Diritto

Indagini bancarie: onere della prova sul contribuente

Indagini bancarie: onere della prova sul contribuente
Nella determinazione del reddito d’impresa incombe al contribuente dimostrare che le somme movimentate sui c/c bancari non attengono ad alcuna fonte di reddito tassabile

Nella determinazione del reddito d’impresa incombe al contribuente dimostrare che le somme movimentate sui c/c bancari non attengono ad alcuna fonte di reddito tassabile. Lo ha ricordato la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 1236 del 22 gennaio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra una S.n.c. contribuente e l’Agenzia delle Entrate. La CTR ha respinto l’appello dell’Agenzia proposto contro la sentenza della CTP che aveva integralmente accolto il ricorso della società avverso atto di contestazione di sanzioni (“per omessa regolarizzazione […] di operazioni imponibili passive derivanti dai prelevamenti risultanti nell’anno di imposta 1998, considerati come acquisti senza fattura”) adottato a seguito di un separato avviso di rettifica ai fini IVA per l’anno 1998, emesso a seguito di due distinti PVC nel primo dei quali erano stati contestati indebita registrazione di costi non inerenti e omessa dichiarazione di ricavi a titolo di canoni di locazione per la concessione in gestione di un ristorante e nel secondo dei quali era stata contestata l’omesso assoggettamento a tassazione di ricavi desunti sulla scorta delle acclarate movimentazioni bancarie, sia in addebito che in accredito, risultanti sui conti correnti intestati ai soci componenti della società contribuente, fatte oggetto di apposita indagine, e che non avevano trovato corrispondenza nelle registrazioni contabili.

L’avviso di accertamento era stato fatto oggetto di autonoma impugnazione da parte sia dei soci che della società e risultava ancora sub iudice.

La CTR, giudicando sull’appello proposto contro la pronuncia della CTP relativa al solo atto di contestazione delle sanzioni di cui si è detto, ha motivato la decisione nel senso che risultava illogico l’operato dell’Ufficio che aveva “indirizzato l’indagine sulla S.n.c. la quale aveva ceduto in locazione l’azienda”, peraltro svolgendo indagine bancaria sui soci della società in nome collettivo e non sull’effettivo gestore del ristorante.

Contro la sentenza, proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia, in particolare dolendosi del fatto che il giudice del merito avesse dato incongruo risalto alla circostanza che la S.n.c. non avesse effettivamente esercitato l’attività di ristorazione, ciò che non poteva certo sottrarre la medesima società ed i soci dall’onere di giustificare le movimentazioni bancarie di cui si è detto e che avrebbero dovuto essere considerate,presuntivamente, come materia imponibile sottratta a tassazione.

Sul punto la società non aveva in alcun modo assolto al proprio onere e perciò non aveva fornito la prova che le movimentazioni medesime non fossero riconducibili a fatti imponibili. L’argomento addotto dalla CTR a sostegno del proprio convincimento era tutt’altro che concludente rispetto al thema decidendum, atteso che non poteva servire a fornire alcuna indicazione circa la provenienza e la natura delle predette movimentazioni bancarie, sebbene risultanti sul conto dei soci e presumibilmente riferibili all’attività commerciale esercitata dalla società.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia. In particolare, hanno osservato i giudici di legittimità, non assume particolare rilievo la circostanza che alcuni dei conti correnti bancari oggetto di indagine non fossero intestati direttamente alla società contribuente ma ai suoi soci, atteso il costante orientamento della stessa giurisprudenza secondo il quale, in tema di accertamento delle imposte, la normativa tributaria autorizza l’Ufficio finanziario a procedere all’accertamento fiscale anche attraverso indagini su conti correnti bancari formalmente intestati a terzi, ma che si ha motivo di ritenere connessi ed inerenti al reddito del contribuente, acquisendo dati, notizie e documenti di carattere specifico relativi a tali conti, sulla base di elementi indiziari tra i quali può assumere rilievo decisivo la mancata risposta del contribuente alla richiesta di chiarimenti rivoltagli dall’Ufficio in ordine ai medesimi conti, e senza che l’utilizzabilità dei dati dagli stessi risultanti trovi ostacolo nel divieto di doppia presunzione, attenendo quest’ultimo alla correlazione tra una presunzione semplice ed un’altra presunzione semplice, e non già al rapporto con una presunzione legale, quale è quella che ricorre nella fattispecie in esame.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

Di rilievo la conseguenze pratiche della sentenza. Non è onere dell’Amministrazione offrire la prova della diretta correlazione tra le movimentazioni bancarie ed una specifica attività d’impresa, incombendo invece all’onere di parte contribuente dimostrare che le somme movimentate sui conti correnti bancari non attengono ad alcuna fonte di reddito assoggettabile a tassazione; in difetto di tale prova, la presunzione disciplinata dalla legge non può che condurre alla conclusione dell’imponibilità, con le necessarie conseguenze ai fini delle sanzioni conseguenti alle contestazioni oggetto dell’avviso di accertamento.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 1236/2015

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