Fisco

Il trend delle aliquote fiscali nella UE

Secondo quanto emerge dal Rapporto della Commissione europea “Taxation trends in the European Union”, il trend delle aliquote fiscali sarà in leggero aumento nel 2013
Secondo quanto emerge dal Rapporto della Commissione europea “Taxation trends in the European Union”, il trend delle aliquote fiscali sarà in leggero aumento nel 2013

Secondo quanto emerge dal Rapporto della Commissione europea “Taxation trends in the European Union” del 29 aprile 2013, l’aliquota media applicabile sul reddito delle società, nei 27 Stati membri, è pari al 23.5% nel 2013. Essa è pertanto leggermente più elevata rispetto al 2012 (23.4%), ma notevolmente inferiore rispetto a quella registratasi nel 2000 (31.9%).

Le aliquote più elevate, nel 2013, si registrano in:

  • Francia (36.1%);
  • Malta (35%);
  • Belgio (34%).

Le aliquote più basse riguardano i seguenti Paesi:

  • Bulgaria e Cipro (10%);
  • Irlanda (12.5%).

Il medesimo trend si rinviene con riferimento all’aliquota applicabile al reddito delle persone fisiche. Nei 27 Stati membri, l’aliquota media registrata nel 2013 è pari al 38.3%, di 0.2 punti percentuali superiore a quella del 2012 (38.1%), ma notevolmente inferiore all’aliquota media del 2000 (44.8%).

I Paesi in cui si registrano le aliquote più elevate sono i seguenti:

  • Svezia (56.6%);
  • Danimarca (55.6%);
  • Belgio (53.7%);
  • Portogallo (53%);
  • Spagna e Paesi Bassi (52%).

Le aliquote più basse si rinvengono in:

  • Bulgaria (10%);
  • Lithuania (15%);
  • Ungheria e Romania (16%);
  • Slovacchia (19%).

La tendenza in aumento, nel 2013 rispetto al 2012, riguarda, secondo il Rapporto della Commissione europea del 2013, anche l’Iva. L’aliquota media nei 27 Stati membri dell’UE si attesta al 21,3% nel 2013, in lieve aumento rispetto al 2012 (21,0). Inoltre, nel 2013, sei Stati membri hanno aumentato l’aliquota (tra cui la Repubblica Ceca, la Spagna e l’Italia), mentre l’unica riduzione si registra in Lettonia (21,0%).

Nel 2013, le aliquote Iva variano dal 15,0% in Lussemburgo, al 18,0% di Cipro e Malta, al 27% in Ungheria fino al 25,0% in Danimarca e Svezia.

L’aliquota media sul reddito delle società nell’UE nel periodo 1995-2012. La percentuale di tassazione media (nell’EU a 27) è passata da un valore del 35.3% nel 1995 ad un valore che, nel 2010, si è assestato al 23,3%. Nel 2011, l’aliquota d’imposta comunitaria media non registra significative variazioni rispetto al 2010.
Negli anni 1995-2009, presi in considerazione dal Rapporto della Commissione europea del 2009, le aliquote nominali complessive sono state interessate da una sostanziale tendenza al ribasso, che ha subito una decisa accelerazione con l’ingresso nell’UE dei nuovi Paesi membri (nel 2004 e nel 2007).
Non a caso, i neo-Stati membri presentano aliquote generalmente inferiori a quelle applicate dai membri di lungo periodo (ad es., Bulgaria, Romania, Polonia e Slovacchia). Detta tendenza è facilmente spiegabile se si considera l’attrattiva costituita, per gli investimenti, dall’utilizzo di aliquote particolarmente favorevoli. Una tendenza simile si rileva anche per l’Irlanda che, pur appartenendo all’UE da lunga data, è stata investita, negli ultimi anni, da azioni di rilancio e apertura della propria realtà territoriale.

Gli Stati aderenti all’area Euro presentano mediamente un livello di aliquote superiore rispetto al dato medio calcolato tra quelli che non hanno ancora adottato la moneta unica. Il dato medio relativo ai 16 Paesi considerati nel Rapporto della Commissione europea del 2009 (i Paesi dell’area Euro sono divenuti 17 a partire dal 1° gennaio 2011), infatti, scende al di sotto della soglia del 30% soltanto a partire dal 2005, a fronte del raggiungimento di tale risultato, nel corso del 2002, da parte del campione allargato a 25 e, successivamente, a 27 Paesi. Le riduzioni registrate nei dati percentuali relativi all’area Euro negli anni 2007, 2008, 2009 e 2010 – con aliquote medie attestatesi rispettivamente al 27,1%, 26%, 25,9% e 25,7% – sono dipesi in larga parte dall’ingresso in tale gruppo di Slovenia (2007), Cipro (2008) e Slovacchia (2009), vale a dire di Paesi con un livello di tassazione sui redditi societari particolarmente basso.

