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Imu, dubbi della Corte dei conti sul gettito della sanatoria sui giochi

Imu, dubbi della Corte dei conti sul gettito della sanatoria sui giochi
Perplessità dei magistrati contabili sulle coperture del decreto Imu. Quanto meno sui 600 milioni attesi dalla sanatoria sui giochi

Perplessità dei magistrati contabili sulle coperture del decreto Imu. Quanto meno sui 600 milioni attesi dalla sanatoria sui giochi. Il presidente facente funzioni della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, ha sottolineato in un’audizione a Montecitorio come nessun concessionario si sia avvalso finora della facoltà concessa dall’articolo 14 del Dl. Ma c’è tempo fino al 15 ottobre. Fermo restando che, se il gettito si rivelasse inferiore alle attese, scatterebbe la clausola di salvaguardia contenuta nello stesso provvedimento. E sarebbero dunque riviste al rialzo gli acconti fiscali e le accise.

La disposizione nel mirino dei magistrati contabili. Durante la sua audizione davanti alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, il presidente facente funzioni della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, si è soffermato esclusivamente sull’articolo 14 del decreto Imu. Che ha ampliato l’ambito temporale di efficacia di una norma contenuta nella finanziaria 2006 (all’articolo 1, commi da 231 a 233, ndr). Tale norma consentiva ai soggetti condannati con sentenza di primo grado in giudizi di responsabilità amministrativo-contabile di avvalersi dell’istituto processuale della definizione agevolata in appello. A sua volta il Dl Imu ha esteso tale facoltà ai fatti avvenuti, anche solo in parte, prima dell’entrata in vigore del decreto Imu (cioè il 31 agosto 2013) e ai giudizi intervenuti prima di tale data. Individuando i destinatari naturali della disposizione nei concessionari di giochi telematici condannati dalla Corte dei Conti – con la sentenza n. 214 del 2012 – a un risarcimento per danno erariale di 2,5 miliardi.

I dubbi della Corte dei Conti. Poiché l’articolo 14 prevede la possibilità di definire il procedimento pagando una sanzione minima pari al 25% di quanto previsto in primo grado, la relazione tecnica al Dl ha quantificato in 600 milioni il gettito atteso. Ed è su questi numeri che i magistrati contabili hanno focalizzato la loro attenzione. «Appare opportuno interrogarsi sull’idoneità» della norma – ha spiegato Squitieri – che «concorre in modo determinante ad assicurare la copertura dell’intero» Dl. A tal proposito il presidente facente funzioni della Corte dei Conti ha evidenziato come, alla data del 23 settembre, siano state presentate solo 33 istanze ai sensi dell’articolo 14. Da cui potrebbero derivare 270 mila euro, di cui solo circa 75mila destinabili direttamente al bilancio dello Stato. Al tempo stesso – ha aggiunto – le posizioni soggettive già definite con decreto camerale sono 17, per un totale di pagamenti pari a circa 13 mila euro. Numeri ben diversi dai 600 milioni contabilizzati nel Dl. Tanto più che il maggior gettito previsto dall’erario – ha proseguito la relazione – dipenderà «non solo dal tasso di adesione alla procedura agevolata ma anche dai margini valutativi riservati al giudice d’appello, in ordine al merito delle istante di definizione presentate».

Gli effetti della clausola di salvaguardia. Come confermato dai magistrati contabili finora nessun concessionario di giochi condannato con la sentenza n. 214/2012 si è avvalso della sanatoria. Ma c’è tempo fino al 15 ottobre. Se non lo faranno scatterà la clausola di salvaguardia generale prevista all’articolo 15 del Dl Imu, in base alla quale si verificherà un ulteriore aumento degli acconti Irpef, Ires e Irap e delle accise fino a totale copertura dell’eventuale “buco”. Un’eventualità su cui la stessa Corte dei Conti ha invitato però a i deputati a soffermarsi. Per i «rilevanti effetti di natura distributiva» che ne deriverebbero.

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