Italia

Il sogno della «sympathy-tax», l’imposta che può anche ridursi

Quanti giorni devono lavorare gli italiani, in un anno, per pagare le tasse? Nel 2012 la clessidra si era fermata al 3 luglio. Quest'anno si dovrà lavorare ancora di più, fino al 10 luglio, per finire di pagare tutte le tasse e cominciare a mettere da parte i proventi del lavoro
Pagando le tasse si compra democrazia. Ma perché da queste parti il conto è sempre più salato?

Sarà anche vero, come disse quel miliardario americano, che «pagando le tasse si compra democrazia». Ma perché da queste parti il conto è sempre più salato? Capisco che non si possa acquistare democrazia a basso costo, chessò, dalla Cina o da qualche altro paese emergente, ma non è nemmeno tanto accettabile che ogni anno ci sia qualcuno che ritocca all’insù le richieste.

Prima bussa il Comune, dolendosi perché lo Stato gli ha tagliato i fondi e presentando quindi parcelle via via più fantasiose: prima casa, seconda casa, tariffa rifiuti, tassa rifiuti, imposta di soggiorno ecc. E un’addizionalina Irpef, tanto per non farsi mancare nulla.
A ridosso, bussa la Regione, che si duole per gli stessi motivi e che quindi dà un’altra pescata addizionale all’Irpef e poi, se del caso, carica con l’Irap.
E infine – si accomodi, la aspettavo – passa lo Stato, con l’Irpef madre di tutte le addizionali e con sorella Ires.

Una questua doverosa, ci mancherebbe (anche se in diversi, mi pare, riescono a non farsi trovare in casa) ma poco piacevole e soprattutto in costante crescita. Se il Pil nazionale tenesse lo stesso passo, potremmo avere una crescita tra il 6 e l’8% ogni anno, a giudicare da come è andato il gettito dal 2003 a oggi: +80% per il prelievo sugli immobili (comunque lo vogliate chiamare), +71% per l’addizionale comunale, +58% per l’Ires. Roba da fare invidia ai Brics.

A scorrere le cifre che vedete qui sopra, si comprende perché sull’Imu ci siano state e ci siano tuttora così tante tensioni.
E magari si potrebbe fare qualche ragionamento correlando il calo delle vendite di auto con l’incremento di gettito del 62% delle tasse connesse. Ma, con pazienza e rassegnazione, va detto, si è sempre pagato (almeno, molti lo hanno fatto) e i pochi segni meno nell’andamento del gettito sono perlopiù quelli connessi ai consumi: Iva, carburanti, polizze. Potendo scegliere, insomma, pagherei meno.
Anche perché, nel conto complessivo, vanno considerate le tasse che aspettano fuori dalla porta di casa, come i prelievi salutisti su tabacco, alcolici e giochi (per riportarmi sulla retta via o per colpirmi nelle mie debolezze?) e quelle che vengono sparpagliate qua e là e fatte riscuotere da terzi: dalle banche, dagli uffici pubblici, dai notai, dai benzinai… Così la questua prosegue e cresce, cresce sempre.

Ora – nel ricordare a tutti i miei questuanti che il portafoglio è sempre uno, sempre lo stesso – vorrei avanzare una piccola richiesta: tra una riforma e l’altra, non ci sarebbe il modo di inserire una tassa minimamente simpatica? Che magari non cambiasse le regole a ogni scadenza di versamento (come l’Imu, primatista mondiale delle correzioni in corso d’opera) o che non mi colpisse a settembre per il gennaio precedente (come .. vabbe’, lasciamo perdere, sarebbe un elenco sterminato) o che non avesse imponibili calcolabili solo dalla Nasa e dall’Agenzia delle Entrate? Visto che negli ultimi anni vi piace parlare inglese, si potrebbe pure chiamarla «sympathy-tax». Presupposto dell’imposta: bisogna pagarla e basta. Meglio la sincerità che un fragile pretesto.
Ma con una caratteristica fondamentale: la «sympathy-tax» dovrebbe prevedere, per legge, anzi per Costituzione, anzi per bolla papale, che un giorno o l’altro potrebbe perfino diminuire. Che sogno.

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