Appare altresì evidente che, se si procede con una riclassificazione tesa ad “isolare” i dati dei soli Paesi non aderenti all’area Euro, tale risultato evidenzia un ancora più marcato abbassamento del valore medio delle aliquote fiscali tra il 1995 e il 2010 per i seguenti Paesi:

  • Bulgaria (-30%);
  • Romania (-22%);
  • Polonia (-21%);
  • Repubblica Ceca (-21%);
  • Lettonia (-10%);
  • Lituania (-9%);
  • Danimarca (-9%).

La situazione esprime evidentemente lo sforzo compiuto da questi Paesi – e in particolar modo da quelli dell’ex blocco sovietico – in vista dell’adesione all’UE.

La suindicata tendenza trova conferma, seppur con variazioni scarsamente significative, nel Rapporto della Commissione europea del 2011, il quale tiene conto dell’ingresso nell’area Euro dell’Estonia (1 gennaio 2011), la cui aliquota d’imposta è pari, al 2011, al 21%.

La tendenza alla costante diminuzione delle aliquote, nel mercato comunitario, è stata quindi particolarmente accentuata da una molteplicità di fattori: l’ingresso nell’UE di nuovi Paesi membri, la libera circolazione dei capitali, la competizione tra gli Stati nel tentativo di attrarre investimenti stranieri, i processi di liberalizzazione in atto (si pensi al peso delle politiche di privatizzazione che si sono susseguite negli ultimi anni nei Paesi comunitari e che hanno nuove opportunità nei nuovi Paesi membri).

Il Rapporto della Commissione europea del 2012 evidenzia, invece, un’inversione di tendenza: l’aliquota di imposta comunitaria media, infatti, (nei 27 Paesi membri) è lievemente aumentata nel 2012, passando dal 23.4 % al 23.5%.

Conclusioni. La progressiva diminuzione delle aliquote nominali comunitarie ha interessato sia i “vecchi” che i “nuovi” Stati membri. Solo nel periodo 2008-2010 tra i Paesi che hanno optato per una riduzione delle aliquote delle imposte sul reddito delle società si annoverano:

  • Lussemburgo (dal 29,6% al 28,6%);
  • Regno Unito (dal 30% al 28%);
  • Repubblica Ceca (dal 21% al 19%);
  • Slovenia (dal 22% al 20%);
  • Svezia (dal 28% al 26,3%);
  • Grecia (dal 25% al 24%);
  • Bulgaria (dal 15% al 10%);
  • Estonia (dal 23% al 22%).

Il 2011 non presenta significative variazioni rispetto al 2010, con l’eccezione di Grecia (con una riduzione dell’aliquota pari a 4 punti percentuali) e Regno Unito (con una riduzione dell’aliquota pari a 1 punto percentuale).

In sintesi, l’aliquota d’imposta media sul reddito delle persone giuridiche presenta, nel 2010, una lieve diminuzione rispetto al 2009 (dal 23,5% al 23,3%); nel 2011 la riduzione è pari a 0.2 punti percentuali. Le aliquote d’imposta più elevate riguardano, rispettivamente, Malta (35%), Francia (34,4%) e Belgio (34%), mentre quelle “più basse” si registrano in Bulgaria e Cipro (10%) e in Irlanda (12,5%).

Tra il 2000 e il 2011, la riduzione più importante si rinviene in Bulgaria (dal 32.5% al 10,0%), Germania (dal 51,6% al 29,8%), Cipro (dal 29% al 10%) e Grecia (dal 40% al 20%).

Anche l’Italia, al pari degli altri Stati membri, è interessata dal suindicato trend. Se nel 2000, l’aliquota d’imposta sul reddito delle società era pari al 41,3%, nel 2011 si attesta al 31,4%, stabile rispetto al 2009 e al 2010 ma con una riduzione del 9,9% rispetto al 2000. Secondo il Rapporto della Commissione europea del 2013, l’aliquota d’imposta nominale italiana è pari al 27,5%.

L’aliquota d’imposta comunitaria media “passa” dal 31,9% nell’anno 2000 al 23,1% nel 2011, con una riduzione percentuale del 8,8. Più rilevante è il trend in diminuzione dei Paesi dell’area Euro, con una riduzione dell’aliquota d’imposta pari al 9,2% nel corso del periodo 2000-2010 e pari al 9% nel corso del periodo 2000-2011. Soltanto a Malta e in Ungheria si rinviene un andamento contrario. Mentre l’aliquota d’imposta maltese non presenta variazioni, quella ungherese, nel periodo 2000-2011 registra addirittura un aumento pari a 1 punto percentuale.

Il trend in aumento (sebbene di lieve entità) si registra, invece, in via generalizzata nel 2012 (Rapporto della Commissione europea del 2012) e nel 2013 (Rapporto della Commissione europea del 2013).

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