Lavoro

Il “sottotitolatore”: quale il corretto inquadramento previdenziale?

L'Inps, interrogato da più parti in merito, cerca di dare una risposta al corretto inquadramento, ai fini previdenziali, dei soggetti che svolgono attività di sottotitolatori. La difficoltà risiede nell'assenza di chiare indicazioni sia in ambito normativo che contrattuale
L’Inps, interrogato da più parti in merito, cerca di dare una risposta al corretto inquadramento, ai fini previdenziali, dei soggetti che svolgono attività di sottotitolatori. La difficoltà risiede nell’assenza di chiare indicazioni sia in ambito normativo che contrattuale

In ordine al corretto inquadramento, ai fini previdenziali, dei soggetti che svolgono attività lavorativa in qualità di “sottotitolatori“, l’Inps ha evidenziato che non sono disponibili né in ambito normativo né in ambito contrattuale precise indicazioni che consentano di identificare agevolmente gli elementi qualificanti il “sottotitolatore” in quanto tale.

Pertanto, al fine di individuare la gestione pensionistica di riferimento, devono essere analizzate, preliminarmente le attività poste in essere, concretamente, dai suddetti lavoratori, in applicazione del più generale principio secondo cui il criterio del nomen iuris adottato dalle parti non ha valore prevalente, dovendo la qualificazione medesima desumersi, oltre che dal dato formale, dalle concrete modalità della prestazione e di attuazione del rapporto.

Dall’esame delle prestazioni svolte, nello specifico, dai lavoratori di cui si tratta, si è riscontrato che le stesse si sostanziano, essenzialmente, nelle seguenti tipologie:

1. prestazioni che originano dall’ingegno e dalla creatività consistenti, in sintesi, nell’adattamento dei testi per la realizzazione del “sottotitolaggio”

Dette attività si estrinsecano, principalmente, nella realizzazione di didascalie per prodotti teatrali, lirici e audiovisivi, nella traduzione delle frasi degli attori con un linguaggio semplice e immediato, nel posizionamento dei testi redatti (solitamente nella parte bassa dell’immagine) seguendo il ritmo dei dialoghi e dei cambiamenti di scena, etc. L’Inps ritiene che dette attività confluiscano nelle mansioni peculiari di una specifica tipologia di lavoratori già iscritta al Fondo Pensioni lavoratori dello spettacolo (“Fpls”) quale, in particolare, quella dei dialoghisti/adattatori. Costoro risultano iscritti al Fpls per effetto della legge istitutiva del soppresso Enpals. Inoltre, il decreto del Ministro del Lavoro 15 marzo 2005 che ha adeguato, a partire dal 22 aprile 2005, l’elenco dei soggetti assicurati al Fpls – ha esplicitato la predetta figura professionale dei “dialoghisti e adattatori cinetelevisivi” in “dialoghista e adattatore cinetelevisivo e di audiovisivi” indicando con il termine audiovisivo il cinema, la televisione e gli altri analoghi strumenti di comunicazione (supporti fonografici, dischi laser, etc.).

Si aggiunge, altresì che il CCNL 30/01/2008, relativo al settore doppiaggio, definendo l’adattatore-dialoghista come “l’autore cui è affidato l’adattamento ovvero la traduzione e l’elaborazione in sincronismo ritmico e labiale, dei dialoghi di opere cinematografiche o assimilate straniere al fine di rendere nella lingua di destinazione lo spirito dell’opera” precisa, espressamente, che al medesimo soggetto può essere richiesto di realizzare i testi per i sottotitoli e che “la realizzazione del sottotitolaggio, consiste nell’adattamento dei testi secondo le norme EBU“. Ciò premesso, si può affermare, quindi, che i “sottotitolatori” che svolgono le attività sopra esplicitate, si collocano nella categoria più ampia dell’adattatore-dialoghista che, come evidenziato, pone in essere una tipologia di prestazioni poliedriche e complesse che possono essere svolte da un unico soggetto, ovvero da diversi soggetti, ciascuno per la parte di propria competenza (chi come adattatore-dialoghista, chi come realizzatore di sottotitoli), al fine di contribuire fattivamente alla creazione del relativo prodotto audiovisivo, teatrale, lirico, etc.

