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IMU agricola: sanzioni e interessi sospesi fino al 31 marzo

IMU agricola: sanzioni e interessi sospesi fino al 31 marzo
I contribuenti che non hanno provveduto al versamento entro il 10 febbraio 2015, avranno la possibilità di regolarizzare l’omissione fino al 31 marzo 2015, senza essere raggiunti da sanzioni o interessi

Alla “storia infinita” dell’Imu sui terreni ex montani si aggiunge un capitolo in più: la sospensione, per volere della Commissione Finanze e Tesoro del Senato (dietro emendamento presentato da Federico Fornaro del Pd), di sanzioni e interessi fino al 31 marzo 2015 per coloro i quali non abbiano ancora versato l’imposta 2014 o che l’abbiano versata, ma in misura non sufficiente rispetto al dovuto. Si tratterà, insomma, di rifarsi i calcoli per essere sicuri che l’importo pagato entro il 10 febbraio sia corretto, o di cogliere al volo quest’ultima ciambella di salvataggio qualora non si fosse pagato nulla. Riprendendo le esatte parole di Mauro Marino, presidente della Commissione Finanze e Tesoro: “Non saranno applicati sanzioni ed interessi nel caso di ritardato versamento dell’imposta complessivamente dovuta per l’anno 2014, qualora lo stesso sia effettuato entro il termine del 31 marzo 2015”. Gli effetti, quindi, del blocco di sanzioni e interessi rappresentano di fatto un’ulteriore proroga dopo quella che il Governo aveva concesso con lo spostamento al 10 febbraio del primo termine di versamento previsto originariamente al 26 gennaio 2015.

Com’è noto, prima del 10 febbraio, i criteri per l’assoggettamento erano variati a distanza di poco tempo: a fine novembre, infatti, un primo Dl del Governo aveva impartito il prelievo in base all’altitudine del Comune certificata sull’elenco dell’Istat, considerando come “altitudine” quella del centro dov’è collocata la sede del municipio. La totale esenzione, quindi, veniva mantenuta per quei terreni che ricadono nel territorio di Comuni situati ad altezze superiori ai 600 metri sul livello del mare. Viceversa tra i 600 metri e i 281 metri restavano esenti soltanto i terreni posseduti da coltivatori diretti oppure da imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti alla previdenza. Infine, per le altitudini pari o inferiori ai 280 metri tutti i terreni venivano assoggettati a tassazione, ferme restando le pur valide agevolazioni riservate ai terreni agricoli di imprenditori e coltivatori diretti. Questi in effetti sono assoggettati ad Imu solo per la parte di valore eccedente i 6.000 euro, con le seguenti riduzioni, di importo decrescente all’aumentare del valore dell’immobile:

  1. del 70% dell’imposta gravante sulla parte di valore eccedente i predetti 6.000 euro e fino a euro 15.500;
  2. del 50% di quella gravante sulla parte di valore eccedente i 15.500 euro e fino a 25.500 euro;
  3. del 25% di quella gravante sulla parte di valore eccedente i 25.500 euro e fino a 32.000 euro.

A gennaio però è spuntato un secondo decreto – il n. 4/2015, tutt’ora valido – tramite il quale le precedenti regole sono state “sconfessate” in favore di un sistema un po’ più immediato e semplificatore. Il riferimento all’elenco dell’Istat è rimasto immutato, ma a differenza di prima il dato da prendere in considerazione non è stato più quello dell’altitudine al centro, bensì quello della classificazione del Comune in base alle tre macro-aree denominate: “Totalmente montano” (sigla “T”), “Parzialmente montano” (sigla “P”), e “Non montano” (sigla “NM”). Morale: in base alle disposizioni del secondo Dl n. 4/2015, i terreni che si trovano in Comuni identificati con la sigla “T”, compresi gli incolti, sono rimasti comunque esenti da imposta senza nessuna distinzione. All’opposto sono finiti assoggettati ad imposta (ferme restando le agevolazioni sopra richiamate per i terreni di valore fino a 6.000 euro) gli appezzamenti dei Comuni classificati come “NM”. Per quanto riguarda invece la “terra di mezzo” dei Comuni “parzialmente montani”, qui l’esenzione è restata valida esclusivamente per quei terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti oppure da imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti alla previdenza. Di conseguenza il solo possesso, o la sola conduzione, del terreno, senza che sussista l’altro requisito, non sono sufficienti per far scattare l’esenzione. Oltretutto il requisito della conduzione deve risultare da atti scritti o da documenti previsti a fini amministrativi dalla disciplina di settore.

Un secondo aspetto fondamentale introdotto dal Dl 4/2015 è la clausola di salvaguardia che, in relazione all’anno 2014, solleva dal versamento determinati terreni. A tal riguardo sono chiamati in causa tanto i criteri del vecchio decreto di novembre quanto quelli aggiornati. Per alcuni terreni, infatti, è necessario fare una sorta di “incrocio” fra le vecchie e le nuove disposizioni: i terreni, cioè, soggetti ad imposta secondo le nuove regole del Dl 4/2015, sono comunque sollevati dal versamento (per il solo 2014) qualora fossero non imponibili in base alle regole originarie del Dl di fine novembre; analogamente non dovranno versare nessuna tassa per il 2014 quei terreni soggetti sì ad imposta secondo le vecchie regole ma esentati in base alle nuove (questi ultimi, ovviamente, continueranno a non pagare anche negli anni a venire). Possiamo quindi fare un esempio. Si prenda il caso di Catanzaro, la cui altitudine al centro è di 320 metri sul livello del mare. Ora, in base al decreto di novembre, un terreno posseduto e condotto in quel Comune da un coltivatore diretto o da un imprenditore agricolo professionale, sarebbe stato esente da imposta, proprio perché ubicato nella fascia intermedia fra i 600 e i 280 metri. Sulla base invece delle nuove regole, che accantonano il dato dell’altitudine e pongono al centro quello della classificazione “T”, “P” o “NM”, lo stesso terreno è soggetto a versamento, visto che Catanzaro rientra nella categoria dei Comuni “non montani”. In questo caso, quindi, il terreno è esentato da imposta per il 2014 (nessun pagamento da effettuare entro il 31 marzo) ma comincerà ad essere imponibile dal 2015.

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