Italia

Imu: stop sulla seconda rata per prima casa, fabbricati rurali e terreni agricoli coltivati

Il Cdm ha dato il via libera al Dl sullo stop alla seconda rata dell'Imu, l'alienazione di immobili pubblici e la rivalutazione delle quote di Bankitalia
Il Cdm ha dato il via libera al Dl sullo stop alla seconda rata dell’Imu, l’alienazione di immobili pubblici e la rivalutazione delle quote di Bankitalia

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al Dl sullo stop alla seconda rata dell’Imu, l’alienazione di immobili pubblici e la rivalutazione delle quote di Bankitalia. Lo ha riferito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi: “Il Presidente del Consiglio aveva detto che il dl sarebbe stato approvato dopo la fiducia e così è stato. Il decreto elimina la seconda rata dell’Imu sulla prima casa per tutti, per i fabbricati rurali e i terreni agricoli per la parte coltivata”.

“Il Governo ha mantenuto l’impegno di abolire la seconda rata dell’Imu”. Lo annuncia il Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, in conferenza stampa al termine del Cdm. Saccomanni ha precisato che i «dettagli del decreto sono in fase finalizzazione», ma ha anche anticipato che «l’importo della rata pari a 2,15 miliardi compresi gli immobili strumentali agricoli sarà coperta con misure a carico del sistema bancario. Un terzo coperto con anticipi sulle posizioni del risparmio amministrato e per due terzi con aumento di anticipi su Ires e Irap, a fronte di un aumento dell’aliquota Ires e Irap per il 2014, imposta che per un anno soltanto graverà sulle banche». Saccomanni ha aggiunto che la seconda rata dell’Imu viene «coperta» con una «imposizione accresciuta sulle banche una tantum con un anticipo cospicuo vicino al 130% che però è accettabile anche dal punto di vista» della normativa Ue.

Cgia: tasse casa più pesanti su Pmi, da negozi a capannoni. Nonostante l’alleggerimento fiscale introdotto nelle ultime ore al Senato, con la Iuc la tassazione sugli immobili strumentali è destinata ad aumentare. A fare i conti è la Cgia di Mestre che ha realizzato alcune simulazioni, mettendo a confronto gli importi pagati da alcuni imprenditori in questi ultimi anni (con Imu, Tia/Tarsu e Tares) e quanto potrebbero pagare l’anno prossimo con la Iuc. Dal punto di vista metodologico i calcoli della Cgia hanno considerato l’Imu con l’aliquota al 9,33 per mille che corrisponde al valore medio nazionale applicata nel 2012 sugli immobili diversi dalla abitazione principale.

A parità di aliquota, per i capannoni l’aggravio di imposta tende ad aumentare (in generale per tutti gli immobili accatastati nella categoria D), in quanto il coefficiente moltiplicatore utilizzato per determinare la base imponibile è salito da quest’anno dal 60 a 65 così che la rendita catastale viene rivalutata del 5%. Secondo quanto stabilito nella Legge di Stabilità in corso di approvazione, le imprese possono dedurre dal reddito di impresa il 30% dell’Imu per l’anno 2013 e il 20% dal 2014. Allo stato attuale pare che quest’ultima deducibilità non si applichi alla base imponibile Irap.

Per quanto concerne l’asporto rifiuti, le forme di prelievo (Tia, Tarsu) sono state sostituite nel 2013 dalla Tares, che deve rispettare il principio comunitario “chi inquina paga” e assicurare la copertura integrale del costo del servizio. Nel 2014 la Tares sarà sostituita dalla Tari. Nelle simulazioni della Cgia i calcoli del prelievo riferito al 2012 corrispondono al prelievo medio risultante dalle tariffe applicate in 11 Comuni capoluoghi di Regione (Aosta, Milano, Trieste, Bologna, Ancona, Cagliari, Bari, Campobasso, Venezia, Genova e Firenze). La stima della nuova tassazione è stata effettuata maggiorando le tariffe del 15,5%, pari all’incremento medio a livello nazionale da noi stimato. Solo per l’anno 2013 viene applicata la maggiorazione Tares che è pari a 0,30 euro al mq. La Tasi, che entrerà in vigore nel 2014, è stata calcolata con l’aliquota base all’1 per mille.

Guardando alle categorie economiche un commerciante con un negozio di 72 mq (categoria C1), una rendita catastale di quasi 1.700 euro e con un reddito di 30.000 euro, nel 2014 pagherà 118 euro in più rispetto a quanto ha versato quest’anno. Per un elettricista con un piccolo capannone di 500 mq (categoria D1), una rendita catastale di poco superiore ai 2.100 euro e con un reddito di 40.000 euro, nel 2014 pagherà 73 euro in più rispetto a quanto ha versato nel 2013. Una Snc artigiana con un capannone di 1.000 mq (categoria D1), una rendita catastale di poco superiore ai 5.600 euro e con un reddito di 60.000 euro, nel 2014 pagherà 263 euro in più rispetto al 2013. Se nel 2013 tra Imu, rifiuti e maggiorazione Tares dovrà versare 10.165 euro, l’anno prossimo l’importo salirà a 10.428 euro. Infine un piccolo imprenditore con un capannone di 3.000 mq (categoria D7), una rendita catastale di 9.700 euro e con un reddito di 80.000 euro, nel 2014 pagherà 61 euro in più rispetto al 2013.

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