Pertanto, si ribadisce che, in considerazione della predetta corrispondenza dell’attività svolta, concretamente, dai suddetti sottotitolatori con quella propria di una specifica figura professionale iscritta presso il Fpls, sussiste l’obbligo assicurativo presso il citato Fondo Pensioni lavoratori dello spettacolo in qualità di “dialoghista e adattatore cinetelevisivo e di audiovisivi“, con codice qualifica ivs 044.

Si precisa, inoltre, per completezza, che i dialoghisti adattatori, nel cui alveo si annoverano i “sottotitolatori” svolgenti le prestazioni in oggetto, ponendo in essere – come sopra riportato – attività che originano dall’ingegno e dalla creatività quali, tra l’altro, la traduzione e l’adattamento dei dialoghi dei filmati destinati al doppiaggio, l’adattamento dei testi finalizzato al sottotitolaggio, etc., possono considerarsi titolari del diritto d’autore (in linea con le previsioni dell’art. 4, della legge 22 aprile 1941, n. 633 e con l’indirizzo interpretativo espresso, al riguardo, dall’Amministrazione Finanziaria). In considerazione della titolarità del predetto diritto, si aggiunge, per inciso, che i lavoratori dello spettacolo in oggetto possono beneficiare dello specifico regime previdenziale dei compensi percepiti a titolo di cessione dello sfruttamento del diritto di autore di cui all’ art. 43, co. 3, della legge n. 289/2002. Naturalmente l’applicazione del particolare trattamento contributivo introdotto dalla citata legge sottende la presenza di tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente (cfr. circ. ENPALS n. 1/2004).

2. prestazioni consistenti nella mera immissione e digitazione dei sottotitoli

Laddove dall’esame dell’attività svolta dai “sottotitolatori” risulti che la stessa consista nella mera immissione e digitazione dei sottotitoli per la televisione, il cinema, etc., i suddetti lavoratori, non potranno essere iscritti al Fpls in qualità di dialoghisti/adattatori. Infatti, risulta, in tale fattispecie, assente, il profilo oggettivo necessario per integrare la categoria professionale di cui al citato codice qualifica 044, che prevede, appunto, che la relativa attività si realizzi in prestazioni che originano dall’ingegno e dalla creatività dei soggetti che le pongono in essere.

Pertanto, al fine di individuare, correttamente, la gestione pensionistica di riferimento bisogna indagare la forma in cui si estrinseca lo svolgimento del relativo rapporto di lavoro:

  • lavoratori che svolgono l’attività sulla base di un rapporto di natura subordinata. In tale ipotesi, qualora il datore di lavoro rientri tra quelli codificati, dalle leggi vigenti, come imprese di spettacolo la competenza assicurativa viene demandata al Fpls. A tal riguardo, si richiamano, a titolo esemplificativo, le imprese radiofoniche, televisive o di audiovisivi che dovranno assicurare tutto il personale dipendente presso il citato Fpls e, pertanto, anche gli eventuali lavoratori subordinati che svolgono attività di “sottotitolaggio” intesa come mera immissione e digitazione dei sottotitoli (cfr. “dipendenti delle imprese radiofoniche, televisive o di audiovisivi” con codice qualifica ivs 201). Di contro, laddove il settore di appartenenza del datore di lavoro differisca da quello dello spettacolo vige l’obbligo assicurativo presso il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti.
  • lavoratori che svolgono l’attività sulla base di una delle diverse fattispecie di lavoro autonomo, ivi inclusa la prestazione professionale resa da soggetto titolare di partita Iva. Nel caso di cui si tratta, si configura, nel rispetto del regime generale, l’obbligo di iscrizione alle apposite Gestioni istituite presso l’Istituto (Gestioni previdenziali dei Lavoratori Autonomi, Gestione Separata di cui all’art. 2, L. n. 335/1995).

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