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Imprese, deducibilità fino a 1,5 miliardi

Imprese, deducibilità fino a 1,5 miliardi
La deducibilità dell’Imu pagata dalle imprese sui beni strumentali potrebbe garantire un beneficio al sistema produttivo pari a circa di 1,5 miliardi di euro

La deducibilità dell’Imu pagata dalle imprese sui beni strumentali potrebbe garantire un beneficio al sistema produttivo pari a circa di 1,5 miliardi di euro. Sempre che il Governo decida di accogliere le richieste delle forze politiche e dei contribuenti applicando lo sconto, non solo ai fini Ires e Irpef, ma anche all’Irap. Un’estensione che secondo le ultime elaborazioni ammonterebbe a non più di 300 milioni. Non solo.

Nel dossier messo a punto dal ministro dell’Economia c’è spazio anche per l’analisi di una possibile restituzione ai comuni della riserva statale sugli immobili di categoria D, i cosiddetti “capannoni”. A patto però di assicurare una copertura pari a 3,9 miliardi. La soluzione: abolizione dell’addizionale comunale Irpef e contestuale aumento dell’imposta pagata dalle persone fisiche. Ma andiamo con ordine.

Il grosso del beneficio per le imprese, dunque, pari a 1,25 miliardi, arriverebbe dalla deducibilità dell’Imu dall’imponibile Ires e Irpef. L’intervento esaminato nel paragrafo 5 del dossier dell’Economia produrrà benefici immediati per 432mila soggetti divisi tra società di capitali, di persone ed enti non commerciali. Secondo i dati di Unico 2012 e sulla base dei versamenti con F24, l’Economia ha evidenziato che l’Imu pagata da soggetti non persone fisiche (società di capitali, società di persone ed enti non commerciali) potenzialmente deducibile è pari a 7 miliardi di euro. Ma a ridurre l’impatto sul gettito per lo sconto Ires e Irpef saranno le oltre 224mila imprese incapienti, ovvero che essendo in perdita non potranno nell’immediato beneficiare della deducibilità dell’Imu versata e pari a oltre 2,4 miliardi di euro. Il beneficio maggiore arriverà per le società di capitali che potrebbero ottenere una riduzione del carico Ires e Irpef pari a 980 milioni. Che diventano 267 per le società di persone e 6 per gli enti non commerciali.

Nell’analisi dei pro e dei contro del possibile intervento, che comunque non sarà operativo prima del 2014, emerge chiaramente che la deducibilità dell’Imu dal reddito di impresa, oltre ad essere fortemente richiesta dalle imprese fin dai tempi della vecchia Ici, potrebbe assumere presto una valenza a livello costituzionale. «La Corte Costituzionale – scrive l’Economia – potrebbe pronunciarsi in senso sfavorevole all’indeducibilità attualmente prevista».
Allo stesso tempo da Via XX settembre viene sottolineato alle forze politiche al lavoro sul dossier, che già in ambito Copaff (Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale) era emerso come la semplice deducibilità dell’Imu ai fini Irpef e Ires non darebbe, tuttavia, alcun beneficio alle imprese in maggiore stato di sofferenza o già in perdita, in una fase congiunturale negativa, che richiederebbe l’attuazione di misure anticicliche efficaci. Questi soggetti non potrebbero, infatti, usufruire del vantaggio fiscale. I contribuenti in perdita, ricorda l’Economia, avranno un effetto dilazionato nel tempo legato al riporto delle maggiori perdite generate dalla deducibilità dell’Imu. Un effetto che si realizzerà quando “gli incapienti” «manifesteranno un reddito imponibile suscettibile di compensazione con perdite di periodi di imposta precedenti».

Sul fronte imprese, ma questa volta con lo sguardo rivolto ai Comuni, il ministero mette sul tavolo del confronto anche l’ipotesi di restituire ai sindaci il gettito dell’Imu pagato sugli immobili di categoria D. Una proposta che avrebbe il pregio, sempre secondo i tecnici dell’Economia, di evitare al Governo anche i problemi di riequilibrio legati al funzionamento del Fondo di solidarietà comunale, dal momento che gli immobili appartenenti al gruppo catastale D non sono distribuiti uniformemente su tutto il territorio nazionale.
Tra i “pro” della misura anche la possibilità per i Comuni di utilizzare un margine più ampio di manovrabilità delle aliquote che potrebbe indurli a ridurre la pressione fiscale sui propri contribuenti. Tra i “contro” l’Economia evidenzia come la potestà comunale di intervenire sul livello di tassazione degli immobili delle imprese potrebbe generare fenomeni di competizione fiscale, dannosi per i Comuni, finalizzati ad attirare imprese e investimenti sul proprio territorio. «Un simile comportamento determinerebbe, nel medio periodo, aliquote di equilibrio molto basse (la cosiddetta race to the bottom)», sintetizzano i tecnici.

Altro nodo da superare, poi, è quanto dispone la legge di stabilità per il 2013. La “ex finanziaria” ha riservato allo Stato il gettito degli immobili ad uso produttivo (gruppo catastale D) per rendere il sistema fiscale immobiliare più efficiente e garantendo comunque all’Erario quasi 4 miliardi di euro. La perdita di gettito dovrebbe essere compensata con un’altra manovra. E dal cilindro l’Economia mette sul tavolo l’abolizione dell’addizionale comunale Irpef che per i sindaci produrrebbe una perdita di gettito di 3,4 miliardi. Per garantire i 3,9 miliardi prodotti dagli immobili di categoria D, secondo l’Economia si potrebbe anche aumentare ciascuna aliquota Irpef «di 0,47 punti percentuali». Ma le criticità nella gestione transitoria dell’intervento lasciano forti dubbi anche negli stessi tecnici dell’Economia.

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