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Illegittimità della norma “salva dirigenti”: validi gli atti emessi in passato

Illegittimità della norma "salva dirigenti": validi gli atti emessi in passato
L’incostituzionalità della norma “salva dirigenti”, decisa dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 37 del 2015, non pregiudica la funzionalità delle Agenzie fiscali. Non si intravedono, pertanto, rischi di invalidità degli avvisi di accertamento e delle cartelle esattoriali emessi. Quanto a future iniziative, il Ministro dell’Economia ha ribadito che si stanno valutando le possibili soluzioni

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 37 depositata il 17 marzo 2015, ha stabilito che gli incarichi da dirigente nella Pubblica Amministrazione vanno conferiti solo per concorso, anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio, dichiarando illegittime le norme del decreto-legge n. 16/2012 (convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge n. 44/2012) che autorizzavano Agenzia delle Dogane, Agenzia delle Entrate e Agenzia del Territorio ad attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con contratti di lavoro a tempo determinato.

Sulle conseguenze della declaratoria d’illegittimità da parte della Corte Costituzionale delle norme sul conferimento di incarichi dirigenziali senza pubblico concorso presso le Agenzie fiscali, è intervenuto il Ministro dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan nel corso del question time del 25 marzo 2015 alla Camera (n. 5-05129, n. 5-05131 e n. 5-05132).

L’intervento della Corte Costituzionale – precisa il Ministro – non pregiudica la funzionalità delle Agenzie che – come affermato dalla stessa Corte – non è condizionata dalla validità degli incarichi dirigenziali previsti dalla disposizione censurata e che è assicurata, quanto alla validità degli atti, da regole organizzative interne che prevedono la possibilità di ricorrere all’Istituto della delega anche a funzionari, per l’adozione di atti a competenza dirigenziale.
A conforto, la stessa Corte Costituzionale richiama una consolidata giurisprudenza della Corte Suprema di Cassazione (Sez. tributaria civile sentenze n. 220/2014, n. 17044/2013, n. 18515/2010) che giudica sufficiente, ai fini del riconoscimento della validità dell’atto tributario, la provenienza dell’atto dall’ufficio in quanto idoneo ad esprimerne all’esterno la volontà. Ciò risponde, peraltro, ai principi di buon andamento di cui all’articolo 97 della Costituzione di conservazione degli atti amministrativi e di continuità dell’azione amministrativa.

Non si intravedono, pertanto, rischi di invalidità degli avvisi di accertamento e delle cartelle esattoriali emessi. Tantomeno possono ipotizzarsi vuoti di potere, per il principio – più volte affermato in giurisprudenza – per cui occorre individuare in ogni momento un’autorità con la funzione di decidere e di provvedere.

Quanto a future iniziative, ferma la necessità di tenere conto delle indicazioni emerse dalla sentenza della Corte Costituzionale, si stanno valutando le soluzioni possibili per assicurare piena funzionalità all’operato delle Agenzie.
In merito alla richiesta di pubblicazione dei nominativi degli interessati dalla sentenza, il Ministro rappresenta che sulla base delle disposizioni in materia di trasparenza, sul sito istituzionale delle agenzie sono pubblicati i nominativi e curriculum di tutti i soggetti preposti a uffici dirigenziali.

Corte Costituzionale – Sentenza N. 37/2015

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