Diritto

Indagini bancarie: accertamento legittimo anche se non viene esibita l’autorizzazione

Indagini bancarie: accertamento legittimo anche se non viene esibita l’autorizzazione
La mancata esibizione all’interessato dell’autorizzazione necessaria agli Uffici per l’espletamento di indagini bancarie non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite dall’Ufficio o dalla Guardia di Finanza, potendo l’illegittimità essere dichiarata soltanto nel caso in cui dette movimentazioni siano state acquisite in materiale mancanza dell’autorizzazione, e sempre che tale mancanza abbia prodotto un concreto pregiudizio per il contribuente

In tema di accertamento dell’IVA, l’autorizzazione prescritta dalla legge ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie risponde a finalità di mero controllo delle dichiarazioni e dei versamenti d’imposta e non richiede alcuna motivazione; pertanto, la mancata esibizione della stessa all’interessato non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite dall’Ufficio o dalla Guardia di Finanza, potendo l’illegittimità essere dichiarata soltanto nel caso in cui dette movimentazioni siano state acquisite in materiale mancanza dell’autorizzazione, e sempre che tale mancanza abbia prodotto un concreto pregiudizio per il contribuente. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 15807 del 27 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la CTR del Lazio rigettava l’appello proposto dall’Ufficio avverso la pronunzia di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto da un contribuente contro l’avviso di accertamento relativo a IRPEF per l’anno 2002.

Secondo il giudice di appello era da ritenere fondata la preliminare eccezione di nullità dell’avviso per la mancata allegazione dell’atto autorizzativo all’acquisizione dei dati bancari. Tale omissione non aveva consentito di individuare le ragioni poste a base del mezzo istruttorio, nemmeno risultando rispettato l’obbligo di motivazione del provvedimento medesimo. La mancata conoscenza e produzione del provvedimento di autorizzazione in allegato all’avviso di accertamento determinava quindi una carenza di motivazione dell’atto impositivo, cagionandone l’invalidità alla stregua dell’art. 7 della legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente).
Occorreva poi tenere conto dell’obbligatorietà della motivazione dei provvedimenti amministrativi nascente dalla legge n. 241/1990, applicabile anche all’atto di autorizzazione alle indagini bancarie. Aggiungeva, ancora, la CTR che l’atto autorizzativo anzidetto era in grado di incidere direttamente sulle posizioni giuridiche dei soggetti contribuenti e in forza dell’art. 12 della legge n. 212/2000; ciò imponeva all’Ufficio di esplicitare in motivazione le ragioni effettive che lo avevano indotto al compimento del mezzo istruttorio. Pertanto l’attività di verifica risultava svuotata dei presupposti erroneamente considerati dall’Ufficio per giustificare gli accessi operati. Tali ragioni avevano secondo la CTR natura assorbente rispetto alle ulteriori questioni.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, rilevando che l’atto di autorizzazione alle indagini bancarie era stato regolarmente indicato nell’avviso di accertamento e che la mancata allegazione di tale atto non rendeva necessaria la sua esibizione al contribuente. Nemmeno poteva convenirsi con la CTR in ordine alla necessità della motivazione del provvedimento autorizzatorio, lo stesso avendo natura preparatoria e non provvedimentale.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, ricordano i giudici che “In tema di accertamento dell’IVA, l’autorizzazione prescritta dall’art. 51, secondo comma, n. 7 del d.P.R 26 ottobre 1972, n. 633 ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie risponde a finalità di mero controllo delle dichiarazioni e dei versamenti d’imposta e non richiede alcuna motivazione; pertanto, la mancata esibizione della stessa all’interessato non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite dall’Ufficio o dalla Guardia di Finanza, potendo l’illegittimità essere dichiarata soltanto nel caso in cui dette movimentazioni siano state acquisite in materiale mancanza dell’autorizzazione, e sempre che tale mancanza abbia prodotto un concreto pregiudizio per il contribuente” (Cass. n. 16874/2009).

Si è pure chiarito che in tema di accertamento delle imposte (nella specie IRPEF, IVA ed IRAP), l’autorizzazione necessaria agli Uffici per l’espletamento di indagini bancarie non deve essere corredata dall’indicazione dei motivi, non solo perché in relazione ad essa la legge non dispone alcun obbligo di motivazione, a differenza di quanto invece stabilito per gli accessi e le perquisizioni domiciliari, ma anche perché la medesima, nonostante il “nomen iuris” adottato, esplicando una funzione organizzativa, incidente esclusivamente nei rapporti tra uffici e avendo natura di atto meramente preparatorio, inserito nella fase di iniziativa del procedimento amministrativo di accertamento, non è nemmeno qualificabile come provvedimento o atto impositivo; tipologie di atti per le quali, rispettivamente, l’art. 3, comma primo, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e l’art. 7 della legge 27 luglio 2000, n. 212, prevedono l’obbligo di motivazione.

Inoltre, affinché l’erario possa utilizzare il risultato di accertamenti bancari effettuati nei confronti del contribuente è necessario che tali accertamenti siano stati debitamente autorizzati, ma non anche che il provvedimento di autorizzazione (la cui illegittimità può essere fatta valere dinanzi al giudice tributario soltanto quando venga ad inficiare il risultato fiscale del procedimento, e quindi l’accertamento tributario) venga esibito al contribuente.

Orbene, nel caso di specie erroneamente la CTR ha ritenuto decisiva ai fini della validità dell’atto di accertamento l’allegazione del provvedimento di autorizzazione al compimento delle indagini bancarie, tralasciando per contro di considerare l’incontestata esistenza del provvedimento autorizzatorio risultante dall’avviso di accertamento ed i principi della Suprema Corte precedentemente illustrati.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

In tema di accertamento dell’IVA, l’autorizzazione prescritta dall’art. 51, secondo comma, n. 7 del d.P.R 26 ottobre 1972, n. 633 ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie risponde a finalità di mero controllo delle dichiarazioni e dei versamenti d’imposta e non richiede alcuna motivazione; pertanto, la mancata esibizione della stessa all’interessato non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite dall’Ufficio o dalla Guardia di Finanza, potendo l’illegittimità essere dichiarata soltanto nel caso in cui dette movimentazioni siano state acquisite in materiale mancanza dell’autorizzazione, e sempre che tale mancanza abbia prodotto un concreto pregiudizio per il contribuente.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 15807/2015

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