Diritto

Illegittimo il licenziamento in mancanza di prova delle assenze del lavoratore

E' da ritenersi corretta l'esclusione della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento qualora non risultino dagli atti del giudizio elementi di prova che dimostrino le assenze ingiustificate asserite dal datore, intese nella loro materialità
E’ da ritenersi corretta l’esclusione della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento qualora non risultino dagli atti del giudizio elementi di prova che dimostrino le assenze ingiustificate asserite dal datore, intese nella loro materialità

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7108 del 26 marzo 2014, ha affermato che è da ritenersi corretta l’esclusione della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento qualora non risultino dagli atti del giudizio elementi di prova che dimostrino le assenze ingiustificate asserite dal datore, intese nella loro materialità.

IL FATTO

Il caso trae origine dalla sentenza con cui la a Corte d’appello di Napoli, accogliendo il ricorso presentato dal lavoratore, ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento intimatogli dalla società, ordinando la sua riassunzione o la corresponsione di un’indennità pari a quattro mensilità retributive; condannava altresì il datore di lavoro al pagamento della somma di circa 28.954 euro, oltre accessori, a titolo di somme dovute per lavoro straordinario, per somme dovute alla Cassa edile (a titolo di ferie, tredicesima mensilità e festività) nonché per TFR.

In particolare, la corte territoriale ha affermato che il dipendente era stato licenziato non oralmente (come dallo stesso preteso) ma per atto scritto, all’esito di procedimento disciplinare, ed in ragione di assenze ingiustificate; tuttavia, ha ritenuto illegittimo il recesso in difetto di prova delle assenze contestate. Con riferimento alle differenze retributive domandate, la corte d’appello ha ritenuto provato dai testimoni l’espletamento di straordinario continuativo e ha determinato attraverso consulenza tecnica di ufficio le somme spettanti al lavoratore per i titoli richiesti.

Avverso tale sentenza ricorre il datore di lavoro per cassazione. In particolare, il datore di lavoro contesta alla corte territoriale di non avere considerato le assenze ingiustificate del lavoratore, oggetto di specifica contestazione disciplinare rispetto alla quale il lavoratore non aveva fornito alcuna giustificazione, trascurando altresì che il datore ha solo l’onere di provare l’assenza del lavoratore nella sua oggettività, spettando a quest’ultimo la prova della giustificazione dell’assenza.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Secondo gli ermellini, il ricorso è infondato, atteso che la sentenza impugnata ha correttamente ritenuto illegittimo il recesso in difetto di prova delle assenze oggetto di contestazione.

In particolare, la Suprema Corte richiama un precedente orientamento (Sez. L, Sentenza n. 2988 del 07/02/2011) secondo il quale il datore di lavoro, su cui a norma dell’art. 5 della legge n. 604 del 1966 grava l’onere della prova della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento, può limitarsi, nel caso in cui la giusta causa sia costituita dalla assenza ingiustificata del lavoratore dal servizio, nella sua valenza di inadempimento sanzionabile sul piano disciplinare, a provare l’assenza nella sua oggettività, mentre grava sul lavoratore l’onere di provare gli elementi che possono giustificare l’assenza e in particolare la sua dipendenza da causa a lui non imputabile. Si è peraltro precisato (Sez. L, Sentenza n. 8720 del 09/04/2009) che solo la pacifica verificazione dell’assenza esonera il datore di lavoro all’onere della prova impostogli dall’art. 5 della citata legge (comportando, dall’altra parte, che il lavoratore inadempiente possa liberarsi della responsabilità provando la non imputabilità della mancata prestazione).

Nel caso in esame, la Corte evidenzia come non risultano dagli atti del giudizio elementi di prova che dimostrino le assenze asserite dal datore, intese nella loro materialità, essendo peraltro tali assenze contestate nel processo dal lavoratore.

Né può ritenersi sufficiente a dimostrare le assenze la mera indicazione delle stesse nell’atto di contestazione disciplinare, restando altresì irrilevante la mancata adduzione di giustificazioni da parte del lavoratore in sede disciplinare.

Ne deriva che risulta corretta l’esclusione – operata dalla sentenza impugnata – della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 7108/2014

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