Diritto

Incentivi all’esodo sempre esenti da contributi

Le grandi potenzialità e i nodi regolamentari per incentivare la diffusione del settore e dare ossigeno ai cosiddetti soggetti "non bancabili"
Vanno escluse dall’imponibile contributivo, in quanto corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, non solo le retribuzioni conseguite con un apposito accordo per l’erogazione dell’incentivazione anteriore alla risoluzione del rapporto, ma tutte le somme con l’anzidetta funzione, potendo ciò risultare sia da una indicazione in tal senso nell’atto unilaterale di liquidazione delle spettanze finali, sia da elementi presuntivi

Vanno escluse dalle retribuzione imponibile in quanto corrisposte, in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, ai fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, non solo le somme conseguite con un apposito accordo per la erogazione dell’incentivazione anteriore alla risoluzione del rapporto, ma tutte le somme che risultino erogate in occasione della cessazione del rapporto di lavoro ai fini di incentivare l’esodo, potendo risultare ciò sia da una indicazione in tal senso nell’alto unilaterale di liquidazione delle spettanze finali, sia da elementi presuntivi. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10046 del 15 maggio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato da una S.p.A. avverso la sentenza con la quale il Tribunale di Roma aveva accolto la opposizione proposta dalla società avverso il decreto emesso per la ingiunzione, in favore dell’INPGI, del pagamento della somma di euro 25.305.904,00 e condannato la opponente al pagamento della minor somma di euro 24.246.983,00 oltre alla rifusione delle spese di giudizio.

La società chiedeva, in riforma della sentenza, l’accoglimento integrale della opposizione.

La Corte d’Appello ha accolto il gravame e, in riforma della sentenza appellata, nel pronunciare la cessazione della materia del contendere in ordine alle obbligazioni contributive oggetto della domanda di condono presentata dalla S.p.A. in data 20 gennaio 2010, ha dichiarato non dovute le ulteriori somme richieste dall’INPGI a titolo di contribuzione e somme aggiuntive.

Avverso questa pronuncia ricorre per cassazione l’Istituto.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dall’INPGI. La questione oggetto della controversia riguarda la assoggettabilità a contribuzione delle somme erogate dalla S.p.A. in relazione a 173 verbali di conciliazione in sede sindacale sottoscritti negli anni dal 1996 al 2000. La tesi della società ha sostenuto che tali somme, erogate come trattamento aggiuntivo in riferimento alla cessazione del rapporto, costituivano un incentivo all’esodo in un complessivo quadro di riduzione dell’organico del personale – tesi avversata dall’INPGI che al contrario ha sostenuto trattarsi di mero trattamento di miglior favore rispetto alle spettanze di fine rapporto.

L’art. 4, comma 2-bis, del D.l. n. 173/88, convertito nella legge n. 291/88 (in vigore fino al 31 dicembre 2007), prevede che: “La disposizione recata nel secondo comma, n. 3, del testo sostitutivo di cui all’art. 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153, va interpretata nel senso che dalla retribuzione imponibile sono escluse anche le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori”. Tale disposizione ha il dichiarato fine di favorire l’esodo dei lavoratori eccedentari; fine che può essere indifferentemente conseguito sia con l’uscita simultanea di un gran numero di lavoratori dall’azienda sia con la uscita in tempi diversi di uno o più lavoratori. Successivamente, l’art. 6 del D.Lgs. n. 314/97 ha previsto che sono escluse dalla retribuzione imponibile le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, nonché quelle la cui erogazione trae origine dalla predetta cessazione, fatta salva l’imponibilità della indennità sostitutiva del preavviso. Quindi rientrano tra le somme che vanno escluse dalle retribuzione imponibile in quanto corrisposte, in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, ai fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, non solo quelle conseguite con un apposito accordo per la erogazione dell’incentivazione anteriore alla risoluzione del rapporto, ma tutte le somme che risultino erogate in occasione della cessazione del rapporto di lavoro ai fini di incentivare l’esodo, potendo risultare ciò sia da una indicazione in tal senso nell’alto unilaterale di liquidazione delle spettanze finali, sia da elementi presuntivi (Cass., sez, lav., 13 dicembre 2004, n. 23230).

Corte di Cassazione – Sentenza N. 10046/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *