dell’attività lavorativa nonostante la legge non prevedesse alcun compimento a carico del datore di lavoro.

A fondamento della decisione, la Corte d’Appello poneva alcuni principi affermati dalla Cassazione ed, in particolare, quello secondo cui, in difetto di previsione diretta o di espresso rinvio, non si estendono all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti i termini e le modalità che sono previsti per l’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali. Pertanto, secondo la Corte territoriale, ai fini della fruizione del trattamento di disoccupazione con requisiti ridotti non era necessario il controllo sullo stato di disoccupazione.

Avverso tale sentenza ricorre l’INPS in Cassazione. In particolare, l’Istituto pone il seguente interpello: “dichiarare se il lavoratore a domicilio abbia diritto nei periodi d’inattività lavorativa intercorrenti tra una commessa e l’altra (verificatesi nel caso di specie nell’anno 1988) all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti, oppure se tali periodi d’inattività, atteso che danno luogo ad uno stato di disoccupazione involontaria (peraltro non certificato dall’Autorità amministrativa) scaturente dall’estinzione del rapporto di lavoro, non consentano il riconoscimento del predetto diritto all’indennità di disoccupazione, sia con requisiti ordinari che ridotti”.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Suprema Corte accoglie il ricorso presentato dall’INPS. Premette innanzitutto che la fattispecie riguarda il caso di lavoratrice a domicilio rimasta priva di occupazione nei periodi di sospensione intercorrenti tra la consegna del lavoro commissionato ed un nuovo affidamento di lavori pur sempre nell’ambito di un unico rapporto di lavoro con lo stesso committente, mai risolto. Richiama poi un precedente orientamento della medesima Corte (sentenza n. 14127 del 1° ottobre 2002). In particolare, si da continuità giuridica alla soluzione allora adottata, secondo la quale il requisito contributivo ridotto non vale a superare, per i lavoratori a domicilio, la necessità, ai fini della fruizione dell’indennità di disoccupazione, della estinzione del rapporto di lavoro e della iscrizione alle liste di collocamento.

Del resto, secondo la Corte, la diversa soluzione finirebbe per assegnare alla indennità di disoccupazione involontaria una funzione ad essa estranea: quella di integrazione dei guadagni del lavoratore a domicilio non sufficientemente occupato, una funzione, cioè, del tutto analoga a quella propria delle garanzie previdenziali di integrazione salariale, dalle quali il lavoratore a domicilio è espressamente escluso.

In conclusione, la Corte di Cassazione rigetta l’originaria domanda della lavoratrice e cassa la sentenza della Corte territoriale, espressione evidente di una diversa regula iuris.

Ricordiamo che la Mini ASpI è una indennità rivolta al soggetto che, avendo svolto lavori brevi e discontinui (ad esempio, le supplenze del personale precario della scuola privata), non riesce a raggiungere il requisito di contribuzione minimo richiesto per ottenere l’ASpI (52 contributi settimanali nel biennio precedente l’inizio dello stato di disoccupazione). La Mini ASpI ha la finalità di indennizzare i periodi di non occupazione che si sono verificati nell’anno solare precedente la domanda (12 mesi precedenti l’inizio dello stato di disoccupazione).

Corte di Cassazione – Sentenza N. 7383/2014

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