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Imu di dicembre in formato Service Tax

Imu di dicembre in formato Service Tax
Intesa sullo stop alla rata di dicembre dell’Imu sull’abitazione principale non ancora raggiunta. Ma non è troppo lontana. Sia Pd che Pdl si mostrano fiduciosi

L’intesa sullo stop alla rata di dicembre dell’Imu sull’abitazione principale non è stata ancora raggiunta. Ma non è troppo lontana. Sia Pd che Pdl si mostrano fiduciosi sulla possibilità di trovare la quadratura del cerchio prima del Consiglio dei ministri che dovrà varare la riforma della tassazione sulla casa. E in serata un tweet del vicepremier Angelino Alfano lo conferma: «Sull’Imu c’è ancora da lavorare fino a mercoledì, ma possiamo farcela». Anche se il nodo coperture non è stato sciolto neppure dal lungo vertice di ieri a Palazzo Chigi tra il premier Enrico Letta, Alfano e i ministri Fabrizio Saccomanni, Graziano Delrio e Dario Franceschini, in cui sarebbe stato però compiuto qualche altro passo in avanti. Sul tappeto sarebbero rimaste solo un paio di ipotesi su cui si sta cercando la mediazione finale per ridurre l’impatto su conti. A cominciare da quella che prevede di adottare per il prelievo di dicembre gli stessi meccanismi di calcolo che scatteranno nel 2014 con la service tax.

Si tratterebbe di una sorta di trasformazione dell’ultima rata Imu (che di fatto comunque scomparirebbe) nella prima rata della nuova tassa unica, da definire con la legge di stabilità, ipotizzata per il prossimo anno (in cui dovrebbe confluire anche la Tares seppure mantenendo un binario autonomo). Resta da vedere se su questa opzione le distanze tra Pdl e Pd saranno del tutto colmate. Distanze che appaiono invece incolmabili su un’eventuale estensione del bacino di immobili di lusso su cui mantenere la tassazione facendo leva sul parametro dei metri quadrati o su quello della franchigia (da ritoccare). Un’ipotesi che sarebbe stata discussa anche durante il vertice a Palazzo Chigi durante il quale Saccomanni avrebbe presentato un ristretto ventaglio di opzioni alternative sviluppato sulla base del punto 8 del dossier presentato nelle scorse settimane.

Ma da Renato Brunetta è arrivato uno stop immediato. È «una balla gigantesca» quella «che con una franchigia di 500 euro si riesca a far pagare questa tassa solo a chi ha redditi alti», ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera aggiungendo: ricordo al Pd che gli «immobili di lusso facenti parte delle categorie catastali A1, A8 e A9 sono già esclusi e continueranno a essere esclusi dall’esenzione Imu sulle prime case». Non senza un ultimo messaggio al premier: sull’Imu «patti chiari, amicizia lunga».
La partita sull’Imu sembra comunque destinata a chiudersi con un accordo perché sia Pd che Pdl vogliono evitare una rottura sulla riforma della tassazione sulla casa. A non essere pessimista non è solo Alfano. Anche da Palazzo Chigi filtra un cauto ottimismo. Di ragionevole ottimismo parla il viceministro, Stefano Fassina (Pd) secondo cui c’è ancora «un margine» per trovare una soluzione equa.

Fiducioso pure il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, che indirettamente risponde a Brunetta: nella tassazione della prima casa c’è sempre stata «una distinzione per gli immobili di lusso» per evitarne l’esenzione dall’imposta, «semmai il problema è allargare il bacino». «Per l’Imu serve una soluzione equilibrata ed equa», afferma il responsabile economico del Pd, Matteo Colaninno. Che insieme a tutti i ministri democratici, a Fassina e a Baretta si riunirà domani con il segretario Guglielmo Epifani per tirare le somme sull’Imu.

Due punti della riforma sono ormai assodati: la rata di giugno, fin qui congelata, sarà completamente azzerata e dal 2014 scatterà la nuova tassa unica in formato service tax. Restano da superare due scogli: l’intervento sulla rata di dicembre e le definizione delle coperture. Nel caso di totale azzeramento di entrambe le rate di quest’anno servirebbero 4 miliardi (4,7 con l’esenzione per l’agricoltura). Con il rischio di non avere poi la dote sufficiente per prolungare a fine anno lo stop all’aumento dell’Iva e rifinanziare la Cig e le missioni internazionali di pace. In ogni caso le risorse dovrebbero arrivare dal gettito Iva collegato allo sblocco anticipato di una nuova tranche di pagamenti arretrati della Pa, dal probabile ritocco delle accise su tabacchi, giochi, alcolici, dall’utilizzazione di “poste” inutilizzate per programmi di spesa fermi e forse da qualche taglio semi-lineare.

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APPROFONDIMENTI

ESENZIONI
Allo studio del governo ci sono 4 ipotesi di detrazione per la prima casa: 437 euro per rendite catastali fino a 650 euro (così gli immobili esenti da Imu passerebbero dal 25 al 68%); 508 euro per rendite fino a 756 euro con una quota di abitazioni esentate del 76%; 618 euro per rendite fino a 920 euro (83% gli esenti); 618 euro per rendite oltre i 920 euro con l’88% di immobili non soggetti a imposta.

IMMOBILI DI PREGIO
Le abitazioni principali inserite nelle categorie “lusso” continuerebbero a pagare l’Imu prima casa senza ampliamento di esenzioni. Gli immobili A1 (classificati al catasto come signorili) sono 36mila in tutta Italia, circa 35mila le ville (A/8). Nonostante le rendite siano molto elevate con l’aliquota allo 0,4% l’ipotesi di gettito sarebbe di 120-130milioni.

SECONDE CASE
Una delle ipotesi sarebbe quella di recuperare dalle “seconde” abitazioni il mancato gettito legato alle esenzioni prima casa. Ampliando il limite massimo dell’aliquota su questa tipologia di immobili attualmente ferma all’1,06%. Una leva che varrebbe solo per i circa 6-7milioni di case sfitte. Gli immobili affittati verrebbero invece esclusi.

SERVICE TAX
Secondo le ultime ipotesi, all’inizio del prossimo anno l’Imu non dovrebbe esserci più e al suo posto dovrebbe partire una nuova service tax di tipo federalista, con due componenti parallele ma distinte: una di “proprietà” con peso più marcato rispetto ai livelli attuali sulle seconde e terze case, a cominciare da quelle sfitte; l’altra tarata sui servizi, in cui sarà inglobata la Tares.

ACCISE
Nella ricerca della dote necessaria per gli interventi, soprattutto nel caso di azzeramento totale anche della rata di dicembre dell’Imu sulla prima casa, parte delle risorse potrebbero arrivare dal ritocco delle accise su tabacchi, giochi, alcolici, dall’utilizzazione di “poste” inutilizzate per programmi di spesa fermi e forse da qualche taglio semi-lineare.

PAGAMENTI PA
Al vaglio dei tecnici dell’Economia l’ipotesi di anticipare lo sblocco di una tranche da 10 miliardi di pagamenti della Pa alle imprese, alla metà del flusso atteso per il 2014. L’operazione garantirebbe un maggior gettito Iva di quasi 1 miliardo, che potrebbe essere contabilizzato nel 2013 per coprire lo stop al versamento di dicembre dell’Imu.

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