Lavoro

Il voucher per trovare lavoro. Ecco come funziona

Il voucher per trovare lavoro. Ecco come funziona
Il contratto di ricollocazione è uno strumento, modellato sulle migliori esperienze nord-europee, mirato a collegare strettamente tra loro le politiche passive del lavoro (sostegno del reddito ai disoccupati) con le politiche attive (inserimento nel tessuto produttivo)

L’ultima Legge di Stabilità del Governo presieduto da Enrico Letta ha istituito in via sperimentale il contratto di ricollocazione, una formula che tenta di favorire il reinserimento del lavoratore nel tessuto produttivo stabilendo un contatto diretto tra Stato e Regioni, in controtendenza rispetto alle recenti politiche occupazionali tendenti a sostenere il reddito con fondi per la disoccupazione o la cassa integrazione senza prevedere necessariamente la ricerca di nuovo impiego o la riqualificazione professionale.

La delibera regionale. Le Regioni, che vantano competenza legislativa e amministrativa in materia di servizi per l’impiego, hanno facoltà di prendere parte alla sperimentazione. E’ dunque sufficiente una delibera regionale per stipulare la nuova tipologia di contratto mettendo a disposizione voucher a copertura dei costi per la ricerca di lavoro. I buoni sono divisi in una parte fissa e una variabile (quest’ultima più consistente) legata alla ricollocazione del lavoratore, che potrà rivolgersi a una delle agenzie accreditate presso la propria Regione e appoggiarsi ad un tutor con mansioni di assistenza e ricerca di eventuali corsi di riqualificazione.

I livelli. Il voucher ha un valore variabile a seconda del grado di ricollocabilità del lavoratore, per evitare che le agenzie si dedichino esclusivamente ai profili più ricercati lasciando al loro destino i lavoratori più difficilmente ricollocabili. Così i voucher di questi ultimi saranno più redditizi anche per le agenzie stesse. Al primo rifiuto di una iniziativa o di un posto di lavoro, il lavoratore subirà una prima contestazione dal parte del tutor con la conseguente perdita di metà dell’indennità, che verrà completamente azzerata alla seconda contestazione.

Il meccanismo. La particolarità della nuova disciplina consiste soprattutto nella competizione tra agenzie accreditate: quella che si dimostrasse troppo accondiscendente nei confronti del lavoratore rischia di non trovargli un’occupazione e quindi di non incassare il voucher; parimenti, quella troppo rigida sarebbe non gradita ai lavoratori, che si rivolgerebbero invece alla struttura capace di ricollocarli in tempi brevi e con criteri equi e ragionevoli, trovando un punto d’incontro tra aspirazioni e richieste del mercato.

Riassumendo, il Centro per l’Impiego individua il grado di employability (cioè collocabilità) della persona che non trova da sola un’occupazione e la informa compiutamente sui contenuti del contratto. La persona può scegliere l’agenzia di outplacement di cui avvalersi, tra quelle accreditate dalla Regione, che verrà retribuita con il voucher regionale proporzionato alla difficoltà di reinserimento nel tessuto produttivo. Il voucher è pagabile solo a seguito del successful placing, cioè quando la persona interessata abbia ottenuto un lavoro che sia durato almeno sei mesi.

Il contratto di ricollocazione sancisce gli obblighi della persona e attribuisce al tutor (il job advisor designato dall’agenzia) un potere di controllo e di denuncia dell’eventuale rifiuto ingiustificato di un lavoro (o dell’attività necessaria per trovarlo) da parte della persona interessata, con conseguente riduzione o interruzione del trattamento di disoccupazione.
In caso di dissenso tra tutor e lavoratore, decide un arbitro scelto di comune accordo dai sindacati maggiormente rappresentativi e l’associazione delle agenzie di outplacement accreditate.

L’art. 132-bis prevede:

Al fine di favorire il reinserimento lavorativo dei fruitori di ammortizzatori sociali anche in regime di deroga e di lavoratori in stato di disoccupazione involontaria ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e’ istituito il Fondo per le politiche attive del lavoro, con una dotazione iniziale pari a 15 milioni di euro nel 2014, a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016. Con successivo decreto di natura non regolamentare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sentita la Conferenza Stato-Regioni, vengono stabilite le iniziative, anche sperimentali, finanziabili a valere sul Fondo di cui al primo periodo e volte a potenziare le politiche attive del lavoro, tra le quali può essere annoverata ai fini del finanziamento statale anche la sperimentazione regionale del contratto di ricollocazione, sostenuti da programmi formativi specifici.

Il contratto di ricollocazione è uno strumento, modellato sulle migliori esperienze nord-europee, mirato a collegare strettamente tra loro le politiche passive del lavoro (sostegno del reddito ai disoccupati) con le politiche attive (inserimento nel tessuto produttivo)

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