Diritto

Il sindaco non risponde per le spese di conciliazione con il dipendente

Il sindaco non risponde per le spese di conciliazione con il dipendente
Non è responsabile di danno erariale il Sindaco del Comune che deve sostenere le spese per la sottoscrizione dell’atto di conciliazione davanti al giudice del lavoro con il dipendente sospeso e a cui erano state cambiate le mansioni

Non è responsabile di danno erariale il Sindaco del Comune che deve sostenere le spese per la sottoscrizione dell’atto di conciliazione davanti al giudice del lavoro con il dipendente sospeso e a cui erano state cambiate le mansioni. Manca, infatti, la prova del nesso di casualità tra la condotta tenuta dall’ente locale e l’esborso di denaro derivante.

A stabilirlo è stata la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Lombardia, con la sentenza n. 221 depositata il 18 settembre 2013.

IL CASO

A seguito di una denuncia penale nei confronti di un dirigente del settore polizia locale del Comune, il sindaco lo ha sospeso dal servizio per 30 giorni. Successivamente è stato sospeso il procedimento disciplinare nei confronti del dipendente in attesa degli sviluppi e della definizione del procedimento penale. Allo stesso tempo è stata disposta la sua riammissione in servizio ma con un diverso incarico rispetto a quello precedentemente ricoperto. Il dirigente ha instaurato un procedimento cautelare (articolo 700 del Codice di procedura civile) in Tribunale per la riassegnazione del vecchio incarico ed i giudici accoglievano la domanda con condanna del Comune alle spese di lite. È stata, quindi, introdotta la fase di merito del giudizio, che si concludeva con l’ordine del Tribunale all’amministrazione di reintegrare in servizio il ricorrente, rimettendo la causa in istruttoria per la quantificazione dei danni.

A questo punto le parti hanno trovato un accordo e il procedimento si è chiuso in via conciliativa, con il riconoscimento al ricorrente dei danni non patrimoniali, pari a 30mila euro, conseguenti all’illegittima rimozione dall’incarico di dirigente della polizia locale. Sulla base di tali circostanze la Procura erariale ha ravvisato la responsabilità amministrativa del sindaco visto che – come riconosciuto dal Tribunale – la sospensione dal servizio del dirigente era stata determinata non per cause contrattualmente previste, ma piuttosto per motivi di opportunità, in considerazione della gravità degli addebiti contestati e della pendenza di un procedimento penale che lo vedeva imputato. Inoltre il pubblico ministero contabile ha sostenuto che la responsabilità del sindaco derivasse anche dal demansionamento del dipendente operato con l’assegnazione di un nuovo incarico dopo la sospensione. Tali comportamenti avevano determinato un danno per il Comune che era stato costretto a sostenere le spese legali per i relativi procedimenti giudiziali nonchè a corrispondere il suindicato risarcimento al dirigente.
La difesa ha sostenuto la legittimità dell’operato del sindaco e l’assenza di dolo o colpa grave, anche considerando che il convenuto aveva operato nell’ambito del proprio potere discrezionale.

LA DECISIONE

La Corte dei Conti ha assolto il convenuto non ritenendo sussistenti gli elementi essenziali costitutivi della responsabilità amministrativa. Nonostante il Tribunale avesse riconosciuto le ragioni del dipendente che aveva proposto ricorso, i giudici contabili hanno ritenuto che la mera eventuale illegittimità dell’atto non è da sola sufficiente a fondare la responsabilità per danni. Pertanto tale illegittimità connessa alla violazione di norme, «non è di per sé produttiva di danno costituendone semmai un indice rivelatore, non univoco se isolatamente considerato, e di conseguenza il danno, inteso come elemento costitutivo della responsabilità, deve formare necessariamente oggetto di prova». Quest’ultima però non risultava raggiunta nel caso in esame.

LE SOMME CORRISPOSTE

Per quanto riguarda le somme corrisposte dal Comune al dipendente per il ristoro del pregiudizio non patrimoniale patito a causa degli atti del Sindaco, i giudici hanno ritenuto insussistente il nesso causale tra la condotta tenuta dal convenuto e l’esborso di denaro derivante dalla sottoscrizione dell’atto di conciliazione. Infatti quest’ultima è avvenuta dietro un parere favorevole reso dalla difesa legale appositamente incaricata dalla giunta comunale di assistere il Comune nel contenzioso instaurato dal dipendente. Di conseguenza tale scelta non può considerarsi la diretta conseguenza degli atti del Sindaco contestati dal dirigente.

L’EQUIVALENZA DI MANSIONI

La Corte dei Conti ha, inoltre, ritenuto che vi fosse una sostanziale equivalenza fra le due mansioni svolte dal dirigente prima e dopo la sospensione: pertanto non era ravvisabile alcuna responsabilità del Sindaco per la scelta compiuta.
Pertanto, per la configurazione della responsabilità amministrativa, non è sufficiente che venga riconosciuta l’illegittimità di un provvedimento nei confronti del dipendente, ma è necessario che la Procura contabile dimostri che il danno erariale sia la diretta conseguenza di tale provvedimento.

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