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IMU terreni agricoli: pagamento in scadenza

IMU terreni agricoli: pagamento in scadenza
Scade il 10 febbraio 2015 il termine entro il quale deve essere effettuato il versamento dell’IMU dovuta per il 2014 sui terreni agricoli che non possono beneficiare del regime di esenzione in base ai nuovi criteri stabiliti dal D.L. n. 4/2015

È ormai alle porte la scadenza del 10 febbraio 2015 per il versamento dell’IMU 2014 dovuta sui terreni agricoli.
Tralasciando le vicissitudini che negli ultimi mesi hanno portato a un doppio rinvio del termine per il versamento del tributo (in un primo momento al 26 gennaio 2015, poi al 10 febbraio 2015), cerchiamo di fare il punto sulle regole vigenti.
Il D.L. n. 4 del 24 gennaio 2015 ha recentemente ridefinito i parametri per l’esenzione IMU sui terreni agricoli. In particolare, ha reintrodotto un criterio di esenzione basato sulla classificazione dei comuni elaborata dall’ISTAT, in sostituzione dei criteri altimetrici introdotti dal D.M. 28 novembre 2014. La qualifica di comune “montano”, stando alle nuove regole, è pertanto nuovamente riferita all’elencazione predisposta dall’Istituto nazionale di statistica.
Il nuovo regime modula le esenzioni a seconda che i comuni di riferimento siano riconosciuti come totalmente o parzialmente montani, escludendo dall’agevolazione i terreni non montani.

Le nuove regole per l’esenzione
Il punto di partenza per comprendere se l’IMU sia dovuta o meno è rappresentato dall’elenco ISTAT.
Nel caso in cui l’apposita colonna sia contrassegnata con la letteraT” (totalmente montano), i relativi terreni sono esenti dal pagamento dell’IMU, sia per il 2014 che per le annualità successive.
L’imposta è, invece, dovuta con riferimento ai terreni situati nei comuni contrassegnati dalla letteraNM” (non montani).
Qualora il comune sia contrassegnato dalla letteraP” (parzialmente montano), l’esenzione è riservata ai soli contribuenti in possesso della qualifica di coltivatore diretto o di imprenditore agricolo professionale (IAP), iscritti nella previdenza agricola. Al contrario, il tributo è dovuto dai soggetti passivi che non rivestano una delle predette qualifiche.

L’art. 1, comma 2, del D.L. n. 4/2015 stabilisce, inoltre, che per i terreni agricoli situati nei comuni parzialmente montani, l’IMU non è dovuta nel caso in cui gli stessi siano concessi in comodato o affitto a coltivatori diretti o a IAP.
Sul punto, il Dipartimento delle Finanze, nella risoluzione n. 2/DF del 3 febbraio 2015, ha chiarito che l’agevolazione spetta a condizione che il soggetto concedente (in affitto o in comodato) rivesta anch’egli la qualifica di coltivatore diretto o IAP.
Nel caso in cui il terreno risulti in comproprietà tra più soggetti, di cui solo alcuni in possesso delle suddette qualifiche professionali, l’IMU è dovuta solamente dai restanti comproprietari in base alla rispettiva quota di possesso.

I criteri appena descritti trovano applicazione per l’anno d’imposta 2014 e per quelli successivi. Tuttavia, al fine di tutelare i contribuenti che si fossero adeguati alle regole introdotte dal D.M. 28 novembre 2014, il D.L. n. 4/2015 fa salvi, per il solo 2014, gli effetti delle esenzioni stabilite in base alla previgente disciplina.
L’introduzione di questa “clausola di salvaguardia” comporta una serie di problematiche operative derivanti dal coordinamento dei due regimi. In particolare, un terreno esente in base alle regole del D.M. 28 novembre 2014, ma assoggettabile al tributo sulla base delle nuove regole, non sarà tenuto a versare l’IMU per il 2014, ma procederà all’applicazione della nuova disciplina nella liquidazione dell’imposta dovuta per il 2015.

Alla luce di ciò, per il solo 2014 sono esenti anche i terreni agricoli nei comuni localizzati ad una altitudine (determinata con riferimento al centro cittadini) superiore a 600 metri, anche se non ricompresi nell’elenco ISTAT. I terreni situati in comuni con altitudine compresa tra 281 e 600 metri, invece, restano esenti nel caso in cui siano posseduti da coltivatori diretti e IAP.
Sempre per il 2014, inoltre, resta ferma l’esenzione prevista dal D.M. 28 novembre 2014 per i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e non usucapibile.

L’aliquota di riferimento
La seconda questione da esaminare riguarda l’individuazione dell’aliquota da applicare per il calcolo dell’IMU eventualmente dovuta. Sul punto, soccorre l’art. 1, comma 692, della legge n. 190/2014, il quale prevede l’applicazione dell’aliquota di base, nella misura dello 0,76%, nell’ipotesi (tutt’altro che infrequente) in cui i comuni non abbiano deliberato una specifica aliquota per i terreni agricoli.
Al di fuori di questa ipotesi, l’imposta sarà applicata nella diversa misura (stabilita ad hoc) nella delibera comunale.
Tale soluzione è stata confermata dal Dipartimento delle Finanze nella risoluzione n. 2/DF/2015.

Le regole di calcolo
Nessuna novità si segnala in riferimento al meccanismo di calcolo dell’imposta, per cui trovano applicazione le regole ordinarie. Per la liquidazione del tributo, pertanto, occorre partire dal reddito dominicale, rivalutato del 25% e rapportato alla quota di possesso, il quale deve essere moltiplicato per un coefficiente variabile in funzione della soggettività del debitore d’imposta:

  • 75 per coltivatori diretti e IAP;
  • 135 per i soggetti diversi.

Inoltre, come stabilito all’art. 13, comma 8-bis, del D.L. n. 201/2011, i terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e IAP sono soggetti all’imposta limitatamente alla parte di valore eccedente 6.000 euro e con le seguenti riduzioni:

  • del 70% dell’imposta gravante sulla parte di valore compresa tra 6.001 euro e 15.500 euro;
  • del 50% dell’imposta gravante sulla parte di valore compresa tra 15.501 e 25.500 euro;
  • del 25% dell’imposta gravante sulla parte di valore compresa tra 25.501 euro e 32.000 euro.

Esempio
Si consideri il caso di un contribuente non in possesso di qualifica professionale agricola, che risulti titolare di un terreno con un reddito dominicale di 100 euro situato nel comune di Roma (parzialmente montano). Il calcolo da effettuare è il seguente:

100 × 1,25 × 135 × 7,6 per mille = 128,25 euro

L’importo così determinato deve essere versato entro il 10 febbraio 2015 utilizzando il modello F24 (codice tributo 3914).
Salvo diversa decisione del comune, il singolo versamento non è dovuto in presenza di importi a debito inferiori a 12 euro.

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