Diritto

L’illegittimità della Robin tax ha effetto retroattivo

L'illegittimità della Robin tax ha effetto retroattivo
L’arresto alla Robin tax arrivato dalla Corte Costituzionale non vale solo per il futuro ma si applica a tutti i contenziosi ancora in corso all’11 febbraio 2015, data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza n. 10 del 2015 della Corte Costituzionale

L’arresto alla Robin tax arrivato dalla Corte Costituzionale non vale solo per il futuro ma si applica a tutti i contenziosi ancora in corso all’11 febbraio 2015, data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza n. 10 del 2015 della Corte Costituzionale. Lo ha ribadito la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia con la sentenza n. 217/3/2015 del 14 maggio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato da una società – svolgente l’attività di gestione di una rete di distributori di carburanti – avverso il silenzio rifiuto interposto dall’Agenzia delle Entrate all’istanza dì rimborso di € 424.102,00, versati, per l’anno d’imposta 2008, quale addizionale Ires, ai sensi dell’art. 81, commi 16-18, D.L. n. 112/2008 (c.d. “Robin Tax”), più interessi legali dal versamento al saldo.

In particolare, la società deduceva di aver cautelativamente proceduto al versamento della suddetta somma per evitare le conseguenze sanzionatorie dell’omesso versamento, ma di ritenere lo stesso indebito in quanto la norma sarebbe palesemente viziata da illegittimità costituzionale sotto molteplici profili; chiedeva, pertanto, la remissione degli atti alla Corte Costituzionale o, in subordine, il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia CEE per violazione delle norme del Trattato.

La Commissione adita, dichiarata “rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 81, commi 16-17-18, D.L. n. 112/2008”, sospendeva il giudizio e rimetteva gli atti alla Corte Costituzionale, la quale, con sentenza n. 10/2015, dichiarava l’illegittimità costituzionale della norma a “decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione di questa sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica”.

Tuttavia, ad avviso dell’Agenzia delle Entrate, in virtù di un potere per legge riservatole, la Consulta avrebbe statuito la rimozione pro futuro della disposizione costituzionalmente illegittima, prevedendo un’eccezione al principio generale della retroattività delle pronunce dalla stessa rese con il solo limite dei rapporti esauriti, ampiamente giustificata nella parte motiva della sentenza, a ciò conseguendone il necessario rigetto del ricorso.

LA DECISIONE DELLA CTP REGGIO EMILIA
La Ctp accoglie il ricorso presentato dalla società. A parere dei giudici, la formulazione del dispositivo non fa altro che parafrasare quanto disposto dall’art. 136 Cost., secondo cui la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione, e dall’art. 30, comma 3, della legge n. 87/1953, secondo cui le norme dichiarate incostituzionali non possono trovare applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

Il dispositivo, nella sua letteralità, ad avviso dei giudici non fa sorgere dubbi al lettore in ordine all’applicazione, anche al caso di specie, del principio secondo cui la dichiarazione di illegittimità della norma si applica a tutte le fattispecie ancora pendenti alla data di pubblicazione della sentenza, posto che la Corte non ha provveduto ad esplicitare, in dispositivo, come, invece, ha fatto in altri casi, una deroga al suddetto principio.
Si porrebbe dunque il problema di come conciliare il dispositivo, nella sua letteralità, con la motivazione che, esplicitamente, afferma che l’illegittimità della norma vale solo per il futuro e non si applica alle fattispecie ancora pendenti e, segnatamente, neppure al giudizio a quo che ha innescato, incidentalmente, il giudizio di legittimità costituzionale.

Come, pacificamente, affermato dai principi, la divergenza tra un chiaro dispositivo e la motivazione va risolta a favore del primo soprattutto quando, come nella specie, esso non contiene alcuna forma di rinvio alla seconda e quindi della [particolare modalità di] non applicazione della norma dichiarata incostituzionale a decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione [della] sentenza sulla Gazzetta della Repubblica; insomma dalla lettura del dispositivo, che vince sulla motivazione, non risulta per i giudici un’esplicita ragione per applicare al caso di specie la norma dichiarata illegittima.

In conclusione, sia per la letteralità del dispositivo, che nulla specifica in ordine ad una difforme modalità di applicazione della sentenza ai casi pendenti rispetto a quella che è la ratio del nostro tipo di giudizio di legittimità costituzionale, sia per l’illegittimità della motivazione della sentenza, la norma dichiarata illegittima non può risultare applicabile nel giudizio in commento.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

Ctp Reggio Emilia – Sentenza N. 217/3/15

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