Diritto

L’imposta sulla pubblicità «risparmia» il cartello della fermata autobus

I cartelli che segnalano le fermate dei bus non pagano l’imposta di pubblicità in quanto devono essere installati per finalità di pubblica utilità a prescindere dalla potenzialità promozionale che possono esprimere.

A precisarlo è stata la sentenza n. 111/02/2013 della Ctp Bergamo.

A una società che si occupa di organizzazione pubblicitaria stradale è stato notificato, da parte della concessionaria della riscossione dell’imposta di pubblicità per un comune del Friuli, un avviso di accertamento con il quale le è stato chiesto il pagamento dell’imposta di pubblicità relativa all’anno 2009 per l’installazione di alcuni impianti pubblicitari.
La società ha impugnato tale avviso contestando degli errori nella individuazione degli impianti da assoggettare all’imposta. In particolare ha eccepito la non assoggettabilità a tale imposta degli impianti pubblicitari installati che non contenevano messaggi pubblicitari in quanto si trattava di fermate del servizio del trasporto pubblico locale e la cui gestione è provenuta da contratto di concessione stipulato con il comune.

Costituendosi in giudizio, la concessionaria ha fatto rilevare come, a suo avviso, tali impianti dovevano essere assoggettati ad imposta per il semplice fatto che si trovavano nella disponibilità del ricorrente e indipendentemente dalla diffusione di messaggi pubblicitari.

La Ctp di Bergamo ha accolto il ricorso. Per i giudici di primo grado il presupposto dell’imposta non è la semplice disponibilità degli impianti, ma la loro utilizzazione al fine di diffondere messaggi pubblicitari. Inoltre, nel caso di specie, si è trattato di impianti di servizio pubblico (paline di fermata bus) che la ricorrente «deve installare» indipendentemente dalla potenzialità pubblicitaria che possono esprimere.

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