Diritto

Inail, prescrizione breve per la richiesta dell’indennità

Inail, prescrizione breve per la richiesta dell'indennità
La sospensione della prescrizione triennale dell’azione per il riconoscimento delle prestazioni da infortunio sul lavoro e malattie professionali opera limitatamente al decorso dei 150 giorni previsti per la liquidazione amministrativa delle indennità: la mancata pronuncia definitiva dell’Inail entro il suddetto termine configura una ipotesi di “silenzio significativo” della reiezione dell’istanza dell’assicurato e comporta, quindi, l’esaurimento del procedimento amministrativo e, con esso, la cessazione della sospensione della prescrizione

Maglie strette per la prescrizione nella cause di lavoro contro l’Inail. La Sezione lavoro della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 211 del 12 gennaio 2015, prende posizione in seno ad un contrasto giurisprudenziale chiarendo che la mancata risposta dell’Istituto all’istanza dell’assicurato nei 150 giorni previsti dalla legge determina un «silenzio significativo» che chiude il procedimento amministrativo con conseguente cessazione della sospensione della prescrizione.

IL FATTO
La vicenda prende le mosse da un infortunio verificatosi e denunciato all’istituto di previdenza nel 2001, per il quale però la domanda giudiziale per la liquidazione dell’indennità era stata proposta nel 2005. La Corte d’Appello di L’Aquila pur avendo accertato che al momento della proposizione dell’atto introduttivo del giudizio era ormai decorso sia il triennio previsto per promuovere l’azione, sia il termine di 150 giorni per l’adozione del provvedimento da parte dell’Inail, ha tuttavia ritenuto che la prescrizione fosse rimasta sospesa per tutto il tempo in quanto gli accertamenti amministrativi non erano stati definiti. Dunque, ben oltre il termine di 5 mesi disposto dall’articolo 111, comma 3, del D.P.R. n. 1124/65.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Una posizione non condivisa dalla pronuncia di Piazza Cavour che dà conto di orientamenti divergenti in seno alla Corte. Secondo alcune pronunce, infatti, il termine di prescrizione delle azioni per conseguire le prestazioni dell’Inail rimane sospeso durante la pendenza del procedimento amministrativo, anche ove questo non si concluda nel termine di 150 giorni previsto dalla legge.

Secondo l’opposto orientamento, a cui la sentenza intende dare continuità, invece, il periodo di sospensione ha una durata massima di 150 giorni, superato il quale si forma un silenzio rigetto che esaurisce il procedimento amministrativo, «ragione della sospensione della prescrizione, sicché non vi sarebbe giustificazione del protrarsi della sospensione oltre tale termine».

Per i giudici infatti nel contenzioso previdenziale vige un principio generale per cui «una volta che l’assicurato abbia proposto una domanda amministrativa di prestazione, vi devono essere tempi certi per la sua definizione sia in sede amministrativa, sia in sede giudiziaria».

Né osta a questa presa di posizione la sentenza n. 783/1999 a Sezioni Unite secondo cui l’efficacia sospensiva della prescrizione prevista dall’articolo 111 del D.P.R. n. 1124/65, «permane fino alla definizione del procedimento amministrativo di liquidazione». Infatti, spiega la pronuncia, «una definizione della fase amministrativa vi è già con il decorso dei termini, mediante una forma di “silenzio-rigetto”».

Da qui l’affermazione del seguente principio di diritto: «La sospensione della prescrizione triennale dell’azione per il riconoscimento delle prestazioni da infortunio sul lavoro e malattie professionali, di cui all’articolo 111, comma 2, D.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124, opera limitatamente al decorso dei 150 giorni previsti per la liquidazione amministrativa delle indennità dal terzo comma della stessa disposizione: la mancata pronuncia definitiva dell’Inail entro il suddetto termine configura una ipotesi di “silenzio significativo” della reiezione dell’istanza dell’assicurato e comporta, quindi, l’esaurimento del procedimento amministrativo e, con esso, la cessazione della sospensione della prescrizione».

E aggiunge la Cassazione siccome le Sezioni Unite hanno affermato che anche un atto stragiudiziale interrompe la prescrizione «ove l’interessato, una volta decorsi i termini, non voglia immediatamente proporre l’azione giudiziale, magari perché consapevole che l’accertamento in via amministrativa è in itinere e vuole attenderne l’esito, può cautelarsi mediante un comune atto stragiudiziale di messa in mora che comunque interrompe la prescrizione, facendo decorrere un nuovo triennio». Infatti, l’Istituto potrebbe sempre adottare un provvedimento tardivo, oltre i 150 o 210 giorni, in autotutela. Infine, ricorda la sentenza, anche la Corte Costituzionale (sentenza n. 207/1997) ha escluso la necessità di «una più lunga prescrizione».

Art. 111 D.P.R. 1124/65

Il procedimento contenzioso non può essere istituito se non dopo esaurite tutte le pratiche prescritte dal presente titolo per la liquidazione amministrativa delle indennità.
La prescrizione prevista dall’art. 112 del presente decreto rimane sospesa durante la liquidazione in via amministrativa dell’indennità.
Tale liquidazione, peraltro, deve essere esaurita, nel termine di centocinquanta giorni, per il procedimento previsto dall’art. 104, e di duecentodieci, per quello indicato nell’art. 83. Trascorsi tali termini senza che la liquidazione sia avvenuta, l’interessato ha facoltà di proporre l’azione giudiziaria.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 211/2015

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