Diritto

Incentivo all’esodo, tassazione più favorevole: quando si applica

Incentivo all'esodo, tassazione più favorevole: quando si applica
La norma che ha introdotto per i contributi d’incentivo all’esodo dei lavoratori dipendenti un’aliquota fiscale dimezzata rispetto a quella per il trattamento di fine rapporto è applicabile a tutti i lavoratori i quali abbiano superato una determinata età anagrafica, anche se non in possesso dei requisiti minimi per l’età pensionabile, in considerazione dell’obiettivo del legislatore di razionalizzare le risorse aziendali e creare nuove opportunità di lavoro

La norma che ha introdotto per i contributi d’incentivo all’esodo dei lavoratori dipendenti un’aliquota fiscale dimezzata rispetto a quella per il trattamento di fine rapporto è applicabile a tutti i lavoratori i quali abbiano superato una determinata età anagrafica, anche se non in possesso dei requisiti minimi per l’età pensionabile, in considerazione dell’obiettivo del legislatore di razionalizzare le risorse aziendali e creare nuove opportunità di lavoro. Né il suo ambito operativo può essere ridotto con l’inserimento negli accordi aziendali di limiti non contemplati dalla legge, in quanto, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione, le aziende non sono tenute a prevedere piani ed incentivi generalizzati o indirizzati ad una pluralità di destinatari. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 632 del 15 gennaio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra un contribuente e l’Agenzia delle Entrate. La Commissione Tributaria Regionale accoglieva l’appello del contribuente ed affermava il diritto dello stesso ad ottenere che le somme a lui versate a conclusione del rapporto di lavoro venissero qualificate come incentivo all’esodo e che, pertanto, venissero assoggettate alla tassazione più favorevole prevista per tali somme.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il contribuente, in particolare sostenendo la necessità che vi sia prova di un accordo aziendale in materia, o di una situazione di crisi della azienda, non reputandosi sufficiente che attraverso l’esodo si crei un vuoto che agevoli l’assunzione di una persona più giovane.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente. Si ricorda che l’incentivo all’esodo è una somma aggiuntiva, rispetto alle normali competenze spettanti, offerta al dipendente che accetta di risolvere anticipatamente il rapporto di lavoro, a titolo di corrispettivo per esodo volontario. Se la giurisprudenza ammette, con orientamento pressoché costante, che le somme concesse a titolo di incentivo all’esodo possano essere concordate anche a titolo individuale (non dovendo essere necessariamente concordate in occasione di un accordo collettivo), il Ministero delle Finanze, con la circolare n. 326 del 23 dicembre 1997, ha definito il concetto di “esodo”, ritenendo, al punto 8.2, che “in linea di principio, sia necessario che l’offerta del datore di lavoro a corrispondere maggiori somme, in funzione di detta cessazione anticipata, debba essere rivolta alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti in possesso dei requisiti previsti dalla norma, anche se poi di fatto venga utilizzata da uno soltanto dei destinatari dell’offerta (…)”. La disciplina fiscale si esaurisce, attualmente, nel comma 2 dell’articolo 19 del Tuir; tuttavia, precedentemente, vigeva (nel comma 4-bis del medesimo articolo) anche una misura fiscale di favore, poi abrogata, ma che ha dato vita ad un vasto contenzioso.

Il comma 4-bis dell’articolo 19, in vigore fino al 4 luglio 2006, prevedeva l’applicazione dell’aliquota del Tfr dimezzata per:

a) i lavoratori uomini con almeno 55 anni;
b) le lavoratrici donne con almeno 50 anni.

A seguito del ricorso presentato da un lavoratore (che aveva percepito una somma a titolo di incentivo all’esodo) il quale, non avendo ancora compiuto i cinquantacinque anni di età, aveva subito una ritenuta con l’aliquota del Tfr piena, senza riduzioni, la C.T.P. di Novara ha sottoposto alla Corte di Giustizia CE la seguente questione pregiudiziale circa la disparità di trattamento tra uomo e donna, vietata dall’articolo 141 (ex 119) Trattato dell’Unione Europea e dalla Direttiva CEE n. 76/2071, presente nel previgente articolo 17, comma 4-bis, del Tuir, laddove concede, a parità di condizioni, il vantaggio della tassazione dell’incentivo all’esodo e delle somme erogate in occasione della cessazione del rapporto di lavoro con l’aliquota ridotta alla metà (50%) ai lavoratori che hanno superato i 50 anni, se donne, e i 55 anni, se uomini.

La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza C-207/2004 (c.d. Vergani), ha dichiarato la norma discriminatoria per gli uomini di età compresa tra i 50 ed i 55 anni. La C.T.P. di Novara ha recepito tali conclusioni e, a seguire, si è sviluppato un contenzioso di dimensioni piuttosto rilevanti da parte di lavoratori uomini di età compresa tra i 50 ed i 55 anni, che, affermando la violazione dell’uguaglianza di trattamento che persegue la disciplina comunitaria, ritenevano di avere diritto al rimborso del 50% dell’imposta trattenuta. A seguito della sentenza Vergani, l’articolo 36, comma 23, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, ha abrogato il comma 4-bis dell’articolo 19 del Tuir.

Tanto premesso, nella sentenza qui esaminata, la Corte ha ricordato che la norma da applicare (l’art. 19, comma 4-bis T.U.I.R., reso ultrattivo dal D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 23, in relazione agli esodi conseguenti ad accordi aziendali anteriori al 4.7.06), testualmente disponeva: “per le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori che abbiano superato l’età di 50 anni l’imposta si applica con l’aliquota pari alla metà di quella applicata per la tassazione del trattamento di fine rapporto e delle altre indennità e somme indicate alla richiamata lettera a) del comma 1 dell’articolo 16”. Successivamente, però, la stessa giurisprudenza della Cassazione ha chiarito che sebbene l’art. 19, comma 4-bis T.U.I.R. costituisca norma eccezionale, di strettissima interpretazione, in quanto pone una deroga al principio di capacità contributiva, tale principio non legittima, però, una interpretazione che limiti il campo applicativo della disposizione con l’inserimento di un limite non previsto nella legge.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Di rilievo la conseguenze pratiche della sentenza.
Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Cassazione, con riguardo all’Irpef dovuta sulle somme corrisposte, in occasione della cessazione del rapporto, al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori che abbiano superato l’età di 50 anni se donne e di 55 se uomini, per l’applicazione del beneficio della riduzione dell’aliquota alla metà di quella applicata per la tassazione del trattamento di fine rapporto, l’art. 17, comma 4-bis, del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, non presuppone che ne siano oggetto, anche solo potenziale, una pluralità di addetti, e neppure che il datore di lavoro abbia offerto ad una pluralità di dipendenti condizioni speciali in caso di uscita anticipata dall’azienda.

Corte di Cassazione – Sentenza N, 632/2015

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