Diritto

Imposta di registro, obbligo di motivazione assolto con rinvio ai dati contenuti in una stima effettuata dall’UTE

Imposta di registro, obbligo di motivazione assolto con rinvio ai dati contenuti in una stima effettuata dall’UTE
È legittimo l’avviso di accertamento in rettifica che rinvia ai dati contenuti in una stima dell’Agenzia del Territorio basata sui valori OMI

In tema d’imposta di registro, l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento in rettifica del valore risulta assolto quando l’Ufficio enunci il “petitum” ed indichi le relative ragioni in termini sufficienti a definire la materia del contendere, con la conseguenza che va considerato adeguatamente motivato l’avviso di accertamento che rinvii ai dati contenuti in una stima effettuata dall’UTE. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9814 del 12 maggio 2016.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la CTP di Roma ha accolto parzialmente il ricorso presentato da una società, riducendo del 20% il valore accertato dall’Agenzia delle Entrate, ed ha così confermato (nei ridotti termini di cui si è detto) l’avviso di rettifica e liquidazione di maggiore imposta di registro-ipotecaria-catastale concernente un atto di compravendita registrato in data 18.02.2008 relativo ad un fondo edificabile.

Avverso tale sentenza ha proposto appello la società, che tuttavia è stato disatteso dalla CTR.

In particolare, la CTR – dato atto che “la rettifica, secondo l’avviso, è stata determinata sulla scorta di una perizia tecnica effettuata dall’Agenzia del Territorio, allegata all’accertamento” e che la società acquirente si era doluta di difetto di motivazione dell’atto, per avere l’Amministrazione acriticamente recepito le conclusioni della stima dell’Agenzia del Territorio – ha motivato la decisione nel senso che “l’Agenzia ha fondato la sua valutazione sulla base di plurimi elementi (tutti su riportati), valorizzando la riconosciuta (…) potenzialità edificatoria e prendendo come riferimento i valori OMI che, pur assumendo valore presuntivo, possono integrare, insieme ad altri elementi, il fondamento della valutazione. La riduzione operata dalla CTP aveva ulteriormente adattato la valutazione in concreto alla specificità della vicenda. La contribuente, d’altronde, non aveva fornito elementi per contrastare la pretesa, limitandosi a dedurre la carenza della prova avversaria, nonostante la chiara potenzialità edificatoria del suolo.

Contro la decisione della CTR ha proposto ricorso per cassazione la società, censurando l’operato dell’Amministrazione finanziaria per avere fondato la propria pretesa unicamente su di un confronto con i valori espressi dalle stime OMI (unilateralmente predisposte dalla stessa Amministrazione), perciò con rettifica carente sotto il profilo motivazionale ed in contrasto con il disposto dell’art. 51 del D.P.R. n. 131/1986 che prevede specifici criteri di stima del “valore venale in comune commercio”. La CTR non aveva spiegato, come avrebbe dovuto, le ragioni per cui aveva ritenuto corrette e convincenti le valutazioni contenute nella perizia di parte e perciò, nella sua succinta motivazione, aveva confermato di avere posto a base delle sue valutazioni i soli valori OMI, nel mentre gli altri elementi considerati non potevano che consistere nel rilievo oggettivo che si trattava di un fondo edificatorio.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla società. Sul punto, la Suprema Corte richiama un principio ormai assodato in sede di legittimità, secondo il quale “In tema d’imposta di registro, l’obbligo della motivazione dell’avviso di accertamento in rettifica del valore risulta assolto quando l’Ufficio enunci il “petitum” ed indichi le relative ragioni in termini sufficienti a definire la materia del contendere, con la conseguenza che va considerato adeguatamente motivato l’avviso di accertamento che rinvii ai dati contenuti in una stima effettuata dall’UTE” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 25559 del 03/12/2014).

Avendo la CTR convalidato “gli altri elementi” posti dall’Amministrazione a fondamento della propria valutazione (utili a confortare il riferimento ai valori OMI), non poteva che intendersi che il giudicante stesso avesse percepito proprio nella menzionata perizia l’esistenza di una convincente motivazione della stima del valore, sicché non è chi non veda che il giudicante medesimo non avrebbe potuto commettere – in tal modo – violazione di legge, quanto meno fino al momento in cui la parte non avrebbe giustificato – in assolvimento dell’onere che le incombe – l’assunto di inesistenza di un qualsivoglia argomento coerente con la previsione dell’art. 51 del D.P.R. n. 131/1986 nell’apprezzamento a cui l’Amministrazione aveva rinviato “per relationem”.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 9814/2016

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