Diritto

Immobili: l’abuso edilizio è “ereditario”

L’abuso edilizio di un immobile è ereditario, non rilevando a nulla il fatto che l’addizione abusiva sia stata realizzata dal precedente proprietario del fabbricato poichè l’abuso edilizio costituisce un illecito permanente
L’abuso edilizio di un immobile è ereditario, non rilevando a nulla il fatto che l’addizione abusiva sia stata realizzata dal precedente proprietario del fabbricato poichè l’abuso edilizio costituisce un illecito permanente

L’abuso edilizio di un immobile è “ereditario”. E’ irrilevante il fatto che l’addizione abusiva sia stata realizzata dal precedente proprietario del fabbricato: poiché dal punto amministrativo l’abuso edilizio costituisce un illecito permanente, l’ignaro acquirente può agire contro venditore, notaio (che non ha rilevato l’assenza del titolo edilizio) e autore dell’abuso. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato (Sez. VI) nella sentenza n. 2363 del 30 aprile 2013.

Già con precedenti sentenze (n. 4013/2012 e n. 537/2009), i giudici di Palazzo Spada avevano chiarito che «il complesso di norme introdotte ai fini della sanatoria degli abusi edilizi assumono a riferimento le opere in base al loro dato oggettivo (tipologia, consistenza, momento di esecuzione, disciplina della zona interessata dall’abuso) indipendentemente dall’elemento soggettivo (consapevolezza o meno della condotta “contra legem”) che abbia accompagnato la realizzazione delle opere stesse».

Del resto, «l’abuso edilizio costituisce – sotto il profilo amministrativo – un illecito a carattere permanente e pertanto non rileva che l’addizione abusiva sia stata realizzata dal precedente proprietario dell’immobile (sentenza n. 1886 del 5 aprile 2013)». Rispetto all’esercizio del potere sanzionatorio, sono infatti irrilevanti le alienazioni del manufatto (in tutto o in parte abusivo) sotto il profilo privatistico.

«L’acquirente dell’immobile, infatti, subentra nella situazione giuridica del dante causa che – consapevolmente o meno – ha violato la normativa urbanistica ed edilizia e poiché, se ignaro dell’abuso al momento della alienazione, può agire nei confronti del dante causa anche prima dell’esercizio dei poteri repressivi da parte del Comune, a maggior ragione quando riceva (come nella specie, pur nel contesto di un provvedimento favorevole) un pregiudizio in conseguenza dei doverosi atti amministrativi repressivi, può agire sia nei confronti del notaio che in ipotesi non abbia rilevato l’assenza del titolo edilizio, sia nei confronti del dante causa e dell’autore dell’abuso (secondo un principio, ab antiquo affermato dalla giurisprudenza amministrativa e da quella civile)».

Consiglio di Stato – Sentenza N. 2363/2013
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