Diritto

Imposta di pubblicità su automezzi: quando si applica?

L'impresa di produzione che effettui, come attività strumentale, il trasporto per conto proprio della merce prodotta è tenuta al pagamento dell’imposta per la pubblicità
L’impresa di produzione che effettui, come attività strumentale, il trasporto per conto proprio della merce prodotta è tenuta al pagamento dell’imposta per la pubblicità

Nel prevedere che l’imposta non è dovuta per l’indicazione, sui veicoli utilizzati per il trasporto, della ditta e dell’indirizzo dell’impresa che effettua l’attività di trasporto, anche per conto terzi, limitatamente alla sola superficie utile occupata da tali indicazioni, il legislatore si riferisce esclusivamente al vettore nell’espletamento di un contratto di trasporto o per conto proprio, oppure per conto terzi (in tal caso come subvettore in esecuzione di un contratto di subtrasporto stipulato con il primo vettore), e non riguarda l’impresa di produzione che effettui, come attività strumentale, il trasporto per conto proprio della merce prodotta. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2632 dell’11 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra una società ed il concessionario per la riscossione dell’imposta di pubblicità. La CTR rigettava l’appello di una S.p.A., concessionario per la riscossione dell’imposta di pubblicità di un Comune confermando la decisione della CTP che aveva accolto il ricorso di una S.n.c. avverso l’avviso di accertamento con il quale veniva recuperata a tassazione l’imposta di pubblicità 2006 relativa a automezzi utilizzati dalla contribuente per trasportare propri prodotti e nelle cui fiancate era esposto il logo della Società e altre informazioni sulla stessa.

La CTR motivava la declaratoria d’illegittimità dell’impugnato avviso affermando che la norma applicabile (art. 13, comma 4-bis, del D.Lgs. n. 507/1993), per il quale “L’imposta non è dovuta altresì per l’indicazione, sui veicoli utilizzati per il trasporto, della ditta e dell’indirizzo dell’impresa che effettua l’attività di trasporto, anche per conto terzi, limitatamente alla sola superficie utile occupata da tali indicazioni”, doveva esser interpretato nel senso che lo stesso “estende l’esenzione della pubblicità per quegli automezzi su cui è esposta, purché adibiti al trasporto, come nel caso di specie”.

Contro la sentenza della CTR, il concessionario proponeva ricorso per cassazione, in particolare sostenendo che la norma in questione fosse da interpretarsi nel diverso senso per cui l’esenzione spettava esclusivamente “alle imprese di autotrasporto che effettuano trasporti con veicoli di proprietà sia per conto proprio sia per conto terzi” e tale non era la contribuente che produceva beni che portava a rivenditori con automezzi non di sua proprietà.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società concessionaria. In particolare, osservano gli Ermellini, la regola generale contenuta nella norma richiamata è quella per cui all’imposta sono assoggettati i “veicoli in genere” sui quali è esposta pubblicità. E tra i “veicoli in genere” sono in particolare assoggettati all’imposta i “veicoli di proprietà dell’impresa o adibiti ai trasporti per suo conto” quando il marchio, la ragione sociale o l’indirizzo dell’impresa siano apposti più di due volte e ciascuna iscrizione sia di superficie superiore a mezzo metro quadrato.
Peraltro i “veicoli di proprietà dell’impresa o adibiti ai trasporti per suo conto” sono esenti dall’imposta quando appartengano alla proprietà “dell’impresa che effettua l’attività di trasporto, anche per conto terzi” e siano altresì effettivamente utilizzati per il lavoro di trasporto.

Ciò significa, per i giudici di Piazza Cavour, che l’esenzione presuppone quindi che i veicoli siano propri di un’impresa di trasporti e che gli stessi siano inoltre realmente impiegati nell’attività di trasporto. Del resto, solo così ristretta l’esenzione appare coerente con le altre norme contenute nella previsione richiamata, che assoggetta all’imposta i “veicoli in genere”. Mentre invece la contribuente, che utilizza automezzi per la distribuzione dei propri prodotti, attraverso l’esposizione del logo realizza una pubblicità che il legislatore non intende scriminare perché se lo facesse scriminerebbe in realtà tutte le imprese che producono beni e servizi e mentre invece sono appunto assoggettati all’imposta “veicoli in genere». Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

Di rilievo la conseguenze pratiche della sentenza.
L’impresa di produzione che effettui, come attività strumentale, il trasporto per conto proprio della merce prodotta è tenuta al pagamento dell’imposta per la pubblicità.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 2632/2015

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