Diritto

Indeducibilità dei costi: abolizione del regime irretroattiva

Indeducibilità dei costi: abolizione del regime irretroattiva
Va esclusa la retroattività della sopravvenuta eliminazione da parte della riforma del 2006 del previgente regime che prevede – quanora non separatamente indicati in dichiarazione – l’indeducibilità dei costi scaturenti da operazioni intercorse con soggetti residenti e fiscalmente domiciliati in Stati o territori “a fiscalità privilegiata

In tema di determinazione del reddito d’impresa, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2612 dell’11 febbraio 2015 ha affermato il principio secondo cui va esclusa la retroattività della sopravvenuta eliminazione da parte della riforma del 2006 del previgente regime che prevede – qualora non separatamente indicati in dichiarazione – l’indeducibilità dei costi scaturenti da operazioni intercorse con soggetti residenti e fiscalmente domiciliati in Stati o territori “a fiscalità privilegiata”.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra una società e l’Agenzia delle Entrate. A seguito di accesso, con ispezione documentale, presso i locali di una S.r.l. emerse che la società, nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2003, non aveva indicato, separatamente, le spese ed i componenti negativi di reddito derivanti da operazioni intercorse con imprese aventi sede nelle Filippine (Paese a fiscalità privilegiataex D.M. 23 gennaio 2002).
La società presentò, quindi, dichiarazione integrativa, con la quale provvedeva a detta indicazione separata.

L’Ufficio, rilevata l’irrilevanza di tale dichiarazione, in quanto presentata successivamente all’accesso e all’ispezione, e poiché non vi era stato il pagamento delle sanzioni, provvedeva ad emettere avviso di accertamento, recuperando a tassazione i costi non indicati separatamente con conseguente accertamento di maggior reddito ai fini dell’IRAP e dell’IRPEG.

Avverso l’atto impositivo la società proponeva ricorso, che veniva rigettato dall’adita CTP.

La decisione, appellata dalla contribuente – la quale, tra l’altro, invocava l’applicazione dello ius superveniens costituito dall’art. 1, commi 301, 302 e 303 della legge n. 299/06 – veniva integralmente riformata dalla CTR la quale annullava l’atto impositivo.

Il Giudice di appello – premesso che con l’avviso di accertamento era stata contestata solo la mancata separata indicazione delle operazioni di importazione mentre non vi era stata alcuna evasione del tributo né si era contestata l’effettività delle operazioni – riteneva che, nella specie, trovasse applicazione lo ius superveniens, avente efficacia retroattiva, non solo per la misura delle sanzioni, ma, anche, in ordine alla deducibilità dei costi non separatamente indicati nella dichiarazione.

Inoltre, il Giudice di appello riconosceva effetto sanante alla dichiarazione presentata dalla contribuente.

Avverso la sentenza l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, censurando, per quanto qui di interesse, il capo della sentenza che aveva riconosciuto l’applicabilità dell’art. 1, comma 302 della suddetta legge (ovvero pagamento di una sanzione pari al 10% dei costi non indicati in dichiarazione).
Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’errore di diritto in cui sarebbe incorso il giudice di appello è palese laddove il comma 303 prevede che la disposizione di cui al comma 302 si applica anche per le violazioni commesse prima dell’entrata in vigore della legge e, sempre, che il contribuente fornisca la prova mentre, resta, in ogni caso, ferma la sanzione amministrativa prevista dalla legge, con la conseguenza, che nella specie sarebbero applicabili entrambe le sanzioni.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Erario. In particolare, osservano gli Ermellini, con riferimento al caso di specie, che ai fini della soluzione della controversia si rivela necessario stabilire se la retroattività della normativa innovativa sia circoscritta alla disciplina sanzionatoria o coinvolga, invece, anche il profilo dell’abolizione della regime di assoluta indeducibilità dei costi non separatamente indicati in dichiarazione.

I giudici della Suprema Corte propendono per la seconda soluzione, così convenendo con l’Agenzia delle Entrate la quale sostiene che il dato letterale sembra escludere la retroattività della sopravvenuta eliminazione del previgente regime d’indeducibilità, se non separatamente indicati in dichiarazione, dei costi scaturenti da operazioni intercorse con soggetti residenti e fiscalmente domiciliati in Stati o territori “a fiscalità privilegiata”, regime incontrastatamente sancito dalla norme succedutesi sino al 31 dicembre 2006.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

Di rilievo la conseguenze pratiche della sentenza.
Trasformando la separata indicazione in dichiarazione dei costi in oggetto, da presupposto di deducibilità dei costi medesimi in obbligo dichiarativo amministrativamente sanzionato, la normativa ha coniugato la deducibilità dei costi che il contribuente dimostri effettivi ed inerenti, indipendentemente dalla relativa separata indicazione in dichiarazione, con il mantenimento, a fini di controllo (seppur con effetti più circoscritti), dell’obbligo d’indicazione separata in dichiarazione.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 2612/2015

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