Diritto

Illegittima la sostituzione del dirigente con persona di fiducia del datore

Illegittima la sostituzione del dirigente con persona di fiducia del datore
Illegittimo il licenziamento di un dirigente quando la misura sia giustificata da un’asserita esigenza di riorganizzazione aziendale e di riduzione del personale ma che, invece, consiste semplicemente nel voler sostituire una certa persona con altra di fiducia del datore

Illegittimo il licenziamento di un dirigente quando la misura sia giustificata da un’asserita esigenza di riorganizzazione aziendale e di riduzione del personale ma che, invece, consiste semplicemente nel voler sostituire una certa persona con altra di fiducia del datore. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3121 del 17 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello di Salerno, confermando sul punto la decisione del Tribunale della stessa città, ha dichiarato illegittimo, per difetto di giustificatezza, il licenziamento intimato ad un dirigente dell’Associazione degli industriali della provincia di Salerno; ha condannato inoltre il datore al pagamento dell’indennità supplementare in favore del lavoratore, in misura superiore rispetto a quella riconosciuta in primo grado.

In particolare, la Corte territoriale ha preso atto che il recesso datoriale – pacificamente non originato da addebiti nei confronti del dirigente né da ragioni inerenti la sua inidoneità alle funzioni o il raggiungimento degli obiettivi assegnati – era stato motivato sulla base di un’esigenza di riorganizzazione aziendale e di riduzione dei costi del personale, ma ha rilevato che in realtà il recesso non era l’ineludibile epilogo di una riorganizzazione e riduzione dei costi del personale (tanto che al lavoratore non era mai stata neppure proposta una decurtazione del compenso per il futuro) ma solo il coronamento di un progetto ideato dal presidente dell’Associazione di estromettere il lavoratore dal vertice della struttura e di sostituirlo con un uomo di sua fiducia.

Nel ricorso per cassazione, il datore censura il decisum della Corte territoriale per aver negato la giustificatezza del licenziamento di un dirigente per esigenze dì riorganizzazione aziendale nonchè la prevalenza, quale causa del recesso, attribuita alla mancanza di sintonia tra il lavoratore ed il presidente dell’associazione rispetto all’esigenza pur riscontrata del contenimento dei costi.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dal datore. Sul punto, gli Ermellini precisano come tema di licenziamento del dirigente, secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, la nozione di “giustificatezza” del licenziamento del dirigente, per la particolare configurazione del rapporto di lavoro dirigenziale, non si identifica con quella di giusta causa o giustificato morivo ex art. 1 della legge n. 604 del 1966, potendo rilevare qualsiasi motivo, purché apprezzabile sul piano del diritto, idoneo a turbare il legame di fiducia con il datore; correlativamente, il licenziamento del dirigente può fondarsi su ragioni oggettive concernenti esigenze di riorganizzazione aziendale, che non debbono necessariamente coincidere con l’impossibilità della continuazione del rapporto o con una situazione di crisi tale da rendere particolarmente onerosa detta continuazione, dato che il principio di correttezza e buona fede, che costituisce il parametro su cui misurare la legittimità del licenziamento, deve essere coordinato con la libertà di iniziativa economica, garantita dall’art. 41 Cost. (Sez. L, Sentenza n. 3628 del 08/03/2012, Rv. 621267; in tema, anche Sez. L, Sentenza n. 21748 del 22/10/2010, Rv. 614901, secondo la quale, per stabilire se sia giustificato il licenziamento di un dirigente intimato per ragioni di ristrutturazione aziendale, non è dirimente la circostanza che le mansioni da questi precedentemente svolte vengano affidate ad altro dirigente in aggiunta a quelle sue proprie, in quanto quel che rileva è che presso l’azienda non esista più una posizione lavorativa esattamente sovrapponibile a quella del lavoratore licenziato).

Quanto fin qui detto, tuttavia, presuppone pur sempre che il licenziamento rechi motivazione coerente e sia fondato su ragioni apprezzabili sul piano del diritto, che escludano l’arbitrarietà del recesso; in altri termini, il recesso deve pur sempre ricollegarsi ad interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento e dunque a ragioni obiettive ed effettive (che permettano la verifica dei detti interessi), operando sempre il principio di buona fede e correttezza (ex artt. 1175 e 1375 c.c.) quale limite al potere datoriale di recesso; per altro verso, la libertà di iniziativa economica non è in grado ex se di offrire copertura a licenziamenti immotivati o pretestuosi

Nella specie, la Corte territoriale ha accertato che le reali ragioni del licenziamento non erano da ricondurre in alcun modo ad una riorganizzazione (di cui non vi era traccia, con riferimento alle mansioni del personale interessato o alle aree dell’associazione) né ad una riduzione dei costi del personale (non avendo il datore di lavoro detto alcunché in ordine ad eventuali difficoltà finanziarie dell’associazione che potessero dar conto dell’esigenza di riduzione dei costi; e la Corte territoriale ha rilevato anzi, a conferma del carattere fittizio della motivazione economica del recesso, che al lavoratore non era mai stata neppure proposta una decurtazione del compenso per il futuro).

In difetto di reale consistenza delle ragioni addotte formalmente nell’atto di recesso, residua solo l’emergenza, correttamente valutata dalla Corte territoriale, della volontà del presidente dell’associazione di estromettere il lavoratore dal vertice della struttura e di sostituirlo con un uomo di sua fiducia (disegno attuatosi, ancor prima che con il recesso, con il progressivo ed immotivato “svilimento del ruolo”), motivo che non è per nulla idoneo – conclude la Suprema Corte – ad integrare gli estremi della “giustificatezza” del licenziamento del dirigente.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 3121/2015

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