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IMU agricoli: verso una nuova definizione dei comuni montani

IMU agricoli: verso una nuova definizione dei comuni montani
Il TAR Lazio ha sospeso il decreto che fissa i nuovi criteri per individuare i Comuni ex montani, per i quali il 26 gennaio 2015 scade il termine di versamento dell’IMU sui terreni non edificabili

Il Governo non sembra intenzionato a spostare la scadenza del 26 gennaio per il versamento dell’IMU sui terreni agricoli montani. Anche perché si aprirebbe un “buco” nei conti di bilancio. Il gettito atteso è destinato a finanziare almeno parzialmente le risorse necessarie per rendere strutturale il bonus di 80 euro.
Tuttavia, anche laddove la scadenza del 26 gennaio non dovesse essere prorogata, c’è comunque il concreto rischio che una parte delle risorse entri nelle casse dello Stato in ritardo. Infatti, con un termine così esiguo per effettuare il calcolo delle imposte ed il relativo versamento è molto probabile che una parte dei cittadini non sia concretamente in grado di rispettare la scadenza.

Il decreto 28 novembre 2014, sospeso dal TAR Lazio, misura l’altezza del Comune facendo riferimento al luogo in cui si trova il municipio. Le regole per ora non applicabili hanno diviso i comuni in tre fasce. In particolare devono essere distinti i Comuni:

  • con altitudine di 601 metri o superiore: i terreni agricoli sono esenti;
  • con altitudine compresa tra i 281 e i 600 metri: i terreni agricoli sono esenti solo laddove posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (IAP) di cui all’art. 1, D.Lgs. n. 99/2004 iscritti nella previdenza agricola; l’esenzione si applica anche nel caso di concessione dei terreni in comodato o in affitto ai predetti soggetti;
  • con altitudine minore o eguale a 280 metri: non spetta nessuna esenzione.

Il decreto prevede la misurazione dell’altitudine con riferimento al luogo in cui risulta ubicato il Municipio penalizzando i terreni eventualmente ubicati ad un’altezza superiore.

Ad esempio potrebbe verificarsi che il Municipio è posto a 400 metri di altitudine ed il terreno si trova a 650 metri di altezza. In questo caso, secondo il decreto i cui effetti sono stati sospesi, se il proprietario del terreno non è un coltivatore diretto o un imprenditore agricolo professionale, l’IMU è in ogni caso dovuta.

La sospensione del TAR è arrivata rilevando come sia “irragionevole” il parametro che limitava l’esenzione in base all’altitudine del centro del Comune. Per tale ragione e quindi per mantenere ferma la scadenza del 26 gennaio prossimo il Governo sta pensando ad un decreto legge che dovrebbe modificare il decreto ed i relativi parametri.

In base alle modifiche attualmente allo studio si dovrebbe tornare a fare riferimento alla classificazione dell’ISTAT che distingue i Comuni in montani, parzialmente montani e non montani.

Con riferimento ai terreni ubicati nella prima tipologia di Comuni troverà applicazione l’esenzione.
Invece saranno esenti i terreni posseduti in “località” parzialmente montane solo ove posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali.
Negli altri casi si pagherà sempre.

Le nuove regole ricalcherebbero in buona parte la precedente disciplina (applicabile negli anni scorsi). La differenza più rilevante riguarda i comuni parzialmente montani in quanto l’esenzione avrebbe un ambito più limitato rispetto alle “vecchie” regole assumendo rilevanza la posizione del proprietario se imprenditore agricolo professionale o coltivatore diretto.

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