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Il taglio stipendi alla Camera fa un buco nell’acqua. Le cifre del bluff

Il taglio stipendi alla Camera fa un buco nell'acqua. Le cifre del bluff
Che fine ha fatto la riduzione degli stipendi alla Camera? stenografi da 259mila euro l’anno e consiglieri che superano i 290mila

I buoni propositi che accompagnano l’avvio di ogni nuova legislatura avrebbero voluto la riduzione dei privilegi (stipendi in primis) di chi lavora alle dipendenze dello Stato negli onorevoli palazzi della Capitale.
Su questa strada, infatti, la presidente della Camera, Laura Boldrini, si era impegnata a ridurre gli stipendi dei dipendenti interni a Montecitorio. Ma la proposta formulata, emersa dopo mesi di lavoro e raccontata dal settimanale L’Espresso, lascia perplessi: tagli complessivi del 3% e tutti in pensione prima, usufruendo delle ferie maturate negli anni precedenti.

La sforbiciata annunciata si è ridotta a una spuntatina che rischia di suscitare la consueta indignazione. Anche perché, gli stipendi delle maestranze alle dipendenze del Parlamento sono assai generosi e garantiscono ai lavoratori un trattamento privilegiato sotto diversi aspetti (numero di mensilità, indennità, ferie, previdenza…).

Complessivamente il personale della Camera (1.551 persone) ha assorbito 231 milioni per le retribuzioni e oltre 48 milioni di euro per i contributi previdenziali, mentre 217 milioni sono destinati agli assegni di pensione versati agli ex lavoratori.

Secondo quanto racconta il settimanale, la sfida di abbattere i costi di Montecitorio e soprattutto dei dipendenti ha fatto un buco nell’acqua. Le trattative sono state avviate, ma le buste paga sono state altresì egregiamente difese. Marina Sereni, vicepresidente della Camera, che ha in delega il dossier sulla riduzione dei costi, riferisce delle trattative con i dipendenti e mette le mani avanti: “Il comitato ha lavorato intensamente e sa che c’è la necessità di riformare secondo principi di maggior rigore finanziario un sistema retributivo che appare, nei difficili tempi che stiamo vivendo, ormai non più integralmente difendibile. E’ opinione del Comitato che non si possa vivere di solo rigore e di soli tagli anche perché in Parlamento da troppo tempo ormai si deve convivere con un contesto di continua emergenza che non consente di svolgere serenamente il proprio lavoro“.

E la serenità non ha prezzo, come emerge dalle cifre riportate dal quotidiano Libero, relative alle retribuzioni alla Camera:

ASSISTENTE
Primo anno: Imponibile fiscale di 34.559 euro, oneri previdenziali per 6.036 euro. Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 111.315 euro ed oneri previdenziali di 19.599 euro.

SEGRETARIO
Primo anno: Imponibile fiscale di 38.929 euro, oneri previdenziali per 6.093 euro. Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 133.267 euro ed oneri previdenziali di 23.483 euro.

OPERATORE TECNICO
Primo anno: Imponibile fiscale di 30.351 euro, oneri previdenziali per 5.293 euro. Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 111.315 euro ed oneri previdenziali di 19.599 euro.

IV LIVELLO
Primo anno: Imponibile fiscale di 38.929 euro, oneri previdenziali per 6.808 euro. Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 193.641 euro ed oneri previdenziali di 34.145 euro.

COLLABORATORE TECNICO
Primo anno: Imponibile fiscale di 30.619 euro, oneri previdenziali per 5.341 euro. Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 130.304 euro ed oneri previdenziali di 22.958 euro.

CONSIGLIERE
Primo anno: Imponibile fiscale di 64.815 euro, oneri previdenziali per 11.379 euro. Dopo 25 anni: Imponibile fiscale di 290.660 euro ed oneri previdenziali di 51.287 euro.

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