Diritto

INAIL: domanda di revisione per aggravamento e revisione per errore

Infortuni sul lavoro e malattie professionali: Cassazione, domanda di revisione per aggravamento e domanda di revisione per errore hanno presupposti diversi
Infortuni sul lavoro e malattie professionali: Cassazione, domanda di revisione per aggravamento e domanda di revisione per errore hanno presupposti diversi

In tema di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, i due istituti della revisione per miglioramento o aggravamento delle condizioni di salute e quello della revisione per errore sono sostanzialmente differenti avendo caratteri e presupposti distinti.

Nel caso di specie, con ordinanza n. 9687 del 6 maggio 2014, la Corte di Cassazione è intervenuta per cassare una sentenza viziata da errore interpretativo compiuto dalla Corte d’Appello di Ancona, che ha confuso i presupposti alla base delle due diverse figure, decidendo così in maniera illogica.

Nel primo caso, la revisione viene disposta per un miglioramento o un aggravamento delle condizioni di salute dell’interessato e mira ad adattare alla situazione di fatto (che può variare nel tempo appunto perchè potrebbero ravvisarsi modifiche nella situazione personale del soggetto) l’importo della rendita dovuta dall’ente di previdenza, quest’ultimo a sua volta misurato sulla base della condizione di bisogno dell’assicurato.

Nel secondo caso, invece, la revisione è disposta a seguito di accertamento di errore iniziale di valutazione, valutazione effettuata sul presupposto che la concessione del beneficio rientrasse nei parametri di legge.

Sulla base di tale distinzione la Suprema Corte ha confermato che il giudice del merito, formulata da parte del resistente la domanda ai sensi dell’art. 137 del D.P.R. n. 1124/1965 (specifica per l’aggravamento), avrebbe dovuto decidere per l’accoglimento o il rigetto della stessa qualificando la domanda così come prevista dalla normativa di riferimento: non avendo l’Inail contestato l’effettivo aggravamento delle condizioni di salute dell’istante, la domanda dello stesso avrebbe potuto essere accolta solo se formulata in maniera da lamentare un errore di valutazione iniziale dell’amministrazione, e non, come nel caso di specie, per accertare una circostanza pacifica.

Art. 137 D.P.R. 1124/65

La misura della rendita di inabilità da malattia professionale può essere riveduta su domanda del titolare della rendita o per disposizione dell’Istituto assicuratore, in caso di diminuzione o di aumento della attitudine al lavoro ed in genere in seguito a modificazioni delle condizioni fisiche del titolare della rendita purchè, quando si tratti di peggioramento, questo sia derivato dalla malattia professionale che ha dato luogo alla liquidazione della rendita. La rendita può anche essere soppressa nel caso di recupero dell’attitudine al lavoro nei limiti del minimo indennizzabile.
La domanda di revisione deve essere presentata all’Istituto assicuratore e deve essere corredata da un certificato medico dal quale risulti che si è verificato un aggravamento nelle conseguenze della malattia professionale e risulti anche la nuova misura di riduzione dell’attitudine al lavoro.
Sulla predetta domanda l’Istituto assicuratore è tenuto a pronunciarsi entro novanta giorni dal ricevimento di essa.
Se l’Istituto assicuratore rifiuta di accogliere la domanda in tutto o in parte ovvero l’assicurato non accetta la riduzione o la soppressione della rendita, alle relative contestazioni si applicano le disposizioni dello art. 104.
Il titolare della rendita non può rifiutarsi di sottostare alle visite di controllo che siano disposte, ai fini del presente articolo, dall’istituto assicuratore. In caso di rifiuto, l’istituto assicuratore può disporre la sospensione del pagamento di tutta la rendita o di parte di essa.
La prima revisione può essere richiesta o disposta dopo che siano trascorsi sei mesi dalla data di cessazione del periodo di inabilità temporanea, ovvero, qualora non sussista tale inabilità, dopo che sia trascorso un anno dalla data di manifestazione della malattia professionale. Ciascuna delle successive revisioni non può essere richiesta o disposta a distanza inferiore ad un anno dalla precedente, mentre l’ultima può aversi soltanto per modificazioni avvenute entro il termine di quindici anni dalla costituzione della rendita.
La relativa domanda deve essere proposta, a pena, di decadenza, non oltre un anno dalla scadenza del termine di quindici anni di cui al comma precedente.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 9687/2